Piemonte

Il bilancio di MiTo, spettatori cresciuti del 13%. Scappucci: “Ho trovato curiosità e calore”


L’edizione 2026 di MiTo Settembre Musica (dal 6 al 20 settembre a Milano e a Torino) si è chiusa con un bilancio complessivo di 30.080 presenze, con un incremento del 13% circa rispetto all’edizione 2025, più di 60 gli appuntamenti in programma e 25 i sold out nelle due città. Intanto fino al 30 settembre continuano a Torino i concerti di MiTo per la Città che fino ad ora hanno fatto registrare 4000 presenze. «Sono molto felice di questa prima edizione di MiTo SettembreMusica che ho avuto il piacere di vivere personalmente, seguendo i concerti e incontrando gli artisti e il pubblico nelle due città – dichiara Speranza Scappucci, direttrice artistica del Festival – Ho visto sale quasi sempre piene, tanti concerti esauriti e, soprattutto, ho sentito una partecipazione e un entusiasmo che mi hanno profondamente colpito. Il pubblico ha accolto con curiosità programmi molto diversi fra loro, dimostrando quanto sia importante continuare a proporre una programmazione varia, capace di offrire nuove occasioni di ascolto. Ho avvertito anche un grande calore da parte di tutti gli artisti che hanno partecipato al Festival. Ciascuno ha portato la propria sensibilità, la propria esperienza e il proprio modo di fare musica, contribuendo a un progetto nel quale, pur nella diversità delle proposte, ho ritrovato una profonda coerenza di intenti. Era proprio questo il senso che desideravo dare ad Harmonia: non cercare un’uniformità, ma creare relazioni fra voci differenti, lasciare che ogni programma conservasse la propria identità e, allo stesso tempo, diventasse parte di un racconto comune. Per me poi è stata particolarmente significativa l’esperienza sul podio con l’Orchestra degli allievi dei Conservatori di Milano e Torino per lo Stabat Mater di Rossini. L’incontro fra giovani musicisti, artisti di esperienza internazionale, coro e pubblico mi ha restituito in maniera molto concreta il significato dell’armonia: persone con percorsi ed esperienze differenti che si ascoltano e lavorano insieme per diventare un’unica voce. Dal War Requiem che ha inaugurato il Festival ai Quartetti di Beethoven, passando attraverso tanti programmi, credo che questa edizione abbia mostrato come la musica possa costruire relazioni autentiche. È un’esperienza che porto con me e che rappresenta una base importante per il lavoro che ci attende per il 2027. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile il festival e a chi lo ha seguito».


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