Politica

“Espatri calati del 20%”. Ma i dati Istat sono distorti

A fine luglio aveva definito l’Italia “Paese delle opportunità”, ricco di possibilità in ambito lavorativo e di relative garanzie. Dichiarazioni passate in sordina sui media ma che avevano suscitato la reazione di centinaia di expat italiani: in tantissimi hanno scritto a ilfattoquotidiano.it raccontando la propria esperienza di vita, che si discostava nettamente dalla visione della ministra. E da Cernobbio la titolare del Lavoro Marina Calderone, ricordando gli ultimi dati Istat che registrano un calo del 20% il numero degli italiani che sono andati all’estero per lavorare nel 2025, ha parlato di “inversione di tendenza”. Inoltre ha risposto ai dati presentati da una ricerca del Teha Group con Philip Morris Italia. Dallo studio emerge infatti che sono 141mila i cittadini italiani che hanno trasferito nel 2024 la residenza all’estero, spesso con la laurea (il 45%), per un costo in termini di minore crescita che vale attorno agli 11 miliardi. Questo corrisponde infatti alla perdita di capitale umano, considerando i costi sostenuti dallo Stato per formare competenze che finiscono per essere incassate gratis da altri Paesi. “I numeri diffusi oggi vanno letti alla luce dei ultimi dati Istat, che restituiscono un quadro già in movimento: nel 2025 si riduce di oltre il 20% il numero di italiani che si trasferiscono all’estero, un’inversione di rotta che matura mentre il Paese raggiunge il traguardo storico di 24,3 milioni di occupati, oltre 1.300.000 lavoratori in più da inizio mandato”, precisa la ministra che sottolinea l’impegno del ministero “con strumenti concreti e già operativi, su ogni leva che si voglia richiamare in tema di attrattività del capitale umano”. Il dato più rilevante – aggiunge – “resta però la composizione della crescita dell’occupazione: per ogni contratto a termine in meno ne abbiamo quasi 3 a tempo indeterminato in più. Parliamo di oltre 16 milioni di lavoratori che a luglio avevano contratto stabile, la vera garanzia di certezza per le famiglie e di fiducia nel sistema Italia“. Tuttavia, quello che Calderone non spiega rispetto ai dati Istat, è che qual calo del 20% è relativo al confronto col picco del 2024, anno in cui l’Aire ha introdotto norme più stringenti in merito alla registrazione degli italiani all’estero (da cui originano le cifre dei flussi considerate dall’istituto di statistica). In sostanza, Calderone attribuisce questo calo a un “cambio di rotta” e alla bontà delle politiche occupazionali italiane, mentre la stessa Istat specifica chiaramente nel suo comunicato ufficiale sulle migrazioni che il calo del 2025 esiste solo perché il 2024 era stato un anno “eccezionale” e “gonfiato” dalle sanzioni sulla mancata iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.

Il cambio del meccanismo Aire che ha “distorto” i dati – “Il calo – si legge sul sito Istat – va letto alla luce dell’eccezionale numero di iscrizioni all’AIRE registrato nel 2024, in seguito all’introduzione di norme più stringenti in materia. La nuova normativa ha determinato una forte concentrazione delle registrazioni nel 2024, amplificando di conseguenza la riduzione osservata nel confronto con il 2025. I rimpatri, pari a circa 56mila, diminuiscono invece del 3,4%. Il saldo migratorio con l’estero resta quindi positivo (per gli italiani residenti all’estero, che in virtù di tale posta vedono aumentato il loro contingente) e si attesta a circa 53mila unità, quasi 30mila in meno rispetto al 2024″. Il governo ha infatti introdotto nella Legge di Bilancio n. 213 del 30 dicembre 2023 una stretta decisiva: sanzioni pecuniarie severe (fino a mille euro all’anno) per chi vive stabilmente all’estero da più di 12 mesi senza essersi mai iscritto all’Aire o senza aver aggiornato i dati. Dunque migliaia di italiani che si erano già trasferiti negli anni passati (ma che non si erano mai registrati per non perdere benefici come l’assistenza medica gratuita in Italia) si sono affrettati a regolarizzare la propria posizione per evitare le multe. Di conseguenza, nel 2024 si è registrato un picco record di “espatriati” (156 mila, +36,5%) che in realtà includeva moltissime regolarizzazioni di persone già all’estero da tempo. Per questo, vista la “bolla della registrazioni” dell’anno precedente, il forte calo percentuale (-22,7%) va letto “alla luce del numero eccezionale di iscrizioni registrate nel 2024”. Se la politica legge il dato come un successo occupazionale interno, demografi ed economisti fanno notare che i dati ufficiali continuano a sottostimare i flussi reali. Molti giovani che partono continuano a non iscriversi all’Aire finché non è strettamente necessario. Lo dimostra anche il fatto che i registri dei paesi di arrivo (come Germania o Paesi Bassi) continuano a contare ingressi di italiani superiori rispetto alle cancellazioni anagrafiche registrate in Italia. Dunque, la regolarizzazione dell’Aire c’entra in modo determinante, perché ha creato un “effetto distorsivo” sui dati statistici tra il 2024 e il 2025. Il calo del 22,7% delle partenze registrato nel 2025 non riflette solo una reale diminuzione dei flussi, ma è la diretta conseguenza di un’impennata artificiale avvenuta l’anno precedente.

