Liguria

Medicina, il 14 e 15 ottobre a Genova il convegno della Società italiana di terapia antinfettiva


Genova. I batteri resistenti agli antibiotici circolano ormai, oltre che negli ospedali, anche sul territorio, nelle rsa e nella comunità, rendendo sempre più complessa la gestione di infezioni frequenti come quelle urinarie, respiratorie, addominali o del sangue. Per contrastare questa emergenza servono diagnosi più rapide, appropriatezza prescrittiva, terapie mirate e una stretta collaborazione tra specialisti, medici di medicina generale, farmacisti e servizi territoriali.

Sono questi alcuni dei messaggi al centro della Htide Conference – Hot Topics in Infectious Diseases, congresso internazionale in programma a Genova il 14 e 15 ottobre, presieduto da Matteo Bassetti, presidente Sita, Società italiana di terapia antinfettiva.

Secondo i dati più recenti della sorveglianza AR-ISS coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia le percentuali di resistenza restano elevate. Nel 2024 la resistenza alle cefalosporine di terza generazione in Escherichia coli è salita al 27,7%, rispetto al 26,7% del 2023; per Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi si osserva una riduzione rispetto all’anno precedente, ma il valore resta pari al 24,0%. La stessa sorveglianza ha inoltre ampliato il monitoraggio alle urinocolture, confermando la rilevanza delle infezioni urinarie da batteri resistenti anche fuori dai setting più strettamente ospedalieri.

“L’Italia resta tra i Paesi europei più esposti all’antimicrobico-resistenza – sottolinea Matteo Bassetti, presidente Sita e chairman della Htide Conference – gli antibiotici che per anni sono stati farmaci di riferimento, come i carbapenemi, sono sempre meno efficaci contro diversi microrganismi resistenti. Una recente analisi condotta nel nostro Paese ha evidenziato che quasi il 60% delle terapie antibiotiche utilizzate nei pazienti critici con infezioni da germi resistenti ai carbapenemi risulta inappropriata. Questo significa che troppe volte partiamo tardi, partiamo male o utilizziamo farmaci, dosaggi, tempi e modalità non adeguati. Serve un cambio di paradigma”.

Le direttrici su cui la Sita ritiene necessario intervenire sono tre: diagnosi rapida, durata corretta delle terapie e appropriatezza dell’antibiotico scelto.

“La prima leva è la diagnostica – prosegue Bassetti – Dobbiamo ridurre il ricorso alla terapia empirica quando non è necessaria e arrivare prima all’identificazione del patogeno. Questo vale in ospedale e sul territorio. Il Decreto Gemmato e l’evoluzione della farmacia dei servizi vanno in una direzione importante: avvicinare il cittadino alla diagnosi, all’interno di percorsi regolati e in raccordo con medici e specialisti, favorendo un miglior uso degli antibiotici e una riduzione dei trattamenti inutili. Medici e farmacisti possono diventare alleati nella lotta all’antimicrobico-resistenza”.

“Per quanto riguarda la durata appropriata delle terapie – prosegue Bassetti – il problema è che in Italia spesso continuiamo a trattare troppo a lungo, con il rischio di effetti collaterali, aumento della pressione selettiva sui batteri e nascita di nuove resistenze. L’appropriatezza complessiva della terapia, infine, riguarda la scelta del farmaco, dosaggio, intervallo di somministrazione e via di somministrazione”.

Tra gli esempi di questo scenario vi sono le infezioni urinarie: sono molto frequenti, soprattutto nelle donne, e possono diventare particolarmente problematiche quando sono ricorrenti o sostenute da batteri resistenti. Secondo AR-ISS, nel 2024 il 15,8% degli isolati di E. coli da urinocoltura è risultato resistente alle cefalosporine di terza generazione, mentre il 10,6% degli isolati di Klebsiella pneumoniae da urinocoltura è risultato resistente ai carbapenemi.

“Le infezioni urinarie sono probabilmente l’esempio più evidente di come l’antimicrobico-resistenza sia uscita dall’ospedale – sottolinea Matteo Bassetti – Una cistite complicata, acquisita a casa, può diventare difficile da trattare perché gli antibiotici orali non funzionano più. Negli ospedali e nelle rsa, dove abbiamo pazienti fragili, cateterizzati e spesso esposti a molte terapie, il problema raggiunge livelli ancora più preoccupanti. Per questo serve diagnosi, serve prevenzione, serve appropriatezza”.

La Htide Conference, giunta alla sua settima edizione, si svolgerà allo Starhotels President di Genova e affronterà alcuni dei principali temi dell’infettivologia: tra questi, il ruolo della prevenzione vaccinale nei pazienti vulnerabili, l’esitazione vaccinale, gli anticorpi monoclonali nella prevenzione delle infezioni respiratorie, le infezioni fungine emergenti, la gestione dei pazienti immunocompromessi e le nuove minacce virali globali, confermando la necessità di un approccio integrato alla prevenzione e alla cura delle malattie infettive.

I vaccini, in particolare, rappresentano un ulteriore strumento per ridurre l’antibiotico-resistenza attraverso la prevenzione delle infezioni. I temi al centro del confronto internazionale di Genova saranno ripresi anche nel 16° Congresso Nazionale Sira, in programma il 5-6 novembre a Torino, nel quale la Società approfondirà con una declinazione nazionale le principali sfide dell’infettivologia: antimicrobico-resistenza, stewardship, infezioni MDR, rapporto ospedale-territorio, nuove terapie e ruolo dell’infettivologo nei percorsi del Servizio Sanitario Nazionale.




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