Cultura

“Sembriamo dei tipi delicati, tutti truccati, ma in realtà siamo molto tosti”

I Duran Duran si preparano a celebrare Halloween con un nuovo spettacolo speciale, in programma il 31 ottobre alla O2 Arena di Londra. Un appuntamento ormai diventato una tradizione per la band britannica, che negli ultimi anni ha trasformato la ricorrenza in un’occasione per reinventare il proprio repertorio, sperimentare travestimenti e scenografie spettacolari e concedersi qualche incursione nel catalogo di altri artisti. In una lunga intervista concessa ad Alexis Petridis per il quotidiano britannico The Guardian, Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor hanno ripercorso la loro carriera, dagli eccessi degli anni 80 alla capacità di sopravvivere ai cambiamenti dell’industria musicale, raccontando anche il loro rapporto con la fama e con il passare del tempo.

L’idea degli spettacoli di Halloween nacque quasi per caso nel 2022, quando i Duran Duran si stavano preparando alla cerimonia d’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame. Una data disponibile a Las Vegas proprio il 31 ottobre suggerì a Nick Rhodes di organizzare qualcosa di diverso dal solito concerto. Nacque così uno show con costumi, atmosfere gotiche e cover come “Bury A Friend” di Billie Eilish e “Psycho Killer” dei Talking Heads. Il successo dell’esperimento portò a nuove esibizioni a New York e Manchester e soprattutto all’album “Danse Macabre” del 2023, al quale partecipò anche l’ex-chitarrista Andy Taylor, nonostante la grave malattia che aveva reso pubblica proprio in occasione dell’ingresso della band nella Hall of Fame.
Gli spettacoli sono diventati progressivamente più elaborati, tra effetti pirotecnici, ballerini e mangiafuoco. Simon Le Bon, pur confessando di non amare particolarmente Halloween, si è lasciato coinvolgere dal gioco dei travestimenti: è stato un lupo mannaro, il fantasma di un capitano di marina, una sorta di incrocio tra Mad Max e una mummia e persino una medusa. Per il prossimo concerto londinese vorrebbe ispirarsi a Shiva il Distruttore.

Dietro questa vena teatrale c’è anche una nuova libertà espressiva, conquistata dopo decenni trascorsi sotto i riflettori. “Non me ne frega niente di quello che la gente pensa di me”, ha dichiarato Le Bon al “Guardian”. “Non parlo a nome di tutta la band, sono sicuro che ad alcuni importi ancora, ma io faccio semplicemente quello che faccio”. Ripensando agli anni del successo planetario, i musicisti hanno ricordato come l’immagine patinata dei Duran Duran abbia spesso oscurato il loro senso dell’umorismo. Secondo Rhodes, il pubblico e la critica non sempre compresero l’ironia che attraversava i loro videoclip, da “Rio” ad “A View To A Kill”. Cresciuti con i Monty Python e le grandi commedie televisive britanniche degli anni 70, i componenti del gruppo non si sono mai presi completamente sul serio, neppure quando dominavano le classifiche mondiali.
Del resto, l’ambizione e il glamour erano parte integrante del progetto fin dagli esordi. Le Bon ricorda una conversazione con John Taylor, poco dopo essere entrato nella formazione, quando espresse qualche preoccupazione per la credibilità alternativa del gruppo. La risposta del bassista fu illuminante: “Simon, i Duran Duran hanno più o meno la stessa credibilità di strada di Chanel N° 19”. Il cantante capì allora che quella sarebbe stata la loro strada, lontana dall’ortodossia punk e dalle convenzioni del rock più impegnato.

Il successo di “Rio” nel 1982 trasformò i Duran Duran in un fenomeno mondiale, tra videoclip girati in località esotiche, yacht, abiti firmati, frequentazioni con Andy Warhol e modelle internazionali. Un universo di lusso e celebrità che attirò anche le attenzioni della stampa scandalistica, contribuendo a costruire un’immagine spesso liquidata come superficiale. Ma i Duran Duran rivendicano una tempra ben diversa da quella suggerita dal loro aspetto: “Sembriamo dei tipi delicati, tutti truccati, ma in realtà siamo molto tosti”. Una dichiarazione che riassume il paradosso della loro carriera: dietro l’eleganza, il trucco e l’immagine da idoli pop si nasconde una band capace di resistere alle critiche, alle mode passeggere, ai periodi di declino commerciale e alle difficoltà personali, continuando a reinventarsi senza perdere la propria identità.
A oltre quarant’anni dall’esplosione della Duranmania, la band continua così a rivendicare il diritto di divertirsi e di sfuggire alle aspettative altrui. Gli spettacoli di Halloween, con la loro miscela di nostalgia, autoironia e gusto per la trasformazione, rappresentano forse la sintesi più efficace di questa filosofia: non rinnegare il proprio passato, ma continuare a reinventarlo senza preoccuparsi troppo di apparire alla moda.

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