Cosa dice la ricerca presentata a Cernobbio – Lo studio ha calcolato che negli ultimi dieci anni il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Un’emorragia che ha anche un prezzo: la formazione pubblica dispersa vale 7,2 miliardi l’anno, cifra che sale a 10,7-11,4 miliardi se si considera il valore aggiunto potenziale non generato. Tra le cause principali, indicate dalle imprese coinvolte nella survey, spiccano le retribuzioni basse rispetto al costo della vita (82,1%), la sfiducia nelle istituzioni (46,4%) e le scarse opportunità professionali (35,7%). Il 93,9% delle aziende giudica il fenomeno problematico o molto problematico, e per una su due l’impatto sul business è già rilevante. Senza interventi strutturali, avverte lo studio, lo scenario inerziale al 2035 porterebbe a una perdita cumulata di circa 760mila laureati, con un mancato recupero di oltre 120 miliardi di investimento formativo e fino a 307 miliardi di Pil potenziale. Per invertire la tendenza, la ricerca propone una roadmap nazionale su cinque direttrici: incentivi alle imprese per retribuzioni più competitive e occupazione stabile; un Italy Talent Visa per semplificare l’ingresso di professionisti internazionali; un legame più stretto tra università, ricerca e imprese; misure per l’insediamento territoriale dei talenti, comprese le famiglie; un ecosistema più favorevole per startup e deep tech. Applicando queste policy, secondo le simulazioni, l’Italia potrebbe recuperare fino a 119mila laureati entro il 2035, con un impatto positivo fino a 11,1 miliardi di Pil aggiuntivo annuo.

I dati Istat – Nel 2025 gli espatri sono stati 109mila, il 22,7% in meno rispetto al 2024. Il calo va letto alla luce dell’eccezionale numero di iscrizioni all’Aire registrato nel 2024, in seguito all’introduzione di norme più stringenti in materia. La nuova normativa ha determinato una forte concentrazione delle registrazioni nel 2024, amplificando di conseguenza la riduzione osservata nel confronto con il 2025. I rimpatri, pari a circa 56mila, diminuiscono invece del 3,4%. Il saldo migratorio con l’estero resta quindi positivo (per gli italiani residenti allestero, che in virtù di tale posta vedono aumentato il loro contingente) e si attesta a circa 53mila unità, quasi 30mila in meno rispetto al 2024. La maggior parte degli espatriati si dirige verso l’Europa: il 75,5% del totale, pari a circa 82mila persone. In particolare, 68mila trasferimenti hanno come destinazione un Paese dell’Ue; al netto dei 31mila rimpatri provenienti dalla stessa area, il saldo migratorio degli italiani residenti nell’Unione risulta positivo per circa 37mila unità. Nel 2025 le principali destinazioni degli espatri sono state la Spagna e la Germania con rispettivamente circa 13mila movimenti. Segue la Svizzera con 12mila, il Regno Unito con 11mila e la Francia con 9mila. Nel complesso questi cinque Paesi accolgono il 53,3% degli italiani espatriati. Tra le destinazioni extraeuropee emergono gli Stati Uniti, con il 5,7% degli espatri, e il Brasile, con il 2,9%. I flussi verso questultimo Paese risultano in forte calo, anche per effetto della recente revisione della disciplina della cittadinanza italiana iure sanguinis. Al 1° gennaio 2025 gli italiani iscritti all’Aire sono 6,4 milioni. La distribuzione per regione Aire di iscrizione conferma il forte peso storico dell’emigrazione dal Mezzogiorno, che raccoglie il 45,0% del totale degli italiani residenti allestero. In particolare, il Sud incide per il 29,8% e le Isole per il 15,2%. Il Nord rappresenta il 39,3% degli italiani residenti all’estero, mentre il Centro si attesta al 15,7%. La Sicilia è la prima regione per numero di italiani iscritti all’Aire, con 842mila individui, pari al 13,1% del totale nazionale. Seguono la Lombardia, con 692mila iscritti e una quota del 10,8%, il Veneto con 617mila, pari al 9,6%, e la Campania con 584mila, pari al 9,1%. Tra le regioni con valori più elevati figurano anche il Lazio, con 522mila iscritti, e la Calabria, con 464mila. Nel complesso queste sei regioni discrizione raccolgono oltre la metà degli italiani residenti all’estero.


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