“segni e disegni, trame e monili lungo l’erbal fiume silente”

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday
È stato un grande successo, per partecipazione ed entusiasmo, l’evento “Segni e disegni, trame e monili lungo l’erbal fiume silente”, promosso da Tele di Taranta Aps e svoltosi il 19 settembre scorso negli splendidi spazi di Palazzo Malvezzi, a Taranta Peligna. Una partecipazione che ha superato ogni aspettativa: le sale dello storico palazzo sono state completamente gremite e numerose persone hanno seguito l’iniziativa anche dalla piazza antistante.
Un segnale importante, che testimonia quanto sia forte l’interesse verso la storia, la cultura e soprattutto verso la meravigliosa tradizione tessile di Taranta Peligna, un patrimonio che Tele di Taranta vuole custodire, valorizzare e proiettare nel futuro. Dopo il saluto del Sindaco Francesco Piccone, è stato Giacomo Marinucci, fondatore e presidente di Tele di Taranta APS, ad aprire i lavori e a presentare i relatori, arrivati da diverse parti d’Italia per condividere esperienze, conoscenze e visioni. Tra gli ospiti, Elena Baistrocchi, direttrice generale della Fondazione Giuseppe Lisio; Andrea Cavicchi, in rappresentanza di Confindustria Prato; Eleonora Moreschini, stilista attualmente impegnata a Reggio Emilia presso una importante azienda italiana; Franca Minnucci, attrice e scrittrice “Archetipo della tessitura e svolgimento del tema spazio-temporale”.
Adriana Gandolfi, antropologa, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta della storia e della tradizione della filigrana, preziosa espressione dell’artigianato e della cultura del nostro territorio. Proprio il filo conduttore dell’incontro — il rapporto tra tessuto, filo, trama, disegno e gioiello — ha dato vita a un’idea destinata a diventare uno dei simboli più significativi della giornata. Massimo Cianci, direttore artistico degli eventi di Tele di Taranta, ha infatti proposto la realizzazione di un monile che potesse interpretare il tema dell’incontro. Giacomo Marinucci ha voluto fin da subito che non fosse la consueta medaglia commemorativa. Voleva qualcosa di diverso. Qualcosa che raccontasse la nostra terra. Qualcosa che avesse una forma, una leggerezza e una morbidezza capaci di evocare proprio quella che è forse l’immagine più autentica della tradizione tessile di Taranta Peligna: la coperta abruzzese. La proposta è stata accolta con entusiasmo dal maestro orafo Giuliano Riccitelli, che, mettendo insieme creatività, fantasia, esperienza e abilità artigianale, ha dato forma a un gioiello capace di raccontare un legame profondo: quello tra il filo e la trama, la morbidezza del tessuto e la preziosità del metallo.
È nato così un monile unico, al quale è stato scelto un nome profondamente legato alla nostra terra: “La Taranta dell’Aventino” Un nome che richiama Taranta Peligna, il fiume Aventino e, insieme, l’identità di un territorio che attraverso la sua arte manifatturiera continua a raccontare la propria storia. A chiudere la giornata è stata Franca Minnucci, che ha letteralmente commosso la platea con la sua interpretazione della poesia “I pastori” di Gabriele D’Annunzio. Ma il momento conclusivo ha avuto un significato ancora più profondo. Franca Minnucci ha coinvolto il pubblico in un gesto semplice e simbolico: fili colorati sono passati di mano in mano attraverso le sale di Palazzo Malvezzi, fino a creare un grande e suggestivo reticolo. Un intreccio di fili che, poco alla volta, è diventato un intreccio di persone. E proprio quell’intreccio ha rappresentato idealmente ciò che Tele di Taranta vuole costruire: una rete di relazioni tra associazioni, cultura, arte, tradizione, formazione e industria. Perché, proprio come in un tessuto, è dall’unione di tanti fili diversi che nasce qualcosa di forte, prezioso e capace di durare nel tempo. Quell’intreccio è dunque diventato la metafora più bella della giornata e, allo stesso tempo, dell’obiettivo di Tele di Taranta: unire persone, competenze e realtà diverse per restituire valore alla nostra storia e trasformare un’antica tradizione in una risorsa per il futuro. Perché la vera ricchezza di un territorio non è soltanto ciò che ha ereditato dal passato, ma ciò che riesce a tessere nel presente per costruire il futuro.
3 minuti di lettura
Source link




