Il caldo amplifica i terremoti nell’Artico

Moltissimi degli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti, ma forse ancora più inquietanti sono quelli che non si notano, ma che da soli bastano a scatenare una cascata di disastri, spesso di proporzioni enormi.
È successo di recente in Nepal e sta succedendo sempre più spesso nell’Artico: come spiega uno studio pubblicato su PNAS, l’indebolimento del permafrost nella regione polare sta infatti amplificando gli effetti dei terremoti, che a loro volta possono causare frane, valanghe e altre catastrofi.. Disastri a cascata
Il permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato che si trova nelle regioni artiche (e in montagna ad alta quota), è fondamentale per la stabilità dei ghiacciai e dei versanti montani. Il suo deterioramento dovuto all’aumento delle temperature rischia quindi di rendere più fragile il paesaggio artico: la dimostrazione pratica è arrivata il 10 marzo 2025, quando un terremoto di magnitudo 6.5 ha colpito la piccola isola di Jan Mayen, 500 km a nord dell’Islanda ma politicamente sotto il controllo della Norvegia.. Il terremoto si è rivelato prezioso per i ricercatori del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel, perché ha permesso di studiare direttamente le cause e gli effetti dell’indebolimento del permafrost, in quello che gli autori dello studio chiamano “un clamoroso esempio di disastri naturali a cascata”.
Jan Mayen è un’isola di origine vulcanica, ma il suo vulcano, il Beerenberg, è dormiente dal 1980: i suoi versanti sono ora coperti da ghiacciai, due dei quali sono stati direttamente danneggiati dal terremoto – un evento più devastante del solito in una regione che è da sempre attiva sismicamente. Ma come mai il terremoto del marzo 2025 è stato così distruttivo?. Un problema non solo artico
La risposta ve l’abbiamo in realtà già data: il permafrost che si trova sotto i ghiacciai del vulcano è sempre più fragile, e di conseguenza lo è anche il ghiaccio sovrastante, che è sempre meno “legato” alla roccia. Un terremoto particolarmente violento può causare un crollo più facilmente di quanto farebbe in un ghiacciaio “sano”: è quello che è successo a quelli del Beerenberg, che in seguito al terremoto sono collassati e hanno trasportato enormi quantità di roccia, ghiaccio e detriti verso il mare. Un evento catastrofico, mai accaduto prima in quarant’anni di osservazioni.. Identificare la catena di eventi che ha portato alle valanghe sul Beerenberg non è utile solo a capire come funzionano le cose nell’Artico: il permafrost copre circa il 24% dell’intera superficie terrestre, e si sta deteriorando ovunque, destabilizzando sempre più ghiacciai e versanti montani in tutto il mondo. Certo, Jan Mayen è un’isola disabitata e le valanghe sul Beerenberg non hanno avuto conseguenze sugli esseri umani, ma quanto accaduto in Nepal ci ricorda quanto siano fragili certi equilibri, e quanto gravi le conseguenze quando si rompono..
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