Sicilia

Migranti, il Tribunale di Palermo sospende la procedura accelerata. Matone (Lega) attacca i giudici: «Mettono in discussione il Patto Ue sull’asilo»

 

La sezione specializzata in materia di Immigrazione e protezione internazionale del tribunale di Palermo ha sospeso, ordinando un’integrazione probatoria a carico dell’amministrazione dello Stato, il diniego della protezione e la procedura accelerata di trasferimento alla frontiera nei confronti di tre cittadini egiziani. E’ stato così accolto il loro ricorso, in quanto cittadini appartenenti a un Paese non ritenuto sicuro a tutti gli effetti dai giudici, sebbene in teoria rientrasse nei parametri fissati dalla normativa europea. Per effetto dell’ordinanza, la commissione competente dovrà fornire nuovi elementi al tribunale.

Il provvedimento dei giudici palermitani scatena le polemiche nel mondo politico. Sul caso interviene Simonetta Matone, ex magistrato e deputato della Lega.«Proprio mentre è in corso un confronto sui migranti tra Italia e Germania la magistratura italiana interviene, ancora una volta e in questo caso per stabilire che il Patto Ue di asilo non esiste e può essere stracciato. Come dire, di conseguenza, che anche l’Europa non esiste. Secondo i giudici del Tribunale di Palermo va annullato l’esame sommario delle richieste d’asilo di tre migranti egiziani a cui era stata negata la protezione. Motivazione: non basta che vengano da Paesi sicuri è necessaria la valutazione caso per caso. La solita teoria utilizzata più volte per disapplicare una norma, in questo caso europea».

Ma ecco cosa hanno deciso i magistrati palermitani. Secondo le misure vigenti, fissate nell’articolo 42, paragrafo 1 lettera J, del Regolamento procedure Ue 2024\1348, la domanda di protezione internazionale viene respinta se la percentuale di domande accolte, per i cittadini di quel Paese, stando agli ultimi dati medi annuali Eurostat, è pari o inferiore al 20 per cento. Nel caso di specie l’Egitto, in base alle regole poteva essere considerato «sicuro»: tuttavia i tre ricorrenti hanno allegato motivi che in astratto hanno fatto rientrare il loro Paese di origine in una categoria diversa. Il caso è quello che riguarda ad esempio disabili e omosessuali, per i quali la valutazione di Stato «sicuro» non può essere agganciata a un mero dato statistico.

Da qui la decisione del giudice monocratico della sezione specializzata del tribunale palermitano, secondo cui l’amministrazione ha l’obbligo giuridico di accertare che la persona non rientri in una categoria per cui la percentuale di accoglimento non sia rappresentativa. Si deve accertare cioè se non vi sia la necessità di compiere una valutazione autonoma e individualizzata e l’autorità deve spiegare, nel caso concreto, se sia sufficiente il dato statistico di Eurostat. Se le spiegazioni non saranno sufficienti, non sarà applicabile la procedura di frontiera e si opterà per la procedura ordinaria con diritto di ingresso. «Il dato statistico – si legge nel provvedimento – ha valore soltanto indiziario e non può sostituire la valutazione individuale richiesta dalla disposizione: l’autorità procedente deve esplicitare, in concreto, perchè il richiedente non rientri in categorie esposte a specifici rischi di protezione e perchè la percentuale Eurostat possa essere ritenuta effettivamente significativa nel caso esaminato».

«Proprio mentre è in corso un confronto sui migranti tra Italia e Germania la magistratura italiana interviene, ancora una volta e in questo caso per stabilire che il Patto Ue di asilo non esiste e può essere stracciato. Come dire, di conseguenza, che anche l’Europa non esiste. Secondo i giudici del Tribunale di Palermo va annullato l’esame sommario delle richieste d’asilo di tre migranti egiziani a cui era stata negata la protezione. Motivazione: non basta che vengano da Paesi sicuri è necessaria la valutazione caso per caso. La solita teoria utilizzata più volte per disapplicare una norma, in questo caso europea». Lo dichiara in una nota Simonetta Matone, ex magistrato e deputato della Lega.


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