Quale futuro per Final Fantasy, la saga Square Enix può davvero tornare ai fasti di un tempo?
Siamo ad agosto e nel 2026 si sono già tenuti due Final Fantasy XIV Fan Festival, celebrazione itinerante del più redditizio e amato dei capitoli recenti della serie JRPG targata Square Enix. Con l’annuncio della sesta espansione, denominata Evercold, e un Alliance Raid in collaborazione con l’IP Evangelion, FFXIV è più vivo che mai. Inoltre Square Enix lavora alacremente a Final Fantasy VII Revelations, terzo e conclusivo capitolo della trilogia remake che si è mostrato perla prima volta nel corso della Summer Game Fest.
Notizie che in prima battuta sembrano dimostrare un ottimo stato di salute per la serie di punta della compagnia giapponese. Però fermiamoci un attimo a riflettere: Final Fantasy XIV è un gioco in circolazione da 3 generazioni di console; un evergreen dei MMORPG, certo, ma non propriamente l’avanguardia del genere. La trilogia remake di FFVII, dal canto suo, ha spaccato critica e pubblico, e la scelta di dividere il progetto in 3 giochi non ha pagato dal punto di vista delle vendite.
Senza dimenticare che prende le mosse da un titolo del 1997: difficile considerarlo il “nuovo che avanza”. In questo quadro in chiaroscuro, e con la prospettiva di un ipotetico Final Fantasy XVII ancora lontanissima nel tempo, il recente annuncio di Final Fantasy Resonance, primo capitolo della serie ad essere realizzato in HD-2D, lascia presagire la volontà di Square Enix di sperimentare una svolta “back to the basics” tornando ai fondamentali del genere JRPG. Ma andiamo con ordine.
Una questione di prospettiva
Final Fantasy XVI, capitolo più recente della serie, si presenta all’appello alzando timidamente la mano: non ha nulla di cui vergognarsi sia chiaro, i suoi valori produttivi sono indiscutibili. Ma rimane il fatto che in due anni ha piazzato “solamente” 3,5 milioni di copie: un risultato meno clamoroso di quanto fosse lecito aspettarsi, se pensiamo che Clair Obscur: Expedition 33 ha raggiunto la stessa cifra nel primo mese di lancio, e attualmente ha superato quota 5 milioni.
Un bel rospo da inghiottire per Square Enix: l’ultimo di una lunga serie di vendite sotto le aspettative che negli ultimi anni ha provocato un costante declino dei ricavi. Il crescente malcontento degli investitori ha preso corpo nell’ormai famigerato report pubblicato a fine 2025 da 3D Investment Partners, fondo di Singapore nonché tra i principali azionisti della compagnia: 100 pagine di constatazioni numeriche, che certificano il progressivo declino di vendite di tutte le recenti produzioni AAA di Square Enix, incapace di risollevarsi da una stagnazione in cui è precipitata negli ultimi 15 anni.
È bene ribadire che l’azienda non sia in difficoltà finanziarie di per sé: le vendite sono in calo, è vero, ma il profitto negli ultimi 9 mesi del 2025 è aumentato del 3,6% su base annua, superando i 160 milioni di dollari. Si tratta quindi di un’azienda sana, oltre che una delle più grandi holding giapponesi di videogiochi, forte di 4600 dipendenti (dato relativo a marzo 2025).
Final Fantasy XIV mantiene una solida base di giocatori: nell’ultimo anno ha oscillato tra i 15.000 e i 20.000 utenti attivi mensili. Come già detto il sedicesimo episodio della serie ha piazzato 3,5 milioni di copie, mentre le vendite totali accertate di FFVII Remake e Rebirth ammontano rispettivamente a 8.7 e 5 milioni, tra PC e PS5.
Soldi e pubblico insomma non mancano. Allora perché abbiamo tutti la percezione di un’azienda in crisi di identità? Il fatto è che questi risultati sarebbero buoni in senso assoluto, ma diventano deludenti nella prospettiva di un’azienda che è stata a lungo sul podio delle più importanti software house della storia dei videogiochi. Quando uscì, Final Fantasy VII fu dirompente: un JRPG che andava oltre ogni apice raggiunto dal genere prima di lui in termini di grafica, profondità di gameplay e scala della produzione. Fu un system seller per PlayStation, si impose come stato dell’arte del medium e segnò indelebilmente l’immaginario di più generazioni di giocatori. L’ottavo capitolo fece ancor meglio in termini di vendite.
Final Fantasy X fu un successo strepitoso e toccò un nuovo apice tecnico e grafico. L’undicesimo episodio, il primo MMORPG della serie, fu talmente apprezzato da essere giocato ancora oggi, a 24 anni dal suo lancio su PlayStation 2! Per anni Squaresoft/Square Enix è stata capofila dell’industria da vari punti di vista: scrittura, gameplay, direzione artistica, tecnologia.
