Emilia Romagna

Una scelta che nasconde disuguaglianze


Dal 1º ottobre Rai Scuola non sarà più disponibile sul canale 57, ma arriverà “Italiana”, una rete, promettono, dedicata al racconto dei territori, dei borghi, delle tradizioni e delle eccellenze del Paese. I contenuti educativi continueranno a essere disponibili online, principalmente attraverso RaiPlay. Una decisione assunta dal Consiglio di amministrazione della Rai sulla base dei dati di ascolto, ma che ha suscitato le proteste di insegnanti, esponenti politici e operatori del mondo della cultura. Una petizione online ha già raggiunto a oggi poco meno di 86mila firme. 

“La Rai vuole eliminare la cultura, la scienza, la scuola dalla televisione italiana, eliminando Rai Scuola dal canale 57 – interviene la vicesindaca, Emily Clancy, sui social, dichiarando di non avere ”nulla contro i borghi e le eccellenze italiane”, ma contesta la scelta di sostituire un canale educativo con una rete incentrata esclusivamente sulla cultura nazionale: “Il problema è che viene messa Rai Italiana al posto di Rai Scuola, cioè sostituiamo dei contenuti educativi e plurali per parlare della sola cultura italiana”.

“Nasconde delle disuguaglianze sociali”

Secondo la vicesindaca, il trasferimento dei programmi su RaiPlay non garantirebbe la stessa accessibilità assicurata dalla televisione tradizionale. “Le destre minimizzano dicendo che i ragazzi e le ragazze sono tutti su internet e che comunque Rai Scuola andrà su RaiPlay. È una bugia e nasconde anche delle disuguaglianze sociali”.

La differenza, sostiene Clancy, riguarda anche il modo in cui il pubblico entra in contatto con i contenuti: “La forza di Rai Scuola sulla televisione è che accedi a contenuti che non conoscevi già prima: ti ci imbatti quando accendi la televisione. Non tutte le famiglie hanno più di un dispositivo a casa. La forza di Rai Scuola è che è un servizio pubblico sulla televisione universale, accessibile a tutte e a tutti”.

Da qui l’appello a sostenere la mobilitazione: “Io penso che scuola e cultura non possano essere un lusso di chi ha la connessione veloce, più dispositivi o sa già che cosa cercare. C’è una petizione online che sta raccogliendo decine di migliaia di firme contro questa decisione. Firmiamola insieme e condividiamola”.


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