Cultura

L’Uomo dei Sussurri | Indie For Bunnies

Di Marco Goi

A scopiazzare, pardon a ispirarsi a Il silenzio degli innocenti…
Come dite? Non riuscite a leggermi?
Scusate, stavo sussurrando. Adesso provo a parlare un po’ più forte.

Ora mi sentite? Mi leggete?
Okay, ricomincio…

A scopiazzare, pardon a ispirarsi a “Il silenzio degli innocenti” ci aveva già provato un paio d’anni fa il sopravvalutatissimo “Longlegs”. Quello con un irriconoscibile Nicolas Cage. Che poi, cosa diavolo lo prendi a fare Nicolas Cage, per renderlo irriconoscibile?

A firmare quella pellicola c’era il nepo baby Oz Perkins, figlio della star di “Psyco” Anthony Perkins. Uno che ai tempi veniva visto da alcuni come la nuova speranza del cinema horror. Dopo aver diretto negli ultimi mesi altri due film per lo più ignorati da pubblico e critica come “The Monkey” e “Keeper – L’eletta”, ci si è però resi conto di quale sia la sua vera natura, quella di grande bluff. Per di più superato da due talenti veri della nuova scena horror: Curry Barker di “Obsession” e Kane Parsons di “Backrooms“.

A ricreare le atmosfere e le vicende dei serial killer impiegati per dare la caccia ad altri serial killer come ne “Il silenzio degli innocenti” ci riprova ora (invano) un altro film, questa volta diretto dal neozelandese James Ashcroft: “L’uomo dei sussurri”, o se preferite “The Whisper Man”, tanto il risultato non cambia. Una pellicola distribuita da Netflix che può vantare un cast delle grandi occasioni, capitanato dalla star di “Severance”, Adam Scott, alle prese con il suo solito ruolo da poco simpatico scrittore tormentato, non troppo distante da quello già ricoperto di recente nell’horror “Hokum”.

C’è poi la solita ottima e sottovalutata Michelle Monaghan, qui la più convincente del cast.

C’è anche Michael Keaton, che compare in scena per pochi minuti ma, quando lo fa, riesce a a rubare la scena.

C’è inoltre il come sempre inquietante Hamish Linklater, quello della miniserie “Midnight Mass”, di recente visto nelle serie Gen V e “Widow’s Bay”.

E c’è pure un attore (doppio) premio Oscar, giusto per non farsi mancare niente: Robert De Niro, presente per tutto il tempo con la sua tipica smorfia da indignato speciale incazzato con il mondo che mostra sempre nelle sue ultime apparizioni, sia sullo schermo che in pubblico. Specie da quando Trump è tornato Presidente degli USA.

Un cast e delle ambizioni da thrillerone, quando invece il risultato è da thrillerino. Uno di quelli per carità anche guardabili, che ti tengono (quasi) incollato allo schermo con la curiosità di scoprire chi è il colpevole. Uno di quelli che non fanno addormentare nemmeno troppo, a me è successo giusto per qualche secondo verso metà film, quando il ritmo rallenta un poco. Uno di quelli che non è nemmeno troppo male, se non fosse per una parte finale parecchio discutibile in cui si addentra in maniera pericolosa nei territori della cagata pazzesca.

Negli anni ’90 di pellicole come questa ne uscivano parecchie, e in genere erano anche migliori di questa. Poi – che ci volete fare, le mode cambiano – i serial killer sono diventati meno popolari di un tempo e oggi film di alto livello a loro dedicati è più difficile trovarne. Il mio consiglio è allora quello di rivolgervi piuttosto alle serie tv. D’altra parte, chi meglio dei serial per parlare dei serial killer?

Un titolo che vi consiglio è “The Shards”, tratto dal romanzo “Le schegge” di Bret Easton Ellis, anche se è più una satira sociale, degli anni ’80 così come di oggi. L’altro è “Furious“, serie che rilegge in maniera personale le storie degli assassini seriali. I miei suggerimenti che vi sussurro nelle orecchie sono questi. Quanto a “L’uomo dei sussurri”, sì, ve lo potete guardare senza troppe aspettative, è la classica visione salva serata, ma la parte finale credo vi farà venire la classica espressione del Robert De Niro degli ultimi anni, a metà strada tra l’amareggiato e lo schifato.

L’articolo, nella sua forma originale, si trova su ‘Pensiweri Cannibali? che ringraziamo per la gentile concessione


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »