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Benji e Fede si raccontano tra viaggi, depressione e Sanremo

Il nuovo album di Benji e Fede si intitola “Quando viaggi da sola” e il 3 ottobre parte il primo tour nei teatri della loro carriera. Ma il vero viaggio, raccontano, è stato quello dentro se stessi. Nei testi del disco Benji e Fede danno spazio a qualcosa di molto più intenso: “Ho parlato con Dio e ha riso dei miei piani, perché noi esseri umani siamo addomesticati”. Non è un verso qualsiasi, ma la sintesi di un disco,”Quando viaggi da sola”, che il duo definisce “il lavoro più maturo e intimo” della loro carriera.

Dentro ci sono storie d’amore finite storte, la fragilità di chi si accorge di essere diventato diverso da come si immaginava, e soprattutto un tema che attraversa ogni traccia: il viaggio. Non solo quello fisico, ma quello, più scomodo, dentro la propria vita. Si parla di depressione senza giri di parole in “Così Così” (“la paura di curarmi che ha ferito altre persone / vuoto che il dottore chiama depressione”), di innocenza perduta in “Hotel Miramare”, di una Milano frenetica e giudicante in “Oh, Maria!”, di indecisioni esistenziali in “Non So Se Mi Va”.

Dal 3 ottobre il duo porterà tutto questo nei teatri con “Sempre in Due – Live a Teatro”, il loro primo tour in questo formato. Ma prima di salire sul palco, Benji e Fede si sono raccontati senza troppi filtri a FqMagazine.

Il tema del viaggio può significare tantissime cose, per voi cosa rappresenta?
Fede: Il tema nasce in maniera abbastanza naturale. Scrivendo le canzoni ci siamo accorti che abbiamo parlato sia di ricordi, sia dell’immedesimarci nelle storie di altri, ma anche dei viaggi che abbiamo fatto noi da soli. Io quest’anno ho fatto il mio primo viaggio da solo, alle Hawaii, tre settimane. Ho percepito un’introspezione incredibile, che mi ha permesso di guardare tutto quello che ho sempre vissuto sotto una luce diversa
Benji: Per me questo viaggio di cui parliamo nell’album è sia fisico che metaforico, perché è un viaggio nella nostra vita. Siamo andati a pescare nel nostro passato, nelle esperienze personali, nei momenti che abbiamo vissuto in questi anni, e li abbiamo riportati alla luce. È un disco sicuramente più personale e introspettivo rispetto agli altri.

In “Così Così” dite: “Ho parlato con Dio e ha riso dei miei piani, perché noi esseri umani siamo addomesticati”. Chi ha parlato con Dio?
Benji
: Sono due frasi che vanno anche prese separatamente. Ho parlato con Dio, ha riso dei miei piani descrive semplicemente come noi ci facciamo delle idee su come dovrebbe essere la nostra vita, il futuro, le relazioni, il lavoro, la carriera. E poi la vita decide diversamente: non che si prenda gioco di noi, ma ha dei piani più grandi dei nostri, che non riusciremo mai a capire fino in fondo. In generale è una canzone che parla del terreno di mezzo tra la persona che vorrei essere un giorno e quella che ero. È nata da un mio input, poi l’abbiamo scritta insieme, ma nasceva dal sentimento di sentirmi una persona diversa dal passato, di volermi comportare in modo più allineato a chi volevo diventare, senza però essere ancora arrivato lì. In quel terreno di mezzo mi dicevo di stare bene, ma in verità stavo ‘così così’, perché non ero né da una parte né dall’altra. Secondo me non si arriva mai al 100% a essere la persona che vuoi essere, ma più passa il tempo e più mi rendo conto di allinearmi a quell’essere umano.

“Esseri umani addomesticati”: chi addomestica gli esseri umani? La politica, la società, le regole?
Benji
: Io direi che un po’ ci addomestichiamo da soli, perché è l’ambiente in cui viviamo: se vogliamo far parte della società dobbiamo stare a delle regole. Ma penso che dei confini e dei paletti ci vogliano, ho vissuto anche una versione della mia vita più ‘animalesca’, più allo stato brado, e lì non c’era né serenità, né pace, né felicità. Quindi essere un po’ addomesticati dal mondo, dalla vita, col senno di poi non è per forza negativo.

