Ex Ilva, sciopero e corteo degli operai di Cornigliano. Palombo (Fiom): “Non paghiamo colpe non nostre”
Genova. Potrebbe essere l’ultima lotta per l’ex Ilva di Genova, quella che si apre oggi, 12 ottobre, in una settimana che si annuncia caldissima sul fronte della protesta. Davanti alla portineria della fabbrica di Cornigliano i lavoratori, con i sindacati, si sono dati appuntamento nel giorno dello sciopero nazionale per un’assemblea.
“Marciamo verso la prefettura”, ha detto alla fine dell’assemblea Armando Palombo, rsu ex Ilva e leader della Fiom. Come previsto, visto il dispiegamento di ruspe e altri mezzi da lavoro parcheggiati davanti all’ingresso dello stabilimento da prima dell’alba, la protesta si è tradotta in un corteo in direzione del centro città.
Molti politici sono arrivati a Cornigliano per offrire solidarietà ai lavoratori: il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il vicesindaco Alessandro Terrile, diversi parlamentari, consiglieri regionali, esponenti di partito. La sindaca Silvia Salis ha poi raggiunto i lavoratori in corteo.

Marco Bucci e Armando Palombo
L’obiettivo di queste presenze è dare rilievo politico, appunto, nazionale alla battaglia dei lavoratori sperando in una mossa del governo per cambiare le carte in tavola rispetto alle strategie dichiarate dall’azienda.
Al corteo, da Cornigliano al centro, hanno aderito anche i portuali del Calp – che hanno acceso fumogeni stazionando sulla passerella tra via Cantore e il Matitone, e gli studenti del Gobetti, che da questa mattina occupano la scuola nell’ambito di una mobilitazione nazionale.

I portuali del Calp

Gli studenti del Gobetti occupato
D’altronde il momento è cruciale: mai prima d’ora, infatti, era stata messa nero su bianco la data in cui gli impianti di Cornigliano si dovrebbero fermare: 15 novembre, secondo la comunicazione ufficiale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Uno stop “temporaneo”, sulla carta, come conseguenza del decreto della Corte d’appello di Milano che spegne definitivamente l’area a caldo di Taranto senza nemmeno attendere l’esito del ricorso.
Bucci: “Non vogliamo che Genova chiuda, portare i coils”
“Oggi è una giornata importante perché noi vogliamo che da Genova arrivi un messaggio molto chiaro – le parole del presidente della Regione Liguria Marco Bucci – noi non vogliamo la chiusura della fabbrica, noi vogliamo che la fabbrica continui a lavorare perché la fabbrica fa un prodotto che è altamente richiesto, che noi importiamo dall’estero, e quindi sarebbe assolutamente sciocco che noi non fossimo in grado di fare questo prodotto. Questo vale per Cornigliano, vale anche per Novi, vale per la Cornigliano”.

Salis saluta gli operai sulle ruspe
“Nel mondo c’è grande disponibilità di coils e quindi abbiamo chiesto sia al sottosegretario Mantovano sia al ministro Urso di poter prevedere un acquisto all’estero di coils da portare qui oppure addirittura in qualche altro modo attraverso anche fornitori italiani, non soltanto dall’estero, che possono portare coils su cui poter lavorare. Questo è l’obiettivo”, continua Bucci.
Salis: “Genova da sola può farcela anche senza Taranto”
“La nostra non è una presenza simbolica, ma sostanziale – ha aggiunto la sindaca di Genova Silvia Salis – non siamo davanti a un gioco a perdere, ma a un gioco che deve essere giocato, c’è un mercato che richiede le lavorazioni che vengono effettuate allo stabilimento di Genova per cui nessun motivo per fermarlo, lo stabilimento funziona, i lavoratori ci sono, manca la materia prima che deve essere acquistata sul mercato internazionale per poi essere rivenduta. Basterebbe un accordo internazionale per l’approvvigionamento. Genova può farcela, da sola, anche senza Taranto, ed è quello che rivendichiamo oggi”. Ieri la sindaca ha scritto una lettera al ministro Urso per ribadire questo concetto.
Durante il suo intervento l’rsu ex Ilva Armando Palombo, da anni figura chiave della lotta a Cornigliano, ha parlato chiaro: “Non vogliamo pagare colpe non sono nostre. Capiamo, e verificheremo, se la magistratura chiuderà davvero Taranto, ma Genova può e deve continuare a produrre. Siamo anche felici che ci siano le istituzioni vicine a noi, il Comune e la Regione in questo caso. Siamo contenti perché anche loro hanno capito, credo, che chiudere un impianto come quello di Genova è una un delitto”.
Palombo: “Non pagheremo per colpe che non abbiamo”
“Mesi fa annunciai che se Taranto affonda, non vogliamo affondare con loro. Non era rivolta ovviamente ai lavoratori. Però qui sta affondando e allora noi dobbiamo trovare il piano B. E il piano B è che arrivino dei rotoli. Chi gestisce questa azienda ha avuto dieci mesi di tempo. La Rsu ieri ha scritto una lettera anche in risposta a quella dei commissari, dove spieghiamo perché si possono prendere i rotoli. È semplice? No, ma non è impossibile”.

