Toscana

Uccise il rivale in amore a colpi di pistola: processo fissato a ottobre


Un omicidio consumato nella notte del 20 marzo alla rotatoria di Olmo, alle porte di Arezzo, davanti alla pizzeria dove lavorava la ragazza contesa. Edison Beluli, 35 anni, albanese residente a Frassineto, è accusato di aver sparato quattro colpi di pistola contro Gjergj Pergegaj, muratore di 29 anni, anch’egli albanese, uccidendolo. La procura di Arezzo ha chiuso le indagini e il processo è fissato per il 10 ottobre in corte d’assise.

Da amici a rivali in amore

I due uomini si conoscevano bene: avevano lavorato insieme nell’edilizia, erano incensurati e le loro famiglie si frequentavano. Il rapporto era però degenerato per una questione di gelosia. Secondo quanto emerso dalle indagini, la ragazza era la ex di Pergegaj e, dopo essersi lasciati, si era fidanzata con Beluli. Questa situazione aveva alimentato una tensione crescente tra i due, con una serie di episodi conflittuali nei mesi precedenti al delitto.

La sera del 20 marzo, intorno alle 23,30, Beluli arrivò in macchina nella piazzola di sosta vicino alla grande rotatoria alle porte di Arezzo. Trovandosi di fronte il rivale, estrasse la pistola e sparò. Due dei quattro proiettili lo colpirono al collo e al torace, risultando fatali. Pergegaj crollò a terra in una pozza di sangue. Un proiettile raggiunse anche la vetrina della pizzeria. La ragazza era presente e assistette alla scena.

La pistola e l’ipotesi di premeditazione

Il nodo centrale del processo sarà l’aggravante della premeditazione, contestata dal pubblico ministero Emanuela Greco. Secondo la ricostruzione dell’accusa, riportata dal Corriere di Arezzo, Beluli si era procurato nei giorni precedenti una pistola Glock con la determinazione di uccidere. L’arma, priva di porto d’armi, proveniva da un furto in abitazione commesso in Umbria ed era stata acquistata poco prima del delitto. Per questo la procura contesta anche il reato di ricettazione.

Nella ricostruzione del magistrato, non si trattò di un omicidio d’impeto ma di una vera e propria esecuzione: Beluli girava con l’arma carica. L’imputato rischia l’ergastolo. La difesa, affidata agli avvocati Luca Turchetti e Alessandro Serafini, punterebbe a smontare l’ipotesi di premeditazione, aprendo uno scenario in cui l’omicida avrebbe agito per esasperazione piuttosto che con fredda determinazione.

Il processo salta l’udienza preliminare

Beluli fu fermato dalla squadra mobile della questura nella notte stessa del delitto, trovato mentre vagava a Lignano, e condotto nel carcere di Arezzo dove si trova tuttora. La procura ha completato le indagini nei tempi del rito immediato cautelare, che consente di saltare l’udienza preliminare quando l’indagato è in carcere e gli elementi sono disponibili. Il gip Claudio Lara ha già fissato la prima udienza in corte d’assise per il 10 ottobre.

L’esito del processo dipenderà in larga misura dalla dimostrazione o meno dell’aggravante della premeditazione. Dinamica, balistica e stato emotivo dell’imputato saranno al centro del dibattimento. I familiari della vittima, che chiedono giustizia, si costituiranno parte civile assistiti dagli avvocati Mauro Messeri, Alessandro Mori e Giulio Frosini.


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