Friuli Venezia Giulia

No carne di maiale nelle scuole di Pordenone: menù più ‘inclusivo’

16 ottobre 2026 – ore 20:25 – Le mense scolastiche della provincia di Pordenone non serviranno più carne di maiale. La notizia, riportata dal Gazzettino e immediatamente ripresa da numerose testate giornalistiche, regionali e non solo, è ora al centro di un dibattito che ha a che fare solo in parte con la sfera nutrizionale. Per gli alunni della provincia di Pordenone, il menù 2026/2027 non prevede braciola di maiale, né pasta all’amatriciana, e neppure il prosciutto di San Daniele, eccellenza della tradizione regionale. Trovano spazio, invece, pietanze quali pollo al curry e cous cous. Secondo quanto riportato da Ansa FVG, l’obiettivo del provvedimento sarebbe quello di proporre pietanze più “inclusive”, ispirate a tradizioni gastronomiche differenti o comunque attente alle esigenze alimentari degli studenti, nel rispetto delle diverse prescrizioni legate alle tradizioni religiose, come, ad esempio, quella musulmana.

Perché cambiare menù?

La scelta appare giustificata, almeno in parte, dal numero consistente di studenti stranieri che frequentano le scuole del territorio. Come sottolinea Il Gazzettino, la percentuale di alunni stranieri presenti a Pordenone raggiunge quota 20,9%, superando di molto la media nazionale, pari all’11,6%. Negli istituti comprensivi della città, si arriva addirittura al 30%. Tuttavia, la modifica del menù scolastico in provincia di Pordenone non sembra basarsi unicamente su una questione di carattere etnico, etico e religioso. Le linee di indirizzo della Regione Friuli Venezia Giulia per la ristorazione scolastica, aggiornate al 2025, raccomandano quanto segue: “Va preferita la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), limitando la carne rossa (bovino e suino)”. La limitazione del consumo di carne rossa, e dunque anche di suino, rientra nelle direttive imposte dalla Regione. Limitazione, beninteso: la rimozione di tale alimento dal menù scolastico non era prevista dalle linee guida regionali.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento da considerare: mentre la carne di maiale viene tolta dal menù, hamburger e spezzatino di bovino, pur sempre carne rossa, continuano a riempire i piatti degli studenti del pordenonese. Inoltre, come riporta Il Gazzettino, nella scuola primaria di Spilimbergo è ancora possibile mangiare carne di maiale su richiesta, ad esempio facendo aggiungere prosciutto cotto alla pizza, o prosciutto San Daniele DOP nelle lasagne al forno. Nello stesso istituto, i bambini possono assaggiare pollo al curry e cous cous. Al contrario, a Pordenone, Sacile e San Vito al Tagliamento i piatti a base di maiale spariscono del tutto: in compenso, si possono ancora gustare altre pietanze della tradizione friulana, come ad esempio il frico. La scelta di rinunciare proprio alla carne di maiale non è stata adottata uniformemente dai Comuni del Pordenonese: una disparità che rende difficile giustificare il provvedimento sulla base di motivazioni esclusivamente nutrizionali.

Una scelta sbagliata?

Le critiche, naturalmente, non sono mancate. In merito ai nuovi menù scolastici del Pordenonese, alcuni esponenti del centrodestra regionale hanno duramente contestato l’esclusione della carne suina a favore di ricette di altre culture. La consigliera della Lega Lucia Buna ha definito il provvedimento “una scelta sbagliata”, poiché “il pollo al curry e il cous cous possono trovare posto nei menù, ma non a scapito dei piatti della nostra cucina”. Sospettando che dietro la decisione “le ragioni culturali o religiose non siano solo uno spunto”, Buna ha ribadito che “l’integrazione non può consistere nel togliere i nostri piatti perché ci sono bambini che seguono altre tradizioni”, sottolineando che “l’integrazione funziona se è reciproca: chi cresce qui deve conoscere anche la cultura del territorio che lo accoglie”.

Sulla stessa linea il consigliere di Fratelli d’Italia Stefano Balloch, che ritiene “profondamente sbagliato” escludere “prodotti che rappresentano la storia, la cultura e l’identità alimentare del nostro territorio”, come il prosciutto di San Daniele. Pur riconoscendo il rispetto delle diverse sensibilità religiose come “un principio sacrosanto”, Balloch ha proposto di “garantire alternative alimentari a chi ne ha necessità, senza eliminare per tutti alimenti che appartengono alla nostra cultura”, concludendo che “accogliere e rispettare le culture degli altri non significa cancellare la nostra” e chiedendo che “queste decisioni vengano chiarite e rivalutate”.

La posizione del Comune di Pordenone

Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha smentito qualsiasi intervento dell’amministrazione comunale, chiarendo che “dal Comune di Pordenone non è mai partita alcuna direttiva, né alcuna indicazione, per escludere la carne di maiale dalle mense scolastiche”. La composizione dei menù dipende infatti dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo) e risponde esclusivamente a “scelte di carattere nutrizionale”, dettate dall’indicazione “di privilegiare gli alimenti biologici”, indicazione difficile da rispettare nel caso della carne suina, e di “limitare gli insaccati in quanto prodotti trasformati”.

Basso ha inoltre definito il pasto a scuola “un momento educativo a tutti gli effetti”, precisando che “offrire piatti alternativi per rispettare i diversi precetti religiosi è legittimo e giusto, a patto che le tradizioni della nostra terra restino pienamente al loro posto, sulle tavole di tutti”, poiché “conoscere la cultura del luogo in cui si cresce, a partire dalla tavola, è il primo passo per sentirsene parte”. Pertanto, il primo cittadino ha annunciato l’apertura di un tavolo con l’Azienda sanitaria per coniugare la tutela della salute con la valorizzazione delle eccellenze locali, come il prosciutto di San Daniele e i salumi friulani, che “fanno parte della nostra storia e della nostra identità”, anticipando la richiesta formale affinché “nei menù trovi posto una parte dedicata alle tradizioni e ai cibi tipici del Friuli Venezia Giulia, insaccati compresi, proposti con la giusta misura che un’alimentazione equilibrata richiede”.

Articolo di Benedetta Marchetti




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