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la sottovariante NB.1.8.1 è la più diffusa, ma non più aggressiva

I casi di Covid sono in aumento su scala mondiale, con segnali di ripresa epidemica in diversi continenti e un quadro dominato da nuove sottovarianti di Omicron. Secondo il bollettino francese del 23 settembre, durante la settimana dal 14 al 20 settembre le visite dai medici di base per Covid-19 sono cresciute del 76% rispetto alla settimana precedente, per tutte le fasce d’età.

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La sottovariante NB.1.8.1 è oggi quella più diffusa, pur non risultando più aggressiva rispetto alle precedenti versioni di Omicron, riferisce il dossier del 30 settembre 2026. L’incremento dei contagi è stato segnalato in particolare in Cina e in Francia e, secondo l’epidemiologo Antoine Flahault dell’Università Paris-Cité, interessa anche Europa, Stati Uniti e Asia.

Flahault, intervistato da Paris Match, ha spiegato che l’aumento si manifesta in diversi indicatori sanitari, dagli accessi ai pronto soccorso alle visite ambulatoriali, e ha collegato il fenomeno alle nuove sottovarianti di Omicron, note in Europa dal gennaio 2022. Queste sottolineature sottolineano come esistano oggi molte migliaia di sottovarianti che risultano più trasmissibili e capaci di eludere in parte le barriere immunitarie, caratteristica che contribuisce alle ondate di contagi.

L’epidemiologo ha inoltre individuato nei gruppi vulnerabili — persone immunodepresse, anziani e donne in gravidanza — i soggetti maggiormente a rischio: per le gestanti l’infezione può talvolta provocare aborti spontanei. Per la maggior parte della popolazione, ha precisato, l’infezione assomiglia a una lieve influenza, mentre per i fragili può essere molto più seria.

Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo ha avvertito che “Ci saranno in futuro altre pandemie”, richiamando la necessità di preparazione a livello europeo. Figliuolo ha segnalato rischi come l’antimicrobico-resistenza e le zoonosi e ha sottolineato l’importanza di garantire autonomia e strategie per la produzione di dispositivi e farmaci. Secondo il generale, la delocalizzazione produttiva seguita alla pandemia ha messo in evidenza l’aumento dei costi logistici e la necessità di bilanciare l’approvvigionamento di materie prime con la capacità di riconvertire l’apparato industriale.


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