Marche

Sete di Burano, si raddoppia il prelievo di acqua: 300 litri al secondo. Il presidente dell’Aato Berloni: «Una scelta obbligata»


FOSSOMBRONE Ancora una volta il pozzo Burano. Ancora una volta spetta a lui andare in soccorso di una provincia assetata. Il comitato provinciale di protezione civile convocato ieri mattina per la gestione dell’emergenza idrica ha deciso di aumentare il rilascio di acqua: dagli attuali 150 litri al secondo si passerà a 300 litri al secondo incluso il fabbisogno di Cagli, pari a 20 litri, che si aggiungeranno ai 150 litri di quello di Sant’Anna. La scelta è stata determinata dal forte abbassamento dell’invaso del Furlo, sceso attorno al 30 % della sua capacità, e per garantire continuità nell’approvvigionamento idrico alla popolazione provinciale. 

Ragione tecnica

Massimo Berloni, sindaco di Fossombrone e presidente dell’Aato, chiarisce subito: «Non è una scelta politica del comitato, ma una decisione obbligata: senza questo intervento non ci sarebbe acqua sufficiente da immettere nelle condutture per tutti». Il punto, però, è che l’eccezione si sta facendo sistema: il pozzo si propone come extrema ratio, ma ogni estate torna a essere la risposta prevedibile a un problema ormai altrettanto prevedibile. Berloni, senza alzare i toni, lo dice con nettezza: «Ogni anno ci ritroviamo al punto di dover prendere misure drastiche, discutendo solo di provvedimenti tampone, senza affrontare davvero il tema delle alternative strutturali». È qui che l’emergenza smette di essere un fatto tecnico ma ritorna ad essere una questione di metodo. Perché se ogni estate il territorio arriva sull’orlo della crisi e solo allora si interviene, il problema non è più soltanto la scarsità d’acqua, ma la difficoltà di costruire una risposta stabile. Quest’anno il quadro si è aggravato ulteriormente con la triplice rottura della condotta principale dell’acquedotto, un episodio eccezionale che, ricordano gli addetti ai lavori, si era verificato soltanto un’altra volta una decina di anni fa ma ha reso ancora più evidente una fragilità già nota. Il cuore della questione, però, è mettere in campo soluzioni. Berloni indica due piani di lavoro: da un lato gli interventi immediati e di lungo respiro, come la pulizia degli invasi, lo sfangamento e il potenziamento delle opere di presa; dall’altro una progettazione strutturale che guardi a nuovi bacini di raccolta valutati con rigore tecnico, non sull’onda delle suggestioni. È qui che la posizione di Berloni assume anche un rilievo politico: «Gli studi – afferma – non bastano, servono progetti». Chiarisce: «Non voglio sminuire il valore della ricerca, ma evitare che analisi e approfondimenti si fermino un passo prima delle decisioni».

La programmazione

Spiega che per ottenere finanziamenti e avviare opere servono infatti proposte concrete, preliminari, con contenuti tecnici e costi definiti. «Altrimenti gli studi – incalza – pur utili, rischiano di restare chiusi in un cassetto e di servire solo a “mettersi la coscienza a posto”, dando l’illusione di aver affrontato il problema senza risolverlo davvero». In sintesi, per il presidente dell’Aato, assicurare l’approvvigionamento oggi è un dovere immediato; costruire alternative al pozzo Burano 2 sarà la vera prova della capacità di programmazione.




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