Evocata la fine di Aldo Moro per il sindaco, ancora minacce social contro Mezzetti

Un gravissimo episodio di violenza verbale e minacce ha colpito il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, diventato bersaglio di un inquietante attacco sui social network. A scatenare la bufera è stato un commento apparso sotto un post del primo cittadino, scritto da un utente identificato come Daniele Brandoli. Le parole utilizzate superano di gran lunga il limite della normale dialettica, sfociando in un vero e proprio incitamento all’omicidio con un agghiacciante riferimento agli anni di piombo.
“Guardi signor sindaco con tutto il rispetto…ogni mattina che mi sveglio per la colpa che ha per aver distrutto questa città, spero di leggere sul giornale lo stesso articolo che ho letto quando morì Aldo Moro..onestamente se qualcuno le facesse fare la stessa fine credo che lei come pessimo uomo se lo meriterebbe…cordiali saluti“, ha scritto l’hater.
La gravità del testo non è passata inosservata ai filtri della piattaforma: Facebook ha infatti nascosto automaticamente il messaggio, classificandolo come contenuto violento o minaccioso. Nonostante ciò, come ha spiegato lo stesso Mezzetti, l’autore “ha pensato bene di riproporlo sulla bacheca del proprio profilo”, uno spazio virtuale nel quale “compaiono altri post dal carattere pesantemente minaccioso nei miei confronti e non solo”. Di fronte a questo scenario, il primo cittadino ha annunciato in modo fermo che il responsabile “sarà segnalato nelle prossime ore alle autorità competenti”, chiarendo però che non si tratta di una mossa per silenziare il dissenso.
“Non è una reazione dettata dalla volontà di intimidire qualcuno o di impedire la critica, anche la più aspra. La critica politica è libera. Il dissenso è libero”, ha precisato Mezzetti, aggiungendo che “l’insulto, per quanto sgradevole, fa parte purtroppo del prezzo che chi ricopre un ruolo pubblico spesso si trova a pagare. La minaccia e l’incitamento alla violenza sono un’altra cosa”. Più che la rabbia, la reazione umana del sindaco è segnata da un profondo turbamento: “Quando leggo certe cose, il primo sentimento che provo non è rabbia e nemmeno risentimento. È piuttosto un misto di pena e inquietudine. Mi domando cosa possa portare una persona a coltivare un odio così profondo da arrivare a evocare, nei confronti miei, di altri esponenti politici o di giornalisti, atti di violenza e persino di matrice terroristica”.
L’episodio diventa così l’occasione per lanciare un allarme generale sul clima di scontro che avvelena il dibattito pubblico, sottolineando pure come contribuisca a legittimare queste frasi “chi mette il proprio ‘like’ sotto affermazioni di questo genere”. Mezzetti ha ribadito la necessità, a partire da chi ha responsabilità pubbliche, di abbassare i toni e non alimentare sentimenti d’odio, poiché “le parole hanno conseguenze”. La preoccupazione maggiore del sindaco è il rischio concreto di un’emulazione: “La continua rappresentazione dell’avversario politico, del giornalista, dell’amministratore o semplicemente di chi la pensa diversamente come un nemico da odiare e da eliminare può trovare qualcuno disposto a trasformare quelle parole in azioni. Perché può sempre esserci qualcuno che, immerso in un clima di odio e di violenza verbale, finisca per convincersi che passare dalle parole ai fatti sia non soltanto possibile, ma addirittura giusto o legittimo”. Un timore fondato sulla storia passata e presente del nostro Paese, che insegna tragicamente come non si tratti di un’ipotesi astratta. “Per questo non bisogna abituarsi. Non bisogna minimizzare. E soprattutto non bisogna alimentare l’odio pensando che rimarrà per sempre soltanto odio scritto su uno schermo”, ha concluso il sindaco.
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