Difterite e melanoma: parlare di vaccini non è così semplice
Due notizie stanno riportando all’attenzione di media e opinione pubblica il tema dei vaccini, a distanza di anni dalla pandemia di Covid e ancor più dall’obbligatorietà delle vaccinazioni contro le malattie pediatriche. La prima, drammatica, è la morte per difterite di una bambina non vaccinata; la seconda è lo studio sul cosiddetto vaccino contro il melanoma.
Il caso di Palermo
Stando alle notizie, i genitori della piccola Anna Rosa sono indagati per omicidio colposo per omissione ma la madre accusa i medici di aver sottovalutato la situazione, mentre le autorità sanitarie sosterrebbero che la diagnosi era difficile proprio perché la difterite è ormai quasi del tutto debellata in Italia.
Il vaccino è incluso tra i dieci prescritti entro i sedici anni in modo obbligatorio, secondo una norma del 2017 che però non implica la somministrazione coercitiva.
Starà alla magistratura fare chiarezza e considerare i fratellini della bimba, non vaccinati. Al momento mancano i risultati dell’esame autoptico per confermare le cause del decesso e valutare eventuali responsabilità.
Vaccino e autismo? Una frode scientifica
I genitori pare fossero convinti che il vaccino provochi autismo, tesi basata su una famigerata frode scientifica compiuta da Andrew Wakefield, poi radiato dai medici britannici, cui diede iniziale accoglimento The Lancet, prestigiosissima rivista medico-scientifica.
Va però ricordato che, anche dopo lo svelamento e il ritiro con scuse della pubblicazione, la tesi è stata considerata in sentenze di risarcimento a favore di genitori con bambini affetti da sindrome dello spettro autistico.
Il “vaccino anticancro”
Riguardo al vaccino a RNA messaggero (mRNA), uno studio di Moderna e Merck illustra risultati positivi sul contributo alla riduzione di recidiva e metastasi per il melanoma. Quanto all’espressione “vaccino anticancro” va specificato si tratti di una terapia non genericamente preventiva, ma personalizzata sulle mutazioni del tumore di ciascun paziente.
Siamo cioè nell’ambito dell’oncologia e della medicina personalizzata, una delle strade della ricerca e della clinica del futuro, e l’auspicio è estendere l’approccio ad altri tumori e patologie.
Cosa aspettarsi?
Le tecnologie a base di mRNA, studiate da decenni, hanno già prodotto applicazioni con la pandemia di Covid, per le quali è stato assegnato il premio Nobel 2023 per la Medicina, ora speriamo in nuovi scenari terapeutici.
Ma sarebbe bene usare toni che tengano conto, assieme all’ottimismo, dei possibili ritorni in termini di illusione e delusione, in particolare tra quanti sono direttamente coinvolti. Sono così da evitare campagne benintenzionate ma viziate dall’enfasi.
Comunicare bene
Assieme al compianto virologo Giovanni Maga, mi sono occupato del tema in un saggio uscito nel 2021 per Zanichelli, Pandemia e infodemia. Come il virus viaggia con l’informazione. Tra i diversi aspetti affrontavamo proprio la responsabilità della comunità medico-scientifica per far apprezzare utilità e necessità del presidio vaccinale.
Facendo nostro un fondamentale principio di Piero Angela: quando un messaggio non è compreso, la responsabilità non va a chi lo ha ricevuto, ma a fonte e mediatori.
Scienza, salute e comunicazione ipermediale
Il termine “vaccino” evoca spesso nei non esperti l’idea jenneriana di un presidio che garantisce a vita l’immunizzazione dal contagio, mentre quelli per Covid riducevano temporaneamente la patogenesi. Articolare tale distinzione, ribadendo l’assoluta opportunità della somministrazione, avrebbe ridotto perplessità ed esitanza (al di là della fortunatamente minoritaria quota di no vax)? Non diamo una risposta ma è legittimo porsi la domanda, ora tornata di attualità.
Qualunque processo di comunicazione – soprattutto la divulgazione scientifica – si concentra nel “ritorno atteso”, la risposta che si intende ottenere. Si tratta di un risultato condizionato dalla correttezza del contenuto e dall’efficacia del canale, ma anche dal pregiudizio e dalle opinioni pregresse del destinatario.
Occorre superare la teoria ipodermica secondo cui la comunicazione produce nell’interlocutore una sorta di rimbalzo; come pure il deficit model, per cui basta fornire informazioni a chi non le possiede per risolvere ignoranza ed errate convinzioni.
L’efficace comunicazione, in una società ipermediale come la nostra, è un compito della ricerca scientifica, insieme a quello di produrre avanzamenti di conoscenza certi e auspicabilmente utili. Un dovere ancor più importante quando si tratta della salute delle persone.
Immagine di copertina: MasterTux – Pixabay

Marco Ferrazzoli
Docente di Teoria e tecnica della divulgazione della conoscenza, Università di Roma Tor Vergata.





