Basilicata

Cosenza, protesta in piazza contro il “caro vita”

Protesta in piazza XI settembre a Cosenza promossa dagli attivisti del comitato della Base contro il “caro vita”


COSENZA – «In una terra dove il lavoro non c’è, e quando c’è è nero, precario o sottopagato, ogni aumento pesa il doppio». Così inizia il testo scritto dal comitato La Base di Cosenza, per annunciare la manifestazione contro il carovita svolta ieri pomeriggio nel centro di Cosenza. Intorno le diciotto si è raccolta una folla di persone a sostegno della causa. «Siamo in piazza oggi perché siamo in una situazione insostenibile. Siamo in una regione in cui cinque calabresi su dieci si trovano a serio rischio di povertà sociale», esordisce Vittoria Morrone al microfono, evidenziando anche le problematiche che il carovita ha portato anche agli studenti nel sostenere le spese di un affitto e delle tasse universitarie.

FAMIGLIE SUL LASTRICO

Ma anche delle famiglie: «Fare la spesa ad oggi significa togliere dal carrello piuttosto che aggiungere. Il costo della vita è aumentato a un livello in cui ormai è insostenibile condurre una vita, non uso la parola felice, ma almeno dignitosa». E su questo sottopone il caso Amaco, l’azienda del trasporto pubblico urbano locale giunta alla liquidazione giudiziale. Poi rincara la dose ricordando che in una città come Cosenza se non si possiede un’auto non si può fare nulla, dall’andare in ospedale, al lavoro o a scuola. Ha infine menzionato le proteste degli agricoltori e la loro importanza, «ma anche la società civile deve scendere in piazza» ha concluso Morrone.

Le crisi sono tante: lavorativa, abitativa, sanitaria. Jessica Cosenza ha chiarito alcuni punti: «Abbiamo visto qualche giorno fa la fila per la benzina a due euro. Ci sono prezzi non giustificabili con il conflitto in corso. Perché come sono stati abbassati i prezzi due giorni fa si poteva farlo anche prima. È chiaramente un’operazione speculativa, una scelta politica del governo Meloni. Una scelta che favorisce i produttori petroliferi e non i cittadini. Il governo nazionale e anche locale dovrebbe mettere dei tetti massimi sulle spese necessarie per la sopravvivenza delle persone. Non è possibile che in una giornata di lavoro da otto ore in Calabria si guadagni 50 euro quanto va bene e venti vanno spese di benzina per arrivare sul posto di lavoro».
La manifestazione ha come obiettivo l’apertura di un dialogo tra varie categorie, oggi obbligate a svendere il proprio lavoro.


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