Assemblea a Tramatza sul prezzo del latte, i pastori chiedono 1,50 euro al litro
Tramatza
Assemblea per discutere dell’aumento dei costi di produzione e delle emergenze sanitarie
A Tramatza si sono riuniti circa 600 allevatori sardi senza bandiera, insieme a sindaci e rappresentanti del mondo produttivo, per lanciare un messaggio agli industriali. È questo il focus dell’assemblea convocata stamane per discutere del prezzo del latte ovino e caprino, dell’aumento dei costi di produzione e dei carburanti, e delle emergenze sanitarie che interessano il comparto, dalla dermatite nodulare bovina alla lingua blu.
Al centro del confronto, il prezzo del latte, attualmente attestato intorno a 1,40 euro al litro, considerato insufficiente dagli allevatori per affrontare la nuova campagna. La richiesta è di arrivare almeno a 1,50 euro, in un contesto segnato dall’aumento delle spese aziendali e dalla mancata corrispondenza tra la remunerazione del latte e la crescita del valore del Pecorino Romano.
“Oggi abbiamo chiesto questo confronto in modo democratico proprio per provare a discutere, per capire se ci sono ancora le condizioni per andare avanti, per capire se si possa impostare una nuova annata, sia per il prezzo del latte sia ovini e caprini” ha dichiarato Fabio Pisu.
I pastori chiedono regole di autoregolamentazione della filiera che permettano di collegare la remunerazione degli allevatori ai costi di produzione e all’andamento del mercato, richiamando anche le disposizioni europee contro le pratiche commerciali sleali.
All’assemblea ha partecipato anche Pierluigi Pinna, imprenditore del Caseificio Pinna di Thiesi, che ha ribadito la necessità di mantenere un rapporto di collaborazione tra allevatori e trasformatori. “Per noi gli allevatori sono dei collaboratori, non sono antagonisti. Se in un anno ci deve essere un momento di rallentamento dell’economia, legato soprattutto a fattori esterni, legati alle nostre possibilità, dobbiamo prendere atto e continuare a collaborare perché si superi anche questo momento”.
A pesare sul clima dell’incontro sono state tuttavia le assenze della presidente della Regione, Alessandra Todde, dell’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus, e dei vertici del Consorzio di tutela del Pecorino Sardo, oltre a diversi rappresentanti della cooperazione lattiero-casearia.
Il Consorzio ha motivato la mancata partecipazione proponendo un confronto preliminare con una delegazione di pastori e confermando la propria disponibilità al dialogo. La Regione, attraverso l’assessorato dell’Agricoltura, ha invece convocato per il 13 ottobre a Oristano il tavolo della filiera lattiero-casearia ovina, con produttori, trasformatori, organizzazioni agricole e consorzi di tutela.
Una risposta che non ha soddisfatto i promotori dell’assemblea. “È inutile fare tavoli, che poi portano sempre a dei risultati che forse non li capiamo, ma oggi sarebbe stato meglio, se avevano una cosa importante da dirla qui nell’assemblea, alla gente che lavora. Voi state andando in questa direzione, c’è questo rischio e noi sapremo come comportarci” ha affermato Gianuario Falchi.
Sulla stessa linea Mario Carai, allevatore, che ha sottolineato il significato della partecipazione e il valore del confronto diretto tra le diverse componenti del settore. “Io penso che oggi chi manca ha perso un’occasione, visto che tutti i trasformatori, sia della cooperazione, che dell’industria, parlano sempre che bisogna trovare una strada tutti insieme, penso che occasione migliore di questa non ce ne sia”.
Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la questione dei costi di produzione, a partire dal carburante e dai mangimi. Nonostante l’annuncio di Eni sull’estensione fino al 31 ottobre della riduzione dei prezzi dei carburanti commercializzati per il mondo agricolo e della pesca, gli allevatori continuano a segnalare difficoltà nel contenere le spese.
“Ai prezzi che abbiamo oggi non riusciamo a contenere le spese. Il prezzo che sta pagando oggi l’industria è 1,40, mentre il mais è arrivato oggi a 40 euro al quintale, cosa che sale di più di 15 euro rispetto al 2025. E tutto il resto, come il gasolio” ha aggiunto Falchi.
Infine, spazio all’emergenza dermatite nodulare bovina e alle restrizioni sulla movimentazione degli animali. Fabio Pisu ha chiesto di consentire, in tutta la zona sottoposta a limitazioni, il trasferimento dei bovini verso i centri di ingrasso, contestando la gestione delle restrizioni in relazione ai focolai segnalati. “Chiediamo che in tutta la zona di restrizione si possano movimentare i bovini verso i centri di ingrasso, visto che si parla di due focolai che si sono esistenti solo sulla carta”.
L’assemblea di Tramatza si è chiusa dunque con la richiesta di risposte concrete sul prezzo del latte, sui costi aziendali e sulle emergenze sanitarie, mentre resta aperto il confronto con la Regione e con i rappresentanti della filiera, in vista del tavolo convocato per il 13 ottobre a Oristano.
Le posizioni del Consorzio di tutela del Pecorino Romano
Il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, Gianni Maoddi, ha motivato la mancata partecipazione all’assemblea con una lettera indirizzata agli allevatori.
“Il Consorzio per la tutela del Pecorino Romano comprende le preoccupazioni degli allevatori e rispetta la richiesta di un confronto diretto e trasparente sulle difficoltà e sulle prospettive del comparto”, afferma Gianni Maoddi.
“La decisione, presa all’unanimità dal consiglio di amministrazione del Consorzio, di non partecipare all’assemblea del 2 ottobre a Tramatza, riguarda esclusivamente le modalità del confronto e la possibilità di renderlo concretamente utile: l’ampiezza degli argomenti proposti, la pluralità dei soggetti invitati e le diverse competenze coinvolte richiedono, a nostro avviso, un approfondimento preliminare che consenta di affrontare ogni questione con dati, responsabilità e obiettivi chiari. Per questo abbiamo proposto un incontro preliminare e preparatorio con una delegazione di pastori, come avevamo già fatto qualche settimana fa con un altro gruppo di allevatori, incontro che è stato però rifiutato. L’intenzione era di avviare un primo momento di lavoro, condotto nella massima trasparenza, e non a porte chiuse, nel quale ascoltare le istanze, condividere le informazioni disponibili e individuare i temi sui quali il Consorzio può intervenire e sta già intervenendo. Una proposta che nasceva dalla volontà di dare concretezza al dialogo, con piena disponibilità a condividere i contenuti e gli esiti del confronto”, prosegue la lettera del presidente.
“Prendiamo però atto della scelta degli organizzatori di rifiutare l’invito e di privilegiare la formula assembleare: riteniamo comunque che una diversa valutazione sulle modalità dell’incontro non debba interrompere il dialogo né alimentare divisioni all’interno della filiera.
Il Consorzio, con le aziende ad esso associate, non si sottrae alle proprie responsabilità ed è costantemente impegnato in prima persona nella ricerca di soluzioni ai problemi del comparto. Ciascuno deve fare la propria parte, nel rispetto del proprio ruolo e con la consapevolezza che il futuro degli allevamenti e quello delle imprese di trasformazione sono strettamente legati. Negli ultimi anni l’andamento favorevole del mercato ha portato benefici all’intera filiera: agli allevatori, ai produttori di formaggio e al sistema consortile. Questa esperienza ci richiama oggi a una responsabilità comune: difendere il valore costruito e creare le condizioni perché possa durare nel tempo. Nessuno ha interesse a rivivere i momenti di crisi che il comparto ha conosciuto nel recente passato, né le tensioni e le difficoltà che hanno colpito il lavoro e il reddito di tante famiglie. L’impegno del Consorzio è dunque totalmente rivolto alla tutela e alla valorizzazione del Pecorino Romano, alla conoscenza dell’andamento della produzione e dei mercati e alla costruzione, insieme ai produttori e alle istituzioni, di iniziative capaci di rafforzare il comparto. Difendere il valore del formaggio e dei magazzini significa contribuire a creare le condizioni per una giusta remunerazione del latte e del lavoro degli allevatori. La determinazione del prezzo del latte e i rapporti contrattuali competono agli allevatori e alle imprese di trasformazione. Il Consorzio può contribuire mettendo a disposizione dati, analisi e strumenti utili a un confronto obiettivo e consapevole, nel rispetto delle diverse responsabilità, delle varie rappresentanze e delle sedi istituzionali”, conclude Gianni Maoddi nella nota.
“Rinnoviamo pertanto la piena disponibilità a incontrare una delegazione dei pastori, concordando tempi, modalità e un ordine del giorno che permetta di affrontare nel merito e in profondità le questioni sollevate. Ascolto, trasparenza e condivisione devono accompagnare questo percorso e tradursi in proposte concrete. La nostra disponibilità resta aperta, così come resta fermo l’impegno a lavorare per il futuro del Pecorino Romano e di tutta la sua filiera”.
Venerdì, 2 ottobre 2026
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