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“Saga” Colaiacovo, la Franco Gold presenta richiesta di risarcimento da 617 milioni di euro

La “saga” dei Colaiacovo si arricchisce di un’altra puntata. La Franco Colaiacovo Gold, che fino a non molto tempo fa possedeva il 25 per cento di Financo – la “cassaforte di famiglia” che possiede e controlla tutte le società operative del gruppo, a partire da Colacem – ha comunicato mercoledì di aver presentato una richiesta di risarcimento per 617,4 milioni di euro nei confronti di Carlo Colaiacovo e di altri esponenti di Financo.

La vicenda La richiesta, secondo quanto riferito da Franco Colaiacovo Gold, riguarda due distinti gruppi di vicende che, nella ricostruzione della società, avrebbero impedito per circa dieci anni di vendere a terzi la partecipazione in Financo al suo valore ritenuto reale. Nel mirino vengono indicati Carlo Colaiacovo, le holding riconducibili a Carlo e Giovanni Colaiacovo e alcuni amministratori e sindaci di Financo. Il primo filone riguarda iniziative giudiziarie risalenti al 2014 e al 2015. Nel mirino in particolare un sequestro preventivo d’urgenza della partecipazione in Financo, che non fu convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Perugia, e una successiva istanza di fallimento alla quale la Procura rinunciò. Secondo la ricostruzione di Franco Colaiacovo Gold, quelle iniziative avrebbero ostacolato il tentativo allora in corso di ristrutturare i debiti e avrebbero contribuito alla successiva liquidazione concorsuale delle società operative del gruppo.

La sentenza A sostegno di questa parte della richiesta, la società cita le 126 pagine della sentenza del Tribunale di Firenze con le quali, nel 2025, sono stati ricostruiti i fatti e il ruolo dei diversi imputati. Procedimento penale che non si è concluso con condanne: le contestazioni si sono chiuse infatti con la prescrizione per uno dei reati e con l’assoluzione per un’altra fattispecie, nel frattempo abrogata. Franco Colaiacovo Gold ritiene comunque che gli elementi contenuti nella motivazione possano essere utilizzati come base della nuova iniziativa civile. Il secondo filone riguarda invece gli anni più recenti e il tentativo di arrivare alla ristrutturazione dei debiti attraverso la valorizzazione della quota del 25 per cento in Financo. La società sostiene che Carlo Colaiacovo Holding, Giovanni Colaiacovo Holding e alcuni componenti degli organi di Financo abbiano ostacolato l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione presentato da Franco Colaiacovo Gold e le trattative con potenziali acquirenti esterni.

Le parole di Colaiacovo «Per un decennio – scrive Giuseppe Colaiacovo, socio di riferimento ed ex amministratore delegato – ci hanno impedito di vendere al suo valore reale la storica partecipazione della nostra famiglia in Financo». «Il nostro gruppo – aggiunge – ha così potuto onorare tutti i suoi debiti e risanare la società Franco Colaiacovo Gold».

La storia La vicenda arriva all’ultimo passaggio dopo oltre un decennio di tensioni tra i diversi rami della famiglia Colaiacovo. Storicamente il capitale di Financo era suddiviso tra i rami di Carlo, Giovanni, Pasquale e Franco Colaiacovo. Quest’ultimo, attraverso Franco Colaiacovo Gold, deteneva il 25 per cento della holding. Quando FC Gold è entrata in difficoltà finanziarie, la partecipazione in Financo è diventata il principale asset su cui fare leva per reperire le risorse necessarie a rientrare dai debiti. Negli anni si sono susseguiti tentativi di valorizzare e vendere la quota a soggetti esterni. Una svolta è arrivata nel 2024, quando Gianluca Vacchi, attraverso la società di investimento Eques, è intervenuto a sostegno del piano di ristrutturazione di FC Gold con un’operazione finanziaria del valore complessivo di circa 160 milioni di euro. L’operazione, alla quale in una prima fase aveva partecipato anche Brunello Cucinelli, ha consentito a Giuseppe Colaiacovo di proseguire il percorso di risanamento e di mantenere aperta la possibilità di cedere sul mercato il 25 per cento di Financo.

Le tappe La vicenda è entrata nella fase decisiva all’inizio di quest’anno, quando Eques e la cordata collegata a Vacchi hanno presentato un’offerta formale per acquistare la partecipazione, per un valore indicato intorno ai 450-460 milioni di euro. L’offerta ha aperto la procedura prevista dallo statuto di Financo, che riconosce agli altri soci un diritto di prelazione sulle quote messe in vendita. A quel punto Carlo Colaiacovo e Ubaldo Colaiacovo, attraverso le rispettive holding, hanno esercitato la prelazione, acquistando la quota alle condizioni dell’offerta. Vacchi, che non è quindi entrato nell’azionariato di Financo, è uscito dall’operazione. Una cessione che ha consentito a Franco Colaiacovo Gold di disporre delle risorse necessarie per soddisfare i creditori e completare il percorso di ristrutturazione finanziaria.

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