Marche

Calzatura, Usa e Africa i mercati sui cui puntare. La scarpa fermana cerca il rilancio dopo il crollo degli affari con la Russia

FERMO «Adelante Pedro, con juicio» («Procedi Pedro con giudizio») è l’esortazione che il gran cancelliere spagnolo di Milano, Antonio Ferrer, rivolge al proprio cocchiere nei “Promessi Sposi”. In un momento molto delicato per la manifattura italiana e per il calzaturiero fermano, il Micam va avanti piano in un contesto in cui i venti contrari imperversano. Oggi è il giorno di chiusura dell’appuntamento fieristico milanese che vede la partecipazione di circa 50 aziende fermane, oltre ad una decina di imprese che, tra pelletteria e accessori, espongono al Mipel.

I punti di riferimento

Senza mercati di riferimento dopo la caduta della Russia, la scarpa fermana cerca di raccogliere quanto più possibile ovunque. Da un lato c’è il sogno americano, visto che gli Stati Uniti sono, attualmente, l’unico grande mercato dinamico, ma spesso impenetrabile per le piccole e medie imprese locali. Dall’altro lato c’è l’Africa, che sta piano piano crescendo. Non offre ancora i volumi per garantire la sopravvivenza delle aziende, ma il suo contribuito inizia a non essere più marginale. Non solo la più evoluta regione settentrionale, ma anche Nigeria (soprattutto), Ghana, Costa d’Avorio, ed altri paesi stanno cominciando ad essere un fattore. «È un mercato ancora non strutturato a livello commerciale, Non ci sono reti vendite e solo pochi negozi. Ma comprano prodotti di qualità che rivendono alla fascia alto spendente» afferma Simone Del Gatto (calzaturificio Caf di Montegranaro-marchio Giovanni Conti) che già da tempo sta esplorando il mercato africano che è arrivato a generare il 40% del fatturato aziendale. «Sono i clienti che, grazie al Micam, cercano la nostra azienda. È chiaro che siamo di fronte ad un mercato totalmente diverso dagli altri – prosegue lo stesso Del Gatto – per cui bisogna adeguarsi e strutturarsi per farlo. Anche con modelli e colori ad hoc. Occorrono 3 o 4 anni di investimento». Il mercato statunitense è stato il focus di un incontro che si è svolto al Micam nello spazio di Confindustria Fermo, Macerata e Ascoli Piceno.

«Usa, la prossima mossa» ha visto la presenza dei vertici confindustriali, l’assessore regionale Giacomo Bugaro, il presidente della Camera Marche, Gino Sabatini e la presidente di Assocalzaturifici Giovanna Ceolini. Gli Usa rappresentano una grande opportunità, ma per raggiungerla occorre superare molti ostacoli. «È un mercato molto costoso a cui le imprese devono dedicare tanto tempo. È troppo grande per essere affrontato da aziende piccole come le nostre» ha affermato il presidente della sezione Calzatura in seno a Confindustria Fermo Gianni Gallucci. Che poi ha proseguito: «Gli Stati Uniti vogliono risposte concrete e veloci ed è fondamentale avere dei servizi. Onestamente, le imprese marchigiane sono poco abituate a ragionare in questi termini».

Lo showroom condivido

Gallucci ha proposto la realizzazione di uno showroom condiviso e permanente con al suo interno persone capaci di raccontare la scarpa fermana: «Sarebbe fondamentale. L’unione fa la forza, serve presenza. È ora di cambiare» conclude Gallucci. L’imprenditore ha colto al volo una dichiarazione dell’assessore Bugaro che ha annunciato l’uscita, a breve, di un bando per strutturare le reti commerciali, capace di supportare showroom, filiali estere, ecc. Potrebbe davvero essere l’occasione giusta per vedere una unione di intenti tra le aziende marchigiane, amanti della solitudine. «Per le fiere abbiamo stanziato 2,4 milioni di euro, il voucher per il Micam è di 4mila euro. – dice Gino Sabatini presidente della Camera di Commercio delle Marche – Stiamo lavorando sul credito, con la Regione: già 500 domande per ottenere risorse per finanziamenti e riqualificazione del capitale umano. È un segnale, non si cerca più solo la liquidità».




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