il gioco ispirato a John Wick non riesce a convincere davvero
I fan di John Wick stanno morendo dalla voglia di mettere le mani sul videogioco ufficiale, che dopo anni di rumor è stato ufficialmente confermato da Saber Interactive e pare essere ancora lontano dall’uscita. Chi adora il mercenario interpretato al cinema da Keanu Reeves, però, può consolarsi in questi giorni con Blackwood, titolo che non ha mai nascosto la sua forte ispirazione alla serie cinematografica con protagonista il sicario in grado di uccidere qualcuno persino con una matita.
Il gioco non è ancora completo, ma è arrivato su Steam senza adottare l’approccio dell’accesso anticipato e proponendo l’acquisto del solo primo atto, in attesa che gli altri due completino il pacchetto il prossimo anno. Dal momento che stavamo seguendo il progetto sin dall’annuncio, ci siamo immediatamente fiondati su questa prima parte dell’avventura per scoprire se si trattasse di un prodotto valido per gli appassionati di John Wick.
Un sicario senza mistero
Pur non essendo dotato di uno spessore particolare, John Wick è incredibilmente carismatico e misterioso. Anton Blackwood, che è invece il protagonista del gioco che prende il titolo dal suo cognome, tenta maldestramente di ricalcare le orme dell’inarrestabile Baba Yaga, fallendo però su tutta la linea. Il personaggio non ha il benché minimo alone di mistero e si rivela sostanzialmente un ‘buono’, per giunta del tutto incapace di dissimulare la propria doppia vita.
Di giorno, infatti, Anton gestisce un negozio di DVD, mentre di notte si trasforma in un sicario pronto a far fuori chiunque in cambio della giusta somma di denaro. Sebbene la premessa sia intrigante, il carisma del protagonista risulta non pervenuto e, considerando anche che l’intreccio narrativo che lo vede coinvolto ha ben pochi spunti interessanti dal primo all’ultimo secondo dell’Atto 1, non possiamo che ritenerci insoddisfatti da quello che abbiamo giocato.
Sparatorie e risse da dimenticare
Il gameplay non risolleva più di tanto le sorti di Blackwood. Il gioco è uno sparatutto in terza persona estremamente grezzo, caratterizzato da controlli non sempre responsivi, un gunplay che non riesce ad esaltare ogni bocca da fuoco (sembra di usare quasi sempre la stessa arma, a prescindere dallo strumento utilizzato) e una gestione delle coperture assai frustrante.
L’unico reale aspetto positivo del gameplay di Blackwood sta nei takedown, ossia le esecuzioni che si possono attivare con la semplice pressione di un tasto quando ci si trova a pochi passi da un nemico e che, fondamentalmente, replicano in modo parecchio fedele le più spettacolari eliminazioni viste nella serie cinematografica di riferimento. Ci sono poi numerose sezioni in cui si è costretti a combattere corpo a corpo e qui, purtroppo, si tocca un altro tasto dolente. Il combat system è tra i peggiori che abbiamo visto negli ultimi tempi e riesce a fare persino peggio di Samson. Le schivate non sono precise ed il movimento del personaggio è goffo, tanto da rendere quasi impossibile riposizionarsi nell’arena per evitare gli attacchi. Basti pensare che lo scontro finale dell’Atto 1 è un combattimento ravvicinato con una sorta di boss, che per via di alcune imprecisioni finisce per risultare quasi impossibile da superare anche abbassando al minimo la difficoltà.
Il punto più basso viene però toccato nell’unica e breve sezione alla guida, di cui facciamo davvero fatica a comprendere il senso. Si tratta di un paio di minuti in cui bisogna stare al volante del veicolo di Anton con un pessimo sistema di controllo, un percorso estremamente guidato e un inseguimento che non riesce in alcun modo ad essere spettacolare: in sostanza, se tutto fosse stato proposto sotto forma di filmato sarebbe stato decisamente meglio.
DVD Store Simulator
Quando il nostro Anton Blackwood non è impegnato a fare stragi di criminali, trascorre il suo tempo all’interno dell’edificio che funge da hub centrale e che include il suo appartamento, il negozio di DVD al piano terra e la sua base operativa nel seminterrato. In questi momenti, il gioco si trasforma in una sorta di simulatore in cui bisogna districarsi fra le due vite del protagonista.
Il negozio su strada va ad esempio gestito in ogni minimo particolare: va pulito, bisogna scegliere quali film mettere sugli scaffali, ordinare nuovi prodotti online e persino gestire i vari clienti alla cassa. In questo modo si possono far crescere i ricavi ‘puliti’, che sono differenti da quelli ‘sporchi’ che invece si ottengono con i lavori notturni.
Nel centro operativo di Anton possiamo infatti investire i guadagni ottenuti con il sangue per acquistare nuove armi e accessori sul mercato nero online, che ci verranno poi recapitati il giorno successivo sotto forma di pacco. Occorre quindi gestire i vari aspetti della vita del protagonista, con la possibilità ogni sera di decidere quale missione svolgere tra le principali e le secondarie, che consistono solitamente in attività molto brevi come l’eliminazione di un obiettivo o la partecipazione in qualità di stuntman ad un set cinematografico.
Ci si rende presto conto di quanto tutta la componente gestionale abbia scarsa utilità ai fini del gameplay. La stessa possibilità di arricchire l’arsenale e modificarlo con nuovi gadget ha un impatto sul gameplay assai marginale e non si sente minimamente il bisogno di ottenere nuove armi o di migliorare quelle già disponibili.
Un disastro tecnico
A chiudere il cerchio troviamo anche un comparto tecnico che mostra tutti i suoi limiti sin dagli istanti iniziali, quando i primi piani sul volto del protagonista ne sottolineano le pessime animazioni facciali. I problemi sul versante tecnico sono parecchi e finiscono inevitabilmente per rendere ancora meno digeribili i filmati d’intermezzo e anche le sequenze di gameplay.
Gli scontri a mani nude sono caratterizzati da animazioni poco gradevoli e c’è una missione ambientata in un locale pieno zeppo di gente in cui tutti continuano a ballare mentre intorno c’è chi si sta ammazzando a suon di pistolettate, per poi improvvisamente andare nel panico, restando però fermi sul posto. Si tratta di scene di fronte alle quali è impossibile restare indifferenti, poiché finiscono per minare ulteriormente un’esperienza di gioco che già di partenza non è delle più esaltanti.
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