Splatoon Raiders Recensione | Nintendo Switch 2 | Pro e Contro
Recensione Splatoon Raiders
Splatoon Raiders è stato il primo gioco che mi ha fatto scaricare Nintendo Switch 2, per intero, per due volte nello stesso giorno. Alla terza ho deciso che forse era il caso di giocare direttamente su TV. E mi sono anche reso conto che proprio questa serie di Nintendo tende a presentarsi nelle occasioni più improbabili della mia vita, quasi per caso.
Scheda videogioco
-
Publisher
Nintendo -
Sviluppatore
Nintendo -
Genere
Azione -
Numero giocatori
1 (Locale) 4 (Online / Wireless Locale) -
Lingua
Italiano - Disponibile su
Il Giappone è di Splatoon
Un saluto dal Nintendo Store di Tokyo.
Il primo Splatoon lo comprai il giorno in cui feci per la prima volta lo scrutatore alle elezioni comunali. Fu una sorta di premio personale per aver fatto il mio dovere. Splatoon Raiders, invece, l’ho giocato durante il mio viaggio di nozze in Giappone. Non poteva esserci posto migliore.
In Giappone Splatoon ha una dimensione che, almeno per quello che ho potuto vedere, è difficile da percepire qui da noi. Esiste una vera e propria subcultura, un sottobosco fatto di merchandise e appassionati. Ho visto molte persone con i calamari del gioco attaccati agli zaini, e nei Nintendo Store di Tokyo, Kyoto e Osaka ho trovato spazi dedicati a Splatoon decisamente più grandi di quelli riservati a serie come Zelda e Metroid messe insieme. Una cosa da non credere, se si è abituati alla percezione che abbiamo della serie in Occidente.
Ritornando a Raiders, sappiate che è un gioco diverso dallo Splatoon che abbiamo conosciuto in questi (circa) dieci anni, anche se di primo acchito non si direbbe.
Sparare is for boys. Colorare is for men

Ogni capitolo ha affiancato una campagna alla componente multigiocatore competitiva, che è sempre stata la portata principale della serie: Splatoon è a tutti gli effetti uno sparatutto competitivo, ma con un paradigma completamente differente da quello a cui siamo abituati.
L’obiettivo non è semplicemente eliminare gli avversari, bensì ricoprire con il proprio inchiostro la maggior quantità possibile dell’arena, cercando di superare la squadra avversaria.
Come dicevamo, però, la componente multiplayer è stata accompagnata fin dal primo capitolo da una campagna piuttosto curata, fatta eccezione per la brevità della stessa.
I livelli erano strutturati in maniera lineare e ci chiedevano di sfruttare le peculiari armi della serie (rulli, secchi di inchiostro, ombrelli, ma anche blaster e fucili) per superare nemici e puzzle ambientali, dando vita ad una formula a metà strada tra uno sparatutto e un puzzle platform. Non era quindi una modalità messa lì tanto per esserci, anche perché Nintendo l’ha progressivamente ampliata anche con le espansioni di Splatoon 2 e Splatoon 3.
Splatoon Raiders è dunque il primo capitolo della serie concepito attorno al single player. Una modalità cooperativa c’è, ma vi anticipiamo che è del tutto accessoria e trascurabile. È evidente che il cuore dell’esperienza sia pensato per essere affrontato da soli, proprio per come sono strutturati i livelli stessi, in stanze spesso piccole.
Un po’ Splatoon, un po’… Destiny?

Se Splatoon aveva preso la formula dello sparatutto e l’aveva trasformata attraverso l’inchiostro, Splatoon Raiders prende quella stessa idea e la applica a generi completamente diversi: ci sono elementi da dungeon crawler, una struttura da looter shooter e una progressione che ricorda per certi versi Diablo e Destiny.
La storia è ancora solo un pretesto, non a caso il gioco ci mette nei panni del Macchinista, personalizzabile esteticamente attraverso un numero non particolarmente ampio di opzioni, il quale viene catapultato insieme al Trio Triglio nelle cosiddette Isole Spiralite, dove dovrà, in sostanza, recuperare il tesoro.
L’avventura è organizzata in piccoli livelli, spesso dalla durata di poco più di un minuto, nei quali bisogna principalmente eliminare tutti i nemici presenti, per raccogliere un certo numero di uova prima dello scadere del tempo.
Le tipologie di missioni non sono moltissime: ci sono livelli lineari a corridoio, altri organizzati in tre stanze consecutive da liberare, missioni con boss, altre un po’ più esplorative e altre ancora in cui viene fornito un equipaggiamento prestabilito e l’intero livello è costruito attorno alle sue caratteristiche. Sono proprio queste ultime a ricordare maggiormente la concezione delle precedenti campagne single player, perché introducono qualche componente puzzle e ci obbligano a capire come sfruttare l’equipaggiamento a disposizione per proseguire.
Splatoon Raiders, però, si incentra molto di più sul potenziamento e sulla personalizzazione del proprio personaggio, portando questo aspetto ad un livello che la serie non aveva mai raggiunto prima.
La build perfetta

