Draghi e Collison uniti per rilanciare l’Europa

È una questione di potere economico e, alla fine, di sovranità. Perché un’Europa che cresce poco è un’Europa che dispone di meno risorse per finanziare ciò che considera essenziale: difesa, sanità, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e protezione sociale. Il ragionamento del gruppo è netto: la stagnazione economica, se protratta nel tempo, finisce per diventare un problema politico e strategico.
Come ricostruire una capacità europea di innovare e competere
È qui che la nascita del Rhine Group assume un significato più ampio. Per decenni l’Europa ha potuto contare su un contesto internazionale relativamente favorevole. Il commercio mondiale cresceva sotto l’ombrello delle regole multilaterali, gli Stati Uniti garantivano una parte decisiva della sicurezza occidentale e molte dipendenze economiche potevano apparire reciproche e quindi gestibili. Quel mondo, secondo Draghi e Collison, non esiste più. Gli Stati Uniti sono diventati più protezionisti, la Cina è un concorrente molto più aggressivo sia nei mercati internazionali sia dentro lo stesso mercato europeo, mentre le dipendenze strategiche – energetiche, tecnologiche, industriali – sono diventate più rischiose. Il risultato è che l’Europa si trova oggi più esposta agli eventi esterni proprio mentre il suo modello di crescita mostra i suoi limiti. Da qui il tono del manifesto del gruppo.
“Il declino non è inevitabile”, è in sostanza la tesi, “ma è la direzione verso cui ci stiamo dirigendo se non agiamo con urgenza”. E la risposta non dovrebbe essere quella di rassegnarsi a un’Europa trasformata in una potenza di seconda fascia. Al contrario: il continente deve tornare a competere, costruire e crescere.
Il passaggio è importante perché rovescia una certa narrazione difensiva dell’Europa. Il Rhine Group non parte dall’idea di proteggere ciò che già esiste, ma dalla necessità di ricostruire una capacità europea di innovare e creare imprese capaci di competere su scala globale. Anche perché, ricordano i promotori, l’Europa non è un mercato marginale: è il secondo mercato più grande del mondo. Il vero elemento di novità del Rhine Group sta però nel tentativo di fare un passo successivo rispetto al rapporto pubblicato da Draghi nel 2024. Quel documento aveva prodotto una diagnosi molto ampia e oltre 170 proposte su energia, industria, difesa, infrastrutture digitali, mercati dei capitali e produttività. È diventato uno dei principali riferimenti del dibattito europeo sulla competitività. Il problema, adesso, è trasformare quelle idee in riforme effettivamente realizzabili.
L’identità
Il Rhine Group nasce precisamente in questo spazio: fra la ricerca e la politica, fra la diagnosi e l’attuazione. Non è formalmente un’istituzione europea e non pretende di sostituirsi alla Commissione o ai governi nazionali. Si propone piuttosto come un luogo nel quale persone che normalmente siedono a tavoli diversi possano ragionare insieme sulle grandi riforme di cui l’Europa avrebbe bisogno.
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