Erano davvero in pochi a poter competere con l’azienda giapponese in termini qualitativi. Nei 20 anni successivi molte cose sono cambiate: nuovi generi e modelli economici hanno riplasmato più volte l’industria videoludica, e il JRPG ha perso parte della sua rilevanza. Ora sono altre le aziende che dettano la linea sullo stato dell’arte artistico e tecnico: Rockstar Games è in pole position con gli exploit di GTA V e Red Dead Redemption 2. In ambito RPG si possono citare CD Projeckt Red con Cyberpunk 2077 – che dopo un lancio problematico è ormai riconosciuto come un apice generazionale – e Bethesda con Skyrim, che ha venduto cifre da capogiro grazie a un numero impressionante di conversioni e riedizioni.
Si tratta di giochi enormi, realizzati da team di centinaia di persone dislocate in tutto il mondo che lavorano per un gran numero di anni facendo lievitare i budget a centinaia di milioni di dollari, cui spesso se ne aggiungono altrettanti per comunicazione e marketing. Si stima che i 3 capitoli della trilogia remake di FFVII siano costati circa 150-200 milioni di dollari ciascuno, marketing incluso. Cifre notevolissime, ma mettiamole in prospettiva: se considerate che il solo Red Dead Redemption 2 ha avuto un budget stimato di 300-500 milioni di dollari (con l’inflazione di 8 anni fa), capite bene che si tratta di due campionati diversi.
Se è vero che il JRPG non è più un genere di massa, è pur vero che continua a macinare successi notevoli: ATLUS ha ottenuto un riconoscimento inaspettato con Persona 5 (13 milioni di copie vendute tra l’edizione base e la Royal), che ha portato la serie ad un’esposizione mai avuta prima, come dimostrano il lancio di Persona 3 Remake e i lavori in corso su Persona 4 Revival. Il mondo, insomma, ha ancora fame di JRPG, ma non più così tanta di Final Fantasy.
Sopravvivenza o rilevanza
Non si può certo dire che Square Enix non abbia provato di tutto per mantenere rilevante la sua serie di punta: dalla seconda metà degli anni Duemila in poi ha virato progressivamente la sua formula verso l’action-RPG, contaminando la storica impostazione a turni del suo combat system con innesti in tempo reale; una scelta divisiva che non ha mancato di suscitare critiche.
Poi ha tentato la carta del media franchise costruito a tavolino con la Fabula Nova Crystallis, un vero e proprio storyworld che fungesse da base per giochi, merchandise e iniziative transmediali. Il risultato è stata la famigerata trilogia composta da Final Fantasy XIII, XIII-2 e Lightning Returns, tra i capitoli meno apprezzati dell’intera IP.
Questo nonostante la popolarità raggiunta dalla protagonista Lightning, divenuta vera e propria icona pop sfruttata in numerose iniziative commerciali (vestiti, profumi, gioielli…). Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una progressiva convergenza tra videogioco e audiovisivo, con numerosi esempi di grande successo che hanno riguardato l’adattamento cinematografico o televisivo di IP videoludiche, da Fallout a Sonic, da The Last of Us a Super Mario.
Square Enix fu pioniera in questo campo, ma il suo tentativo si risolse in un disastro: il film Final Fantasy: The Spirit Within fu un fiasco commerciale, portò l’azienda sull’orlo del fallimento e causò le dimissioni di Hironobu Sakaguchi, padre della saga e promotore della sfortunata iniziativa. Non dubito che prima o poi Square Enix ci riproverà, ma si tratta di una ferita aperta che probabilmente le sta facendo soppesare con massima prudenza la possibilità di lanciarsi nuovamente in un simile progetto. L’azienda ha puntato molto sulla persistenza del marchio nel tempo: da questo punto di vista nipponica è stata fin troppo zelante nell’oberare il mercato di ri-edizioni, porting, rimasterizzazioni, remake, spinoff e altri piccoli Final Fantasy collaterali.
In ordine sparso possiamo ricordare: l’intera serie Pixel Remaster, che dona nuova veste grafica ai primi 6 giochi della serie; Crisis Core: Final Fantasy VII Reunion, rimasterizzazione del gioco per PSP con ammodernamenti grafici e di gameplay; Final Fantasy IV: The After Years, sequel diretto del quarto capitolo a quasi 20 anni di distanza; Final Fantasy XII: The Zodiac Age, edizione ammodernata del dodicesimo capitolo a 10 anni dal lancio; e Stranger of Paradise: Final Fantasy Origins, spinoff action RPG del capostipite della serie, sviluppato assieme a Team Ninja.
Titoli ben accolti dalla critica e che hanno trovato il loro pubblico, sebbene nessuno abbia lasciato un’impronta significativa nel medium o sia stato un successo commerciale eclatante.
