L’Opa di Webuild su Trevi: niente rilancio. Stesso prezzo ma soglia ridotta

MILANO – Webuild cambia l’offerta su Trevi, ma non il prezzo di 4,5 euro e fa un esposto alla Consob contro il rilancio dell’Ops di Icop. Ieri il gruppo guidato da Pietro Salini ha infatti annunciato che l’Opa a 4,5 euro è condizionata al raggiungimento del 50,1% del capitale. Una mossa che strizza l’occhio ai dipendenti e agli stakeholders, dato che Webuild ricorda che la sua offerta garantisce «crescita occupazionale e creazione di valore» ma anche agli azionisti incerti sul da farsi in tempi di mercati nervosi tra rialzi degli spread e caro petrolio.
Ma Trevi vale più sia dell’Opa in contanti che di quella in azioni Icop
In attesa dell’esito del cda di Webuild – che ha comunicato le nuove condizioni dell’Opa a mercato chiuso – ieri le azioni Trevi a Piazza Affari hanno chiuso in rialzo dello O,21% a 4,87 euro (o circa 320 milioni di capitalizzazione) e quindi un livello che è sempre superiore sia all’offerta di Webuild (+8,2%) sia a quella di Icop (+0,3%).
Il cda di Trevi che per ben due volte ha bocciato l’offerta di Icop in azioni, e già una volta quella di Webuild in contanti, ora dovrà riunirsi di nuovo ma difficilmente cambierà opinione sulla nuova proposta del leader italiano delle costruzioni, dato che il prezzo – ampiamente criticato – resta sempre di 4,5 euro.
Trevi, che giusto lo scorso giugno ha completato con successo un aumento di capitale da 100 milioni per crescere su base organica chiedendo e ottenendo dagli investitori risorse, non volendo ha attratto l’attenzione delle rivali, diventando bersaglio di due offerte alternative – Icop e Webuild – che ha giudicato entrambe «non adeguate».
Webuild alla Consob: profili di irregolarità sul rilancio Icop
Intanto la guerra in Borsa tra Icop e Webuild per la conquista di Trevi rischia di spostarsi nelle aule del tribunale. Il 28 settembre Webuild ha infatti presentato un esposto alla Consob, segnalando potenziali «profili di irregolarità» del rilancio di Icop. La società guidata da Piero Petrucco è stata la prima a muovere su Trevi lo scorso 28 giugno, lanciando un Ops a 0,133 azioni di nuova emissione, per ognuna di quelle del leader dell’ingegneria del suolo e delle escavatrici. Poi il 25 settembre Icop ha alzato del 24% la sua offerta tutta in azioni, portando il concambio a 0,165. Ma giovedì scorso Trevi ha bocciato anche la nuova offerta di Icop, che ieri ha perso l’ 1,01% a 29,4 euro, con un prezzo implicito dell’Ops di 4,851 euro (-0,3% rispetto al prezzo di Trevi).
Cdp, socia di Webuild e Trevi, non ha ancora preso una decisione
Inoltre, a quanto si apprende da fonti finanziarie, anche ieri i due consiglieri di Webuild indicati da Cdp Equity si sono astenuti dal votare la nuova formulazione dell’Opa. E lo avevano già fatto lo scorso 29 luglio quando il cda ha approvato il lancio dell’Opa: e questo sia perchè Cdp è l’azionista di riferimento di Trevi (ha il 21,27% del capitale) – ma anche un socio importante di Webuild (con il 21,6% dei voti) – sia perchè la controllata di Cdp guidata da Fabio Barchiesi non ha ancora completato l’analisi delle valutazioni delle due offerte. Interpellata al riguardo Cdp Equity si è trincerata dietro un no comment, ma la sensazione è che condivida le ragioni del cda di Trevi e pertanto valuti sia l’Ops di Icop che l’Opa della partecipata Webuild non adeguate a rendere giustizia al valore di Trevi.
Source link




