Cultura

Emma Ruth Rundle – These Killing Times

L’obiettivo di Emma Ruth Rundle è ben chiaro, fin dalle prime note di “These Killing Times”. Comporre un disco più speranzoso rispetto a “Engine of Hell”, trovando conforto in un gruppo di musicisti fidati per dare forma a canzoni vivide, dove la resilienza è una forza che permette di superare ogni ostacolo, un antidoto a disperazione e sconforto.

Credit: Mason Rose

Otto brani co – prodotti da Rundle e  Sonny Diperri, con Jess Gowrie alla batteria, Troy Zeigler al basso, Nick Reinhart alla chitarra elettrica, Patrick Shiroishi al sassofono, Camille Getz al violino e Jason Adams al violoncello. Un collettivo coeso capace di supportare la visione artistica di Emma Ruth Rundle in equilibrio tra vulnerabilità e passione.

Le tastiere di “Powerless” costruiscono con chitarra e batteria un crescendo devastante (“Let me lie here with this hammer in my hand / One for breaking one for building something better“) che culmina in quel ritornello ipnotico e sofferto. Luce e ombra, il minimalismo solo apparente di “God’s Picture” formato in realtà da strumenti che si alternano in un ritmo delicato e riflessivo.

La rabbia lucida e misurata di “Anvil“ trasporta in atmosfere cupe e graffianti, “Catherine Wheel” uno dei brani più rock e diretti dell’album con Gina Gleason alla chitarra s’interroga su odio e crudeltà, il ruolo della spiritualità che torna tra mille dubbi e sofferenze in “Don’t Delay Heaven” e l’intensità dolorosa di “Enough” dove i “These Killing Times” citati nel titolo del disco finiscono in un vortice di feedback e distorsione.  

“Human Kindness” con inizio marziale, un crescendo catartico verso il ritornello arioso e sottile, riff di chitarra sovrapposti ad accordi acustici è il manifesto di un disco dalle mille svolte sonore dove la voce di Emma Ruth Rundle dà il meglio. Una commovente “Oceans of Time” col suo “What will we live for beyond the valley of the shadow of the fear of all men?” e  (ATTENZIONE) Amelia Baker, Lukas Frank  e Marissa Nadler ai backing vocals, chiude un’opera magistralmente sospesa tra inferno e paradiso.


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