C’è poi “Oh, Maria!”, dove si parla di Milano e di una società dettata dal consumismo. Qualcosa sta cambiando, o è un muro impossibile da abbattere?
Fede
: Per me è molto difficile abbattere questo muro. Ci si spera sempre in piccole scelte, in azioni quotidiane, ma è una cosa ormai insita nella società, come la paura del giudizio altrui che ci attanaglia, anche se diciamo che non è così, è inevitabile fare azioni per far pensare alle persone di essere in un certo modo, coi social, nella società, nei rapporti che dovrebbero essere intimi ma alla fine non ci si lascia mai andare del tutto. È un male comune dei nostri giorni.

In “Hotel Miramare” cantate “Dammi la mia innocenza”. L’avete persa, la vostra innocenza?
Fede
: Io cerco di preservarla. Mi sento innocente col resto del mondo, un po’ meno con me stesso, perdonami la frase, un po’ criptica. In quello stato di cui parliamo nella canzone è un’innocenza non giudicante verso se stessi, quella del ragazzino che si diverte, si apre al mondo e alle altre persone senza pensare a tutti i pesi e le responsabilità che poi via via gli si attribuiscono. È un riuscire a stare nel presente senza essere continuamente contaminati né dal passato né dal futuro: per me è la condizione di innocenza esistenziale più bella e più pura.

In “Non So Se Mi Va” si parla di qualcuno che se l’è vista brutta a Ibiza? Qualcuno di voi due ha combinato qualcosa?
Benji
: No, vabbè, entrambi ce la siamo vista brutta in diversi posti, però Ibiza penso sia più tua che mia. Faede: C’è molta verità in questo disco, non è scontato, ma è così. Quando ti si chiede di tornare a Ibiza, magari dopo un anno intenso in cui ti sei divertito e hai fatto il ragazzo di turno, ci pensi due volte prima di dire ‘sì, mi rifaccio un po’ di tempo in quella modalità’. “Vista brutta” è un parolone, ma è metaforico.

Benji si è accasato, questo lo sappiamo. E tu, Fede?
Anche io ho una casa, sì, ma ci vivo da solo. Viaggio da solo e vivo da solo, un po’ triste, però alla fine si sta anche bene da soli.

A proposito di casa: Benji, che papà sei?
Ah, lo scopriremo. Diciamo che sono ancora all’inizio del percorso, ma cerco di essere il papà più presente possibile, perché è la gioia più grande della mia vita.
Fede: Devo dire che mi ha stupito piacevolmente, non avrei mai pensato che sarebbe riuscito a essere così presente, così dedito, così amorevole. Sto conoscendo una nuova veste sua e devo dire: chapeau, perché veramente, avercene di papà così.

Benji invece Fede è un bravo zio?
Assolutamente lo è .La prima opera d’arte di mia figlia , Atena, è un quadro dipinto proprio da Fede, regalato per il battesimo. Viene subito influenzata artisticamente anche dallo zio.

Tornate a suonare dal vivo con “Sempre in Due – Live a Teatro”. Avete già ripensato gli arrangiamenti, la scaletta? Cosa ci sarà di particolare?
Fede
: Secondo me lo decidiamo qualche giorno prima, siamo un po’ in ritardo (ride, ndr)
Benji: In realtà sono mesi che lavoriamo su questa scaletta, su questo show, perché va preparato bene. Il modo migliore per godersi il presente sul palco è essersi preparati prima in maniera molto solida, così puoi salire con la sicurezza di dire ‘abbiamo lavorato tanto sulla scaletta’. Ora inizia un periodo intenso di prove, in cui portiamo anche canzoni del nostro passato ma rivisitate in una veste diversa per i teatri. E poi, ovviamente, tutto il disco nuovo suonato live per la prima volta. Sarà molto emozionante per noi.

Chiudiamo col tormentone di ogni anno: Benji e Fede a Sanremo, sì o no? Ci pensate?
Benji
: Il Festivalbar, speriamo, mi piacerebbe tornasse (ride, ndr) Ah, dici Sanremo…
Fede: Sanremo è molto importante, secondo me bisogna andarci con integrità, in un momento in cui sei pronto. Non dico che non lo siamo, ma con questo disco ci stiamo dando la possibilità di toccare un’autenticità, un’introspezione che non avevamo mai toccato prima. È bello anche darsi la libertà di godersi la musica, l’uscita del disco, e poi si vedrà.

La canzone l’avete già mandata a Stefano De Martino?
Benji
: Sarò sintetico: non abbiamo mandato una canzone per candidarci. Non l’abbiamo mandata, e non la manderemo neanche.


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