quando e perché si spostano le lancette
4 ottobre 2026 – ore 12:00 – Ci risiamo: con l’arrivo dell’autunno torna anche il consueto appuntamento con il cambio dell’ora. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, l’Italia abbandonerà l’ora legale e tornerà a quella solare, che resterà in vigore per i mesi invernali fino alla primavera del 2027. Un’abitudine imposta e ormai parte del calendario di milioni di persone, che tuttavia continua a sollevare diversi interrogativi: è davvero necessario mantenere il cambio dell’ora? Qual è l’impatto effettivo di questa procedura sui consumi di energia? E soprattutto, continueremo a spostare periodicamente le lancette anche nei prossimi anni?
Il ritorno all’ora solare
Il passaggio avverrà verso fine mese: alle 3 del mattino di domenica 25 ottobre gli orologi dovranno essere riportati indietro di un’ora, tornando alle 2. Si guadagnerà quindi un’ora di sonno durante la notte del cambio, ma questo piccolo vantaggio sarà accompagnato da un effetto collaterale già visibile nelle giornate successive: come ogni autunno, i pomeriggi inizieranno ad accorciarsi e i tramonti a presentarsi sempre più in anticipo. L’ora solare resterà poi in vigore fino a domenica 28 marzo 2027, quando le lancette torneranno nuovamente avanti di un’ora.
Ora legale e ora solare
Un piccolo reminder: l’ora solare corrisponde all’orario standard del fuso di riferimento, mentre l’ora legale consiste nello spostamento convenzionale delle lancette avanti di un’ora durante i mesi più luminosi dell’anno. In questo modo, una parte della luce naturale viene “spostata” dalle prime ore del mattino verso il tardo pomeriggio e la sera. Nell’Unione europea il calendario è coordinato: attualmente gli Stati membri passano all’ora legale nell’ultima domenica di marzo e tornano all’orario standard nell’ultima domenica di ottobre. La regola comune serve anche a evitare che ogni Paese adotti date differenti, con possibili complicazioni per trasporti, comunicazioni e attività economiche.
Quando spostare le lancette
Per la maggior parte delle persone il cambio sarà praticamente invisibile. Smartphone, computer, tablet, smartwatch e altri dispositivi connessi alla rete aggiornano infatti automaticamente l’orario, purché siano configurati correttamente. Qualche attenzione in più può essere necessaria per gli orologi analogici, alcuni dispositivi elettronici (non dimentichiamo le sveglie) e in generale tutti i sistemi che non ricevono automaticamente l’aggiornamento. La regola da ricordare è comunque una sola: nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, le ore 3 diventeranno le ore 2.
Sonno e salute
L’alterazione dell’orario potrebbe avere un impatto sui ritmi del nostro organismo: il sonno è regolato infatti anche dal ritmo circadiano, un sistema biologico influenzato soprattutto dall’alternanza tra luce e buio. L’American Academy of Sleep Medicine segnala che il passaggio tra ora legale e ora solare può modificare temporaneamente durata e qualità del sonno, raccomandando di prestare particolare attenzione al riposo nei giorni che precedono e seguono il cambio dell’ora. Per rendere più semplice la transizione può essere utile mantenere orari regolari per andare a letto, svegliarsi e consumare i pasti, evitare di arrivare al cambio già in debito di sonno e sfruttare l’esposizione alla luce naturale, soprattutto nelle ore mattutine. Anche nei giorni successivi conviene non stravolgere improvvisamente le proprie abitudini: il corpo può avere bisogno di un breve periodo per riallinearsi.
Perché si cambia l’ora?
L’idea di modificare artificialmente l’orario per sfruttare meglio la luce naturale risale a oltre un secolo fa. I primi sistemi di ora legale furono introdotti durante la Prima guerra mondiale, anche con l’obiettivo di ridurre il consumo di combustibili destinati all’illuminazione. In seguito, il sistema fu abbandonato e reintrodotto in diversi Paesi, soprattutto a partire dagli anni Settanta, anche in risposta alla crisi energetica.
In Italia l’ora legale fu resa stabile nel 1966. A livello europeo, invece, le regole sono state progressivamente coordinate fino all’attuale sistema, entrato in vigore con la direttiva del 2001. L’ora legale non è però una consuetudine mondiale: nel 2026, circa 70 Paesi adottano tale sistema, non solo in Europa ma anche in parte del Nord America, in alcune zone dell’Australia e della Nuova Zelanda e in altri Paesi dell’emisfero meridionale. Al contrario, numerosi Paesi non spostano mai le lancette: tra questi figurano, per esempio, Cina, India e Giappone. La scelta dipende anche dalla posizione geografica: nelle aree vicine all’Equatore la durata delle giornate varia relativamente poco durante l’anno: di conseguenza, adottare l’ora legale offrirebbe meno vantaggi pratici dal punto di vista energetico.
Ma si risparmia davvero energia?
È proprio questo uno degli aspetti più discussi. L’idea che ha portato all’adozione dell’ora legale è che avere più luce naturale nelle ore serali possa ridurre la necessità di utilizzare l’illuminazione artificiale. Oggi, però, il quadro energetico è molto più complesso rispetto al passato e la stessa Commissione europea ha definito marginali i risparmi energetici complessivi derivanti dal cambio dell’ora.
Per l’Italia esistono comunque dati che stimano un risparmio consistente legato all’adozione dell’ora legale. Secondo Terna, nel 2026 il ritorno all’ora legale avrebbe comportato un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, con un risparmio economico stimato in circa 80 milioni di euro e una riduzione delle emissioni di CO₂ di circa 142 mila tonnellate. Dal 2004 al 2025, il minor consumo complessivo attribuito all’ora legale ha superato i 12 miliardi di kWh. Il dato italiano mostra dunque in che modo l’ora legale possa contribuire al risparmio di energia, senza però implicare che il cambio dell’ora rappresenti una soluzione decisiva in tema di efficienza energetica.
Il cambio dell’ora verrà abolito?
La risposta, per ora, è no. La questione è sul tavolo europeo da anni: nel 2018 la Commissione europea propose di porre fine ai cambi stagionali e nel 2019 il Parlamento europeo votò a favore dell’abolizione, indicando inizialmente il 2021 come possibile data di applicazione. Quel percorso, però, non si è concluso. Per eliminare il cambio dell’ora sarebbe necessario un accordo tra Parlamento europeo e Consiglio dell’UE, ma il Consiglio non ha ancora stabilito una posizione definitiva. Di conseguenza, fino a quando non verrà adottata una nuova normativa, resterà in vigore il sistema attuale. Per il momento, dunque, le lancette continueranno a fare avanti e indietro due volte all’anno. Il prossimo appuntamento è ormai fissato: non resta che segnarsi un promemoria nella casella del 25 ottobre 2026 e prepararsi ad accogliere le sempre più brevi giornate autunnali.
Articolo di Benedetta Marchetti