Ancor peggio è andata quando si è tentato di abbracciare modelli economici storicamente avulsi dalla storia dell’IP, quali gacha e free-to-play: giochi come The First Soldier e Ever Crisis, concepiti per intercettare il pubblico del segmento mobile facendo leva sulla fama del settimo capitolo, non hanno raggiunto il successo sperato.
The First Soldier è terminato dopo 2 anni, Ever Crisis ha toccato il picco di 7 milioni di download, ma è declinato rapidamente e sarà chiuso il prossimo 6 ottobre. La strategia di Square Enix ha mantenuto vivo il brand Final Fantasy, ma non l’ha mantenuto rilevante: piuttosto lo ha inflazionato, rendendolo addirittura antipatico a una parte di giocatori tra cui fan della prima ora che hanno finito per disamorarsi di una IP percepita in crisi di identità.
Ripartire dalle basi
Dunque, quale futuro per Final Fantasy? Square Enix si trova a un crocevia: tenterà il ritorno a formule di gioco più classiche, per le quali sembra esserci un pubblico mondiale ancora ben disposto? O continuerà ad esplorare nuove strade, col rischio di aumentare ancor più la percezione di una saga snaturata? Rimarrà fedele al design del grande JRPG single-player ad alta fedeltà grafica? Oppure tenterà di offrire un’esperienza ludica dalla struttura differente (d’altronde XI e XIV sono capitoli principali pur essendo MMORPG)?
L’annuncio di Final Fantasy Resonance risponde in parte a queste domande. Il gioco è una rielaborazione di Final Fantasy Brave Exvius, free-to-play pubblicato nel 2015 per dispositivi mobile. Epurato delle sue meccaniche di acquisti in-app e ricostruito a livello narrativo, Resonance sarà anche il primo gioco del franchise ad adottare la grafica HD-2D, creazione del Creative Studio V e in particolare del team capitanato da Tomoya Asano, che la mise a punto per Octopath Traveler.
Ciò che spicca più di tutto è il tentativo dichiarato di ritornare alle origini del JRPG, con un prodotto che richiami i capitoli classici non solo in senso estetico (lo stile deformed, la visuale isometrica) ma anche di design, a partire dalla riadozione del combat system a turni. La possibilità di richiamare come evocazioni (qui dette Visioni) personaggi e creature appartenenti ai più svariati capitoli della serie contribuisce alla dimensione celebrativa e nostalgica del titolo, assicurando così l’interesse dei fan storici della serie, e al contempo rimane appetibile per il pubblico che ha apprezzato i giochi HD-2D recenti della compagnia, in un perfetto equilibrio tra vecchio e nuovo.
Sia il producer Keisuke Nakashima che il director Hiroto Furuya (già direttore di Harvestella) hanno spiegato di aver attinto a piene mani a meccaniche mutuate da capitoli classici della serie, specialmente IV-V-VI, che sono tra i più amati in assoluto. Anche dal punto di vista narrativo, gli sviluppatori hanno detto di voler recuperare alcuni stilemi classici – a partire dai Cristalli – rivisitandoli all’interno di un intreccio elaborato e al servizio di personaggi dalla forte caratterizzazione, in modo da poter dar vita e momenti epici e drammatici che siano degni delle sequenze più iconiche del franchise. Se l’esperimento avrà successo, il futuro di Final Fantasy potrebbe quindi seguire un doppio binario: le produzioni AAA ad alta fedeltà grafica action-oriented, che seguiranno la numerazione ufficiale; e nuovi spin-off e capitoli corollari della serie (magari anche riedizioni dei capitoli classici) realizzati in HD-2D.
Rimane da sciogliere il nodo dei tempi di sviluppo: con l’uscita di Revelation prevista per il 2027, sarà finalmente archiviata la pratica della trilogia remake di FFVII. Si tratta senza dubbio di una strada che Square Enix difficilmente vorrà percorrere, soprattutto a fronte del grosso sforzo produttivo.
D’altro canto, con un ipotetico Final Fantasy XVII ancora molto al di là da venire – prima devono uscire Kingdom Hearts IV e Dragon Quest XII, con quest’ultimo che è stato a lungo in development hell e solo lo scorso maggio è stato ripresentato pubblicamente in nuova veste – il problema è tutt’altro che risolto e pone numerosi interrogativi sulla sostenibilità del modello di sviluppo dei capitoli principali della serie.
Si impone quindi una domanda centrale: in futuro la saga continuerà ad essere sviluppata totalmente in-house da Square Enix, o quest’ultima deciderà di esternalizzare il progetto, o quantomeno di svilupparlo in co-dev? D’altronde viviamo in un mondo in cui i remake di Silent Hill sono affidati a uno studio polacco, e da sempre Metroid Prime è prerogativa di uno americano: è così impensabile ipotizzare un Final Fantasy XVII sviluppato da (o in tandem con) Sandfall Interactive? Per quanto il futuro sia incerto, Square Enix dovrà decidere quale sentiero imboccare, e percorrerlo con decisione. E noi saremo pronti a raccontarvelo
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