Lazio

tra carovita e pieno alle stelle

I motorini parcheggiati a spina di pesce, i cubi termici adagiati a terra e quella sensazione diffusa che il conto, alla fine, lo paghino sempre gli ultimi della filiera.

Nella mattinata di oggi, martedì 13 ottobre, il piazzale di Piazza Vittorio si è trasformato nell’epicentro della protesta dei lavoratori delle consegne a domicilio.

Una manifestazione promossa dal Nidil Cgil Roma e Lazio per puntare i riflettori su una realtà quotidiana fatta di compensi ridotti al lumicino, costi di gestione insostenibili e tutele praticamente inesistenti.

Sul banco degli imputati non c’è solo il meccanismo delle piattaforme digitali, ma un’inflazione galoppante che sta prosciugando i guadagni di chi macina decine di chilometri al giorno nel traffico capitolino.

La trappola del pieno e le corse extra-large

A strozzare le entrate dei fattorini è soprattutto l’impennata dei costi vivi. Per chi si muove su due ruote motorizzate, il caro-benzina è diventato una tassa fissa non più sostenibile: ogni litro di carburante erode direttamente il margine di profitto di una corsa, spesso retribuita con manciate di euro a fronte di tragitti che attraversano interi settori urbani.

Le rivendicazioni portate in piazza delineano una mappa delle criticità ben precisa:

Spese interamente a carico del lavoratore: Mezzo di trasporto, manutenzione meccanica, carburante e copertura assicurativa gravano unicamente sulle spalle di chi guida.

Paghe da fame e inflazione: Paga oraria e gettone per singola consegna rimangono congelati, mentre il costo della vita nella Capitale continua a salire.

Km illimitati senza rimborsi: L’algoritmo assegna tratte sempre più estese senza riconoscere un’adeguata indennità chilometrica o un ristoro per i tempi morti passati nel traffico.

Cgil all’attacco: “Un settore milionario che vive sul lavoro povero”

Dai microfoni del presidio, i rappresentanti sindacali hanno denunciato le distorsioni di un comparto economico in costante espansione che continua però a scaricare il rischio d’impresa sull’anello più debole della catena.

«Non è più ammissibile che un comparto strategico e in forte crescita come quello del food delivery basi il proprio modello di business sullo sfruttamento, sulla mancanza di protezioni minime e sul vuoto normativo» tuonano i dirigenti del Nidil Cgil. «Chiediamo a gran voce un Contratto Collettivo Nazionale che metta ordine in questa giungla contrattuale, garantendo un salario dignitoso, sicurezza reale sul lavoro e diritti certi».

Verso il corteo di sabato 17 ottobre

Il flash mob dell’Esquilino rappresenta soltanto il prologo di una vertenza più ampia che varca i confini regionali.

Il Nidil ha lanciato una chiamata alle armi rivolta alla cittadinanza, agli utenti delle app e ai movimenti sociali per far sentire la propria voce contro la precarietà diffusa.

L’appuntamento chiave è fissato per sabato 17 ottobre, quando a Roma sfilerà il corteo nazionale per rivendicare dignità lavorativa, sicurezza sulle strade e lo stop ai ricatti degli algoritmi reputazionali.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »