Mancini “Con la Francia come un derby, la Nazionale ha bisogno di tempo”
di Enrico Currò
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Il conto alla rovescia verso Francia-Italia è cominciato e Roberto Mancini non si è sottratto, ai microfoni di Radio Rai, a un’analisi più approfondita dei numerosi temi della partita della terza giornata della Nations League, che lui sente particolarmente: “È come un derby”. Il ct aggiunge che i picchi di depressione, dopo la sconfitta di Roma col Belgio, e di esaltazione, dopo la vittoria in Turchia a Bursa, non devono fare dimenticare come la fase delicata per il calcio italiano vada superata principalmente attraverso il metodo più logico: cercare, coltivare e valorizzare il maggior numero possibile di nuovi talenti: “Sotto bisogna lavorare bene, per cercare poi di portare tanti ragazzi ad avere la possibilità di giocare in Nazionale o ad alti livelli nei club. Poi è chiaro che, se l’Italia maggiore vince, è un bene per tutti. Finora una l’abbiamo vinta e una l’abbiamo persa, però bisogna trovare un po’ di equilibrio. Sappiamo che siamo in un percorso difficile e che ci vuole un po’ di tempo”.
Il ct non ritiene la formazione dello Stade de France (Vergara pare indirizzato verso la panchina) un indizio della squadra titolare che ha in testa a medio termine: “Siamo solo alla terza, mi sembra presto, ci vuole più tempo. Bisogna aspettare. Anche perché in questo momento sono fuori giocatori che potrebbero essere titolari tra altri sei mesi”. L’allusione, più che a Retegui penalizzato dal meno competitivo campionato saudita, sembra agli infortunati Dimarco, Locatelli, Palestra, Buongiorno, Cambiaso, ma anche a Pisilli, lasciato all’Under 21 di Baldini, dove arriva da Coverciano Ahanor, precettato per la sfida di Pescara con la Polonia, decisiva per il passaggio diretto all’Europeo di categoria.
Ma nei pensieri di Mancini sembrano esserci soprattutto Zaniolo, costretto a tornare a casa per un guaio muscolare, e in prospettiva Chiesa, fondamentale a Euro 2021 e da recuperare alla causa. Tutto questo non toglie al confronto con una tra le quattro nazionali più forti al mondo il valore di un esame indicativo sui singoli, anche se Mancini invita a non trarre conclusioni affrettate dal risultato, quale che sia: “Per capire quale sarà il gruppo base serviranno altre partite”.
Intanto emerge sempre più un dato storico inconfutabile: la difficoltà degli attaccanti italiani nel diventare goleador indiscussi, come invece accade spesso negli altri Paesi. Lo attestano le classifiche dei migliori marcatori di sempre delle Nazionali: Mbappè 67 gol per la Francia, Kane 87 per l’Inghilterra, David Villa 59 per la Spagna, mentre il cannoniere azzurro resta l’eterno Gigi Riva con 35 reti. Mancini, da ex attaccante di un’epoca in cui le marcature erano più dure e i difensori più avvantaggiati, risponde alla sollecitazione.
Il suo è anche un implicito omaggio alla grandezza di Riva: “Da 15-20 anni è un po’ più facile segnare, le punte sono molto tutelate. I falli vengono fischiati molto più spesso. Un attaccante è più libero, ha più chances di cercare il gol. Il calcio è cambiato“. Per ora, tuttavia, gli italiani hanno sfruttato meno degli altri il contesto tattico più favorevole e il ct sottolinea il problema a monte: la prevalenza degli stranieri in serie A, in particolare nel ruolo specifico: “Quando daremo ai nostri la possibilità di giocare, i gol li faranno anche loro”.
Infine, il caso Cristiano Ronaldo, col quarantunenne fuoriclasse che ha lasciato il ritiro del Portogallo, non avendo accettato il declassamento a riserva, deciso dal ct Jorge Jesus: “Credo che sia difficile per un calciatore smettere, quando arriva a una certa età. Bisogna capire lui e anche l’allenatore, è un momento difficile per tutti e due”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
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