Lazio

perché “40mila alberi in più” non salvano il microclima di Roma

Negli ultimi anni, la narrazione sulla forestazione urbana a Roma si è concentrata quasi esclusivamente su una cifra: il numero di nuovi alberi messi a dimora.
Le comunicazioni istituzionali rivendicano con orgoglio saldi positivi e decine di migliaia di nuove piantumazioni.

Tuttavia, chi si occupa di ecologia e dinamiche del territorio sa bene che la matematica del verde pubblico non si può ridurre a una semplice operazione aritmetica di “somma e sottrazione”.
La sostituzione di alberi adulti con giovani piantumazioni per un “saldo ecologico positivo” significa ignorare i principi basilari della fisica e della fisiologia vegetale urbana.

Bosco urbani sul Tevere

La differenza tra “conteggio” e “servizi ecosistemici”

Un albero non è un modulo intercambiabile. Abbattere un albero adulto o vetusto e piantare al suo posto tre giovani esemplari da vivaio (spesso con circonferenze di pochi centimetri) produce un deficit ecologico immediato che le nuove piante impiegheranno dai 20 ai 30 anni per colmare — a patto che riescano a sopravvivere.

Il valore di un albero in città si misura attraverso i servizi ecosistemici che eroga, i quali dipendono direttamente dalla sua biomassa e dalla sua chioma:

*Superficie fogliare (LAI) e Isole di Calore

La mitigazione termica non avviene “per numero di fusti”, ma per estensione della chioma. L’indice di area fogliare (Leaf Area Index) di un grande albero garantisce ombra e rinfrescamento per evapotraspirazione su centinaia di metri quadrati. Sostituirlo con piantine di 1-2 metri elimina all’istante la protezione dal calore, esponendo l’asfalto alla radiazione solare diretta e aggravando l’effetto “isola di calore urbana” nei quartieri più densamente cementificati.

Rapporto 1 albero tagliato 3 alberi messi la matematica può essere in positivo, la fisica tuttavia ci spiega perché il problema esiste

*Abbattimento del particolato (PM10 e PM2.5)

La capacità di filtrare le polveri sottili prodotte dal traffico dipende dalla rugosità e dallo sviluppo della superficie fogliare complessiva. Tre esili alberelli di vivaio non possiedono una superficie idonea a catturare la quantità di inquinanti che un singolo albero maturo intercetta quotidianamente.

*Assorbimento di CO_2 e gestione delle acque

Il sequestro del carbonio e la capacità dell’apparato radicale di trattenere l’acqua piovana (riducendo il rischio di allagamenti nei brevi ed intensi rovesci meteorici) sono proporzionali alla massa legnosa e radicale. Un albero adulto funziona come un’infrastruttura naturale complessa; un giovane alberello è un cantiere ecologico appena aperto.

L’incognita del tasso di mortalità

C’è poi un fattore critico che i bilanci trionfalistici tendono a omettere: la mortalità post-impianto. In un contesto urbano caratterizzato da estati sempre più calde e siccitose, il tasso di attecchimento delle giovani piantumazioni senza un piano rigoroso e costante di irrigazione di soccorso nei primi 3-4 anni è drasticamente basso. Contabilizzare un albero al momento della piantumazione non equivale a garantire la presenza di un albero nel futuro della città.

Per una reale trasparenza del Verde Urbano

Se l’amministrazione vuole offrire una rendicontazione davvero trasparente ed ecologicamente corretta, il metro di giudizio deve cambiare. Non servono i bilanci contabili sulle “teste” degli alberi, ma indicatori internazionali standardizzati:

*Canopy Cover (\% di copertura della chioma): Il monitoraggio della superficie totale coperta dall’ombra degli alberi sul territorio comunale, rilevabile tramite analisi satellitari e GIS.
*Valutazione tramite modelli i-Tree: La quantificazione reale (in tonnellate di inquinanti rimossi e metri cubi di acqua trattenuta) delle prestazioni erogate dal verde esistente rispetto a quello di nuova piantumazione.

Salvare il verde di Roma non significa solo piantare nuovi alberi per fare numero nelle tabelle, ma tutelare e mantenere prioritariamente la sopravvivenza del patrimonio arboreo adulto già insediato nei nostri quartieri. È lì che si gioca la vera partita per la qualità dell’aria e della vita nei nostri territori.

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Principali fonti scientifiche, metodologiche e normative che supportano ogni singolo punto del discorso tecnico e dell’articolo.

1.⁠ ⁠La sproporzione tra alberi maturi e giovani piantumazioni
* Forest Research / UK Forestry Commission (Hand, Doick & Moss): “Understanding the role of urban tree management on ecosystem services”.
Cosa dimostra: Dimostra quantitativamente che un albero maturo di grande taglia (es. Quercia o Platano) eroga fino a 20-70 volte più servizi ecosistemici (in termini di stoccaggio di carbonio, intercettazione di acque piovane e rimozione di PM_{10}/PM_{2.5}) rispetto a giovani alberi con diametro ridotto o di piccole specie.
* Stephenson et al. (Nature, 2014): “Rate of tree carbon accumulation increases continuously with tree size”.
Cosa dimostra: Smentisce la vecchia idea che gli alberi vecchi smettano di assorbire carbonio. Gli alberi di grandi dimensioni continuano ad accumulare biomassa a tassi assoluti molto più elevati rispetto agli esemplari giovani.

2.⁠ ⁠Strumenti di Misurazione Ufficiali (i-Tree & Canopy Cover)
* USDA Forest Service / i-Tree Suite (i-Tree Eco & i-Tree Canopy): itreetools.org
Standard Internazionale: È la suite software sviluppata dal Servizio Forestale degli Stati Uniti (e usata globalmente) per quantificare in termini biofisici ed economici i servizi ecosistemici offerti dalle chiome arboree. Viene impiegata per dimostrare come il parametro fondamentale per la mitigazione climatica sia la superficie della chioma proiettata al suolo (Canopy Cover) e l’Indice di Area Fogliare (LAI), non il numero di fusti.

3.⁠ ⁠Tasso di Mortalità e Stress da Trapianto
* Roman et al. (2014 / 2016) – Urban Forestry & Urban Greening: “Data standards for monitoring the development and survival of city trees”.
Cosa dimostra: Gli studi sui tassi di mortalità delle giovani piantumazioni urbane evidenziano che, in assenza di rigidi piani di manutenzione e irrigazione di soccorso nei primi 3-5 anni, il tasso di mortalità post-trapianto nelle città può superare il 30-50%, azzerando gli investimenti di forestazione.

4.⁠ ⁠Normativa Italiana ed Ecologia Urbana
* Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico (MASE – Ministero dell’Ambiente): “Linee guida per la gestione del verde urbano” e attuazione della Legge 14/2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani).
Riferimento normativo: Le linee guida ministeriali sottolineano la necessità per i Comuni italiani di dotarsi del Bilancio del Verde e del Piano del Verde, indicando espressamente che il monitoraggio della salute del verde e il mantenimento degli alberi di prima e seconda grandezza già insediati ha priorità rispetto alle semplici piantumazioni compensative.
* ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): Report “Qualità dell’ambiente urbano”.
Riferimento tecnico: ISPRA ribadisce come il consumo di suolo e la perdita di coperture arboree stabili siano le prime cause dell’aggravamento dell’effetto “Isola di Calore Urbana” (UHI) e dei fenomeni di allagamento da bombe d’acqua nelle metropoli italiane.

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