Basilicata

Zungri, i genitori dell’alunna disabile: «Potremmo andare via»

Nuovo appello dei genitori dell’alunna disabile lasciata senza assistenza alla scuola di Zungri: “Siamo inascoltati”.


ZUNGRI – La frase più difficile da scrivere, forse, è proprio quella che hanno scritto loro: «Stiamo pensando di lasciare Zungri». Perché Zungri è la loro casa, il paese degli affetti, dei ricordi, della vita costruita negli anni. Ma quando in mezzo c’è il futuro di una figlia, anche l’idea di lasciare tutto può diventare un’ipotesi da prendere in considerazione. È da qui che parte il nuovo appello dei genitori di Carol, la ragazza disabile di 15 anni al centro da settimane di una vicenda legata all’assistenza scolastica. Non hanno ancora deciso di andare via. Lo dicono chiaramente. Ma oggi si stanno guardando intorno, cercando una città, una scuola e un ambiente che possano garantire alla figlia un percorso adeguato alle sue esigenze.

«Prima dell’inizio di diversi anni scolastici abbiamo dovuto presentare richieste, solleciti e diffide affinché venissero predisposti i servizi necessari a nostra figlia», raccontano Rosetta e Maurizio. Una trafila che, spiegano, è stata seguita anche attraverso i loro legali, Gianluca Policaro e Alessio Di Prima, che assistono la famiglia e conoscono la documentazione presentata alle istituzioni.

Ma il punto, per i genitori, è un altro. È la normalità che dovrebbe accompagnare ogni famiglia al primo giorno di scuola e che, nel loro caso, diventa ogni volta una battaglia. «Nessun genitore dovrebbe aver bisogno di una diffida per affrontare con serenità il primo giorno di scuola della propria bambina», scrivono.

I GENITORI DI CAROL L’ALUNNA DISABILE DI ZUNGRI CHIEDONO «UN AMBIENTE SCOLASTICO PREPARATO AD ACCOGLIERLA»

Non chiedono una corsia preferenziale. Chiedono di poter fare i genitori. Di accompagnare Carol a scuola sapendo che troverà «un ambiente preparato ad accoglierla, persone in grado di rispondere alle sue esigenze e un’assistenza organizzata con continuità». È questa, forse, la parte più pesante del loro appello. La stanchezza non è soltanto quella di chi deve presentare richieste e solleciti. È quella di una famiglia che vorrebbe smettere di occuparsi ogni anno di ciò che dovrebbe essere già organizzato e tornare a concentrarsi sulla propria figlia.

Per questo hanno deciso di rivolgersi anche a chi potrebbe leggere quelle parole lontano da Zungri. Amministrazioni, scuole, associazioni e datori di lavoro: a tutti chiedono di farsi avanti. Cercano una realtà disposta a conoscere Carol e a costruire con lei un percorso adeguato. E, nel caso in cui il trasferimento diventasse necessario, cercano anche opportunità di lavoro che consentano alla famiglia di ricominciare senza perdere la propria autonomia.

GLI AVVOCATI DELLA FAMIGLIA PRETENDONO RISPOSTE DALLE ISTITUZIONI COMPETENTI

Gli avvocati continueranno a chiedere risposte alle istituzioni competenti. I genitori, intanto, cercano una soluzione. «Non abbiamo ancora deciso di partire: lasciare Zungri ci farebbe soffrire profondamente», spiegano. Ma aggiungono una frase che racconta più di tutte le altre il senso della loro richiesta: «Oggi sentiamo il dovere di cercare ovunque una possibilità per nostra figlia».

Non è una resa. È una famiglia che, dopo aver bussato alle porte delle istituzioni, ha deciso di bussare anche a quelle di una comunità più grande. E forse il senso di questo appello sta tutto nell’ultima frase: «Non ci stiamo arrendendo su Carol. È proprio per lei che troviamo il coraggio di chiedere aiuto».


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