L’assemblea dei lavoratori a Cornigliano
Terrile: “Non aver trovato un piano b è un crimine”
In assemblea ha parlato anche il vicesindaco di Genova, Alessandro Terrile: “Inaccettabile che in dieci mesi non si sia trovato un piano B. Genova, Novi, gli stabilimenti del Nord possono andare avanti anche senza la produzione di Taranto. E questa è una questione che va risolta in queste ore. Non aver costruito in questi mesi una soluzione per approvvigionare gli stabilimenti del Nord è un crimine, è un non-senso politico, è un non-senso industriale, è un non-senso giuridico. Questi stabilimenti possono lavorare se si trovano le bramme e i coils sul mercato”.
Stefano Bonazzi Segretario, generale Fiom Cgil Genova, ha dichiarato: “I lavoratori sono in lotta per dire che non vogliono ammortizzatori sociali ma lavoro, perché gli impianti genovesi se adeguatamente alimentati possono lavorare a pieno regime. La scelta surreale e scellerata di dichiarare lo stop di tutti gli impianti di Acciaierie d’Italia il 15 novembre è inaccettabile. Perché la Corte di cassazione dovrà pronunciarsi dopo il 20 ottobre, ma soprattutto perché nonostante la chiusura dell’area a caldo di Taranto gli impianti del nord possono continuare a lavorare”.
Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha commentato la lettera inviata qualche giorno fa dai commissari di Acciaierie d’Italia, quella in cui si parla dell’impossibilità di tenere aperte le fabbriche di Genova e Novi: “Dichiarazioni scellerate, vengano ritirate e sostituite da un piano di strategia chiaro che dia continuità allo stabilimento. In questa lotta siamo affiancati da tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo e auspichiamo che in giornata ci sia il ritiro di quella lettera e l’annuncio di un’attività di continuità industriale, che è quello che ci si deve aspettare”.
“Oggi è l’ennesima giornata di lotta per salvaguardare i posti di lavoro, la siderurgia e l’industria italiana. Servono risposte chiare e concrete, a partire da un piano industriale preciso per lo stabilimento di Genova Cornigliano per garantirne da subito la continuità produttiva”, spiegano il segretario generale Cisl Liguria Luca Maestripieri, il responsabile Cisl Genova Marco Granara e il segretario generale Fim Cisl Liguria Christian Venzano.
“In gioco non ci sono soltanto migliaia di posti di lavoro: la situazione dell’ex Ilva sta decidendo il futuro della siderurgia italiana e dell’autonomia manifatturiera del nostro Paese, sempre più esposto alla dipendenza dalle forniture estere, così come già accade per l’energia, con costi superiori del 30%, e per l’approvvigionamento delle materie prime. Rilanciare la siderurgia significa creare le condizioni per sostenere numerosi settori industriali del nostro Paese, rafforzare la filiera produttiva nazionale, generare economia reale e garantire un futuro industriale e occupazionale allo stabilimento di Cornigliano e ai suoi lavoratori”, concludono.
Questa mattina anche i deputati liguri del Partito Democratico Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino sono scesi in piazza con i lavoratori: “La situazione richiede risposte immediate, non altri rinvii. Il Governo e i commissari straordinari devono individuare tutte le soluzioni necessarie per garantire l’approvvigionamento di coils e bramme e sospendere la procedura di fermata. Non si possono mettere a rischio migliaia di posti di lavoro lungo la filiera”.
Anche una delegazione di Italia Viva, con la senatrice Anna Maria Furlan e il coordinatore regionale Eugenio Musso, e il coordinatore Matteo Calcagno hanno partecipato questa mattina all’assemblea dei lavoratori: “La tutela del lavoro, il rilancio della siderurgia e la sostenibilità ambientale devono essere parte di un’unica strategia. Non possiamo continuare a gestire una crisi strutturale attraverso soluzioni temporanee, lasciando lavoratori e imprese senza certezze sul futuro. Difendere Cornigliano significa difendere il lavoro, le competenze e il futuro industriale di Genova. Su questo è necessario il massimo impegno di tutte le istituzioni”.