Si parte anzitutto dai serbatoi, che per la prima volta possono essere personalizzati: ce ne sono tre tipologie e ciascuna dà accesso ad una serie di gadget che conferiscono abilità attive. Potrete poi ulteriormente modificare questi gadget attraverso un sistema di potenziamenti passivi, che permette, per esempio, di utilizzarli più volte, aumentarne la gittata o incrementarne la potenza di fuoco.
Un esempio emblematico è la semplice torretta. Inizialmente può essere utilizzata una sola volta, ma con i giusti potenziamenti possiamo arrivare a piazzarne di più, fare in modo che i proiettili siano esplosivi oppure generare una dispersione d’inchiostro attorno alla torretta stessa. Sono combinazioni che rendono il sistema di progressione estremamente divertente, soprattutto perché permettono di costruire il proprio personaggio in maniera molto più libera rispetto al passato.
A questo si aggiunge un classico sistema di livelli, dove, accumulando punti, possiamo aumentare le statistiche del Macchinista oppure incrementare il numero di slot disponibili per equipaggiare ulteriori potenziamenti legati ai gadget.
Il risultato è una progressione che strizza decisamente l’occhio ai dungeon crawler e ai looter shooter, e che spingono a sperimentare la combinazione migliore per avere la meglio sugli avversari.
Ci sono poi le armi, che ereditano praticamente tutte le principali categorie della serie, come blaster, fucili di precisione, ombrelli, pennelli, rulli, secchi e così via. Su questo fronte, però, è necessaria una considerazione. Alcune bocche da fuoco risultano decisamente meno utili rispetto a quanto non fossero nei precedenti Splatoon, semplicemente perché erano state concepite pensando soprattutto al gioco competitivo.

Il caso più evidente è quello del rullo. Nel multiplayer tradizionale era uno strumento eccezionale per ricoprire rapidamente grandi porzioni dello scenario, ma in Raiders questa funzione perde buona parte della sua centralità. Le missioni si svolgono spesso in aree piuttosto piccole e, soprattutto, l’obiettivo non è più colorare quanto più possibile l’arena.
L’inchiostro continua comunque ad avere una sua importanza, perché muoversi trasformandosi in calamaro è più rapido sulle superfici del proprio colore.
E l’inchiostro permette di recuperare più velocemente la salute e diventa persino parte integrante di alcune build, che possono ad esempio sacrificare punti vita per aumentare i danni inflitti.
Il colore, insomma, non è affatto scomparso, ma non è più l’elemento nevralgico dell’esperienza. Di conseguenza, alcune armi nate proprio per colorare grandi porzioni dello scenario risultano meno efficaci, mentre altre, come i blaster o Gatling Gun, acquistano un’importanza decisamente maggiore. Soprattutto alle difficoltà più avanzate, infatti, quello che conta è riuscire a infliggere rapidamente enormi quantità di danni.
Distruggere il gioco

Quello che funziona dannatamente bene in Splatoon Raiders emerge in special modo dopo qualche ora di gioco, quando tutte le sue dinamiche principali si sono ormai palesate. Perché sì, ad un primo sguardo ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di così interessante nell’entrare in una missione e ripulire lo scenario dai nemici. Poi però ci si accorge che il loop di gioco è a dir poco assuefacente.
Si entra in un livello, si prova una build, si scopre magari che non è abbastanza efficace per affrontare determinati nemici corazzati o quelli che richiedono movimenti e salti particolari per essere eliminati rapidamente. A quel punto si torna indietro, si modifica la build, si riprova. Oppure si affronta un’altra missione per ottenere risorse e potenziamenti e si torna successivamente a quella che ci aveva messo in difficoltà.
È un sistema estremamente veloce e ben bilanciato, senza troppi orpelli. Ci sono parecchi reagenti e materiali da raccogliere, ma tutto è pensato per essere semplice e immediato. Ed è probabilmente uno dei giochi più adatti a Nintendo Switch 2 proprio per questo motivo: le missioni durano poco, ma sono “come le ciliegie”, una tira l’altra. La situazione cambia ulteriormente quando si sale con la difficoltà e il gioco comincia a mettere davvero alla prova le build che abbiamo costruito.

