Omicidio Ielo a Reggio Calabria, rapina e agguato «unico movente»
Prima la rapina in tabaccheria (la sera dell’8 novembre 2016) a scopo intimidatorio, poi l’agguato consumato il 25 maggio 2017. Sempre dopo il tramonto. Nel mirino Bruno Ielo, l’ex carabiniere che gestiva con la figlia una rivendita di tabacchi diventando un concorrente scomodo per chi avrebbe voluto dominare un’ampia porzione di Reggio nord, tra Archi e Gallico. Bruno Ielo – così ha ricostruito l’indagine del procuratore aggiunto Stefano Musolino e degli investigatori della Squadra Mobile, sigillata dalle condanne in primo e secondo grado – avrebbe scelto di sfidare i poteri forti, di “non abbassare la testa” (da qui il nome in codice dell’operazione “Giù la testa”) e proseguire con coraggio e dedizione nella gestione dell’attività commerciale di famiglia. Una scelta di campo che ha pagato con la vita, ucciso mentre, al termine della giornata lavorativa, faceva rientro verso casa da Gallico verso Concessa Catona. Quella sera era alla guida del suo scooter. Pochi minuti dopo le ore 21, sulla via Nazionale Catona scattò l’agguato. Una serie di pistolettate non gli hanno lasciato scampo. Il 26 novembre 2025 la Corte d’assise d’appello di Reggio ha inflitto due ergastoli e due ulteriori condanne pesantissime. Adesso sono state rese note le motivazioni della sentenza. E si parte proprio dal filo conduttore che lega drammaticamente rapina – l’antefatto – all’omicidio che per la Procura va inquadrato come la barbara resa dei conti.
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