Lazio

«Siamo ancora senza casa». Il caso arriva su Al Jazeera

Ci è voluta l’inviata di una tv internazionale, piazzata sul marciapiede dell’Esquilino tra passeggini, valigie e teli da mare usati come tende, per svelare al mondo quello che il Campidoglio sperava di gestire nell’ombra.

Quando i riflettori globali di Al Jazeera English si sono accesi su via Santa Croce in Gerusalemme, la parabola di Spin Time Labs si è trasformata di colpo in un cortocircuito politico d’eco planetaria.

Tutto comincia circa quindici giorni fa. Un principio d’incendio – una fiammata improvvisa e infame tra le mura dell’immobile occupato nel 2013 – fa scattare il panico. I soccorsi arrivano, le sirene squarciano l’aria e scatta l’evacuazione d’urgenza.

Oltre trecento persone vengono scortate fuori. Una misura inevitabile per ragioni di sicurezza, certo. Ma quello che doveva essere un protocollo di emergenza provvisorio si è trasformato nell’ennesimo incubo a cielo aperto.

Tende sul cemento e notte al caldo: il reportage che scuote la città

Le telecamere del network arabo non cercano filtri burocratici. Rprendono la realtà cruda: famiglie intere, madri con neonati e lavoratori giunti da ogni angolo del globo che, da quindici giorni, affrontano l’afa feroce dell’estate romana accampati a terra, tra giacigli improvvisati e il pulviscolo della strada.

Davanti ai microfoni della testata estera, la rabbia si mescola alla rassegnazione:

L’abbandono delle prime ore: chi viveva nel palazzo racconta di essere stato catapultato in strada senza alcuna alternativa immediata, lasciati a fare i conti con l’asfalto rovente;

Il terrore dell’esilio definitivo: oltre al trauma del rogo, ad assillare gli sfollati è la paura di non poter mai più varcare quel portone che per più di dieci anni non è stato solo un riparo, ma una vera e propria comunità;

Un’esperienza sociale sotto sequestro: Spin Time non è mai stato un semplice riparo d’emergenza. Tra quelle mura si sono intrecciati doposcuola popolari, ambulatori medici gratuiti, laboratori teatrali e sportelli di solidarietà. Un ecosistema di welfare dal basso che oggi rischia di dissolversi.

Foto internet

L’intervento del sindaco e il nodo mai sciolto della casa

Nel servizio di Al Jazeera trovano spazio anche le parole e gli impegni del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, arrivato nei giorni scorsi nel piazzale per metterci la faccia davanti alla folla in presidio.

Il primo cittadino ha garantito un piano d’azione rapido su due fronti: da un lato, un’assistenza rapida per togliere subito le persone dalla strada e assicurare un tetto temporaneo a tutti; dall’altro, la ricerca di soluzioni abitative stabili e tutelanti, da destinare prioritariamente alle famiglie con bambini e ai soggetti più fragili.

Ma al di là dei proclami e dei tavoli tecnici, la cronaca di queste ore restituisce un verdetto impietoso: il rogo di via Santa Croce ha scoperchiato per l’ennesima volta il vaso di Pandora di una città cronicamente incapace di dare risposte alla fame di case, dove le occupazioni storiche continuano a fare da scudo alla povertà finché un imprevisto non trasforma la disperazione quotidiana in un caso diplomatico.

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