Anche la direzione artistica inizialmente può lasciare un po’ perplessi.
Le Isole Spiralite non hanno la personalità di una Splatville e, sebbene ci siano ambientazioni laviche, ghiacciate e altre variazioni sul tema, il design degli scenari è decisamente più asettico. È difficile, infatti, ricordare un livello specifico per la sua ambientazione, spesso sembrano più che altro contenitori progettati per ospitare i nemici.
Capisco perché Nintendo abbia fatto questa scelta, ma il risultato è che raramente un livello rimane impresso per il suo level design. Detto ciò, come anticipato, Raiders deve gestire una quantità di avversari che non avevamo mai visto in uno Splatoon. Lo schermo si riempirà di nemici, effetti, proiettili e inchiostro al punto da restituire quasi la sensazione di trovarsi davanti a un Vampire Survivors in salsa Nintendo.
Eppure si riesce quasi sempre a capire cosa sta succedendo. La caratterizzazione dei nemici è efficace, gli effetti dell’inchiostro sono spettacolari e, nonostante il caos, il gioco mantiene una discreta leggibilità.
È proprio in questi momenti che diventa divertentissimo sperimentare con le build, trovare combinazioni sempre più assurde e arrivare al punto di pensare di aver letteralmente rotto il gioco. Solo che, quando pensate di averlo fatto, Raiders vi dimostra che non è ancora così.
Longevo, anche se…

Anche dopo le circa 15 ore necessarie per completare la campagna principale, infatti, continuano ad arrivare nuove sfide, strumenti e possibilità di potenziamento che permettono di spingere ancora più in là le nostre build. È un sistema che continua a darci motivi per sperimentare e, soprattutto, per vedere fin dove possiamo spingere il gioco.
Qualche varietà in più, sia chiaro, non avrebbe guastato. Avremmo gradito qualche tipologia di missione aggiuntiva e soprattutto qualche livello in più vicino alla vecchia concezione single player di Splatoon, con percorsi più lineari e una maggiore presenza di puzzle ambientali. La scelta di concentrarsi sull’azione è comprensibile, ma qualche variazione avrebbe reso l’esperienza ancora più ricca.
Infine, vi segnaliamo che Splatoon Raiders viene proposto in esclusiva per Switch 2 a 49,99 euro in versione digitale, mentre l’edizione fisica costa 59,99 euro. È un prezzo inferiore rispetto ai classici titoli Nintendo e, considerando l’assenza della componente multiplayer competitiva, la scelta di posizionarlo un gradino più in basso appare comprensibile.
Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da Nintendo, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.
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Giudizio Finale
Splatoon Raiders
Splatoon Raiders è uno Splatoon diverso. Sebbene nelle prime ore possa ricordare la campagna single player dei precedenti capitoli, in realtà Nintendo ha preso l’universo della serie e ci ha costruito sopra un vero e proprio looter shooter, fatto di progressione continua, livelli sempre più pieni di nemici e, soprattutto, del piacere di sperimentare con le build fino ad arrivare a quella meravigliosa sensazione di stare per rompere il gioco. Raiders riesce a trasmetterla alla grande, come fanno i migliori esponenti del genere. Dispiace per la varietà delle missioni, che avrebbe beneficiato di qualche soluzione in più. Ma il risultato è comunque un gioco indovinato nelle intenzioni e nell’esecuzione. Sempre che vi piaccia il genere, perché questa particolare formula non è necessariamente per tutti. Per chi invece ama looter shooter, dungeon crawler e sistemi di build, Splatoon Raiders è assolutamente da non perdere.
Voto finale
Splatoon Raiders
Pro
- Loop di gioco estremamente assuefacente
- Sistema di build e potenziamento profondo al punto giusto
- Quantità di nemici ed effetti spettacolare
- Difficoltà ben bilanciata
Contro
- Varietà delle missioni un po’ limitata
- Level design degli scenari molto semplice
- Ambientazioni poco memorabili
- Alcune categorie di armi risultano meno efficaci nel nuovo sistema
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