Falla macOS Screen Sharing sfruttata: aggiorna subito
Se avete un Mac e non avete ancora installato gli aggiornamenti di sistema rilasciati da Apple nelle ultime settimane, è il momento di farlo adesso, subito. Una vulnerabilità critica nel sistema di Screen Sharing di macOS è ora attivamente usata dagli attaccanti per entrare nei Mac altrui senza credenziali valide.
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La falla riguarda le versioni macOS Sonoma, Sequoia e Tahoe ed è già stata corretta rispettivamente con gli aggiornamenti 14.8.9, 15.7.9 e 26.6.1. Apple aveva descritto il problema come un difetto di autenticazione risolto con una migliore gestione degli stati interni: in pratica, un attaccante sulla stessa rete poteva autenticarsi al servizio di Screen Sharing senza inserire credenziali valide.
Il Centro Nazionale di Cybersicurezza dei Paesi Bassi ha poi alzato il livello di allerta, confermando che la vulnerabilità è già stata sfruttata su più sistemi. Il dettaglio più preoccupante è quello che gli attaccanti hanno fatto una volta dentro: il rapporto olandese precisa che “in tutti questi casi, era stato ottenuto l’accesso root al sistema ed era stato installato un miner di Monero“.
In sostanza, gli hacker avevano il controllo totale della macchina, usato per far lavorare il Mac per qualcun altro mentre il proprietario rimane ignaro di tutto.
Lo Screen Sharing è uno dei servizi più pericolosi da esporre: chi riesce ad accedervi può vedere lo schermo, aprire file, lanciare applicazioni e fare praticamente tutto quello che farebbe una persona seduta davanti al Mac. Il fatto che la porta 5900, quella usata da questo servizio, fosse accessibile da Internet sui sistemi colpiti ha reso il tutto ancora più semplice per gli attaccanti.
Come già detto, la prima cosa da fare per difendersi da questo problema è aggiornare macOS il prima possibile. Poi, se non avete un motivo specifico per tenerlo attivo, disabilitate lo Screen Sharing: lo trovate in Impostazioni di Sistema, sezione Generali, poi Condivisione. Tenetelo spento per default e attivatelo solo quando serve, disabilitandolo di nuovo a sessione conclusa. Non è una misura di sicurezza sofisticata, ma è esattamente il tipo di igiene digitale di base che fa la differenza.
La lezione più amara di questa storia è che Apple aveva già rilasciato la patch, ma molti utenti non l’avevano ancora installata: il rischio non era nella lentezza di Apple, ma nella nostra abitudine a rimandare gli aggiornamenti.
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