nuova scoperta negli scavi dell’Università di Bologna
Un pozzo dal chiaro valore cultuale è stato riportato alla luce nella città etrusca di Kainua (Marzabotto) durante la XXXIX campagna di scavo condotta dall’Università di Bologna. Sul fondo gli archeologi hanno trovato due statuette femminili in bronzo e un raro piatto bronzeo, oltre ai resti scheletrici di due individui adulti che segnano la chiusura rituale della struttura.
Le offerte votive emergono in ottimo stato di conservazione e conservano ancora la lucentezza originaria del metallo. Gli archeologi inquadrano il rito di deposizione fra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C., un arco cronologico che coincide con la fase di fondazione della città etrusca. I resti umani, al contrario, sono interpretabili come parte dell’atto finale che pose fine all’uso del pozzo.
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Il ritrovamento non è avvenuto casualmente: il pozzo si trova nell’area sacra urbana dedicata alla dea Uni. La zona sacra ospita due grandi templi che le iscrizioni etrusche associano alla coppia divina suprema del pantheon, Tinia e Uni. All’interno di questa cornice cultuale è documentato anche il culto di Vei, divinità legata alla fertilità agraria e umana, e il nuovo elemento porta ulteriori dettagli sulle pratiche religiose riconducibili ai riti di fondazione e al culto dell’acqua.
Secondo i direttori dello scavo, la presenza delle offerte e la collocazione nella sfera templare confermano che il pozzo non era soltanto un serbatoio idrico. La sua funzione si estendeva a un piano sacro e simbolico: l’acqua stessa, in questo contesto, appare come oggetto e strumento di ritualità legata all’instaurazione della comunità cittadina.
La campagna è stata diretta dalla prof.ssa Elisabetta Govi dell’Università di Bologna – Alma Mater Studiorum. Sul campo ha collaborato il Gruppo Ravennate Archeologico (G.R.A.), di supporto nelle operazioni di scavo e recupero dei materiali. Le attività fanno parte di un progetto stratificato, condotto dall’ateneo nel Parco archeologico di Kainua dal 1988.
Il finanziamento che ha reso possibile la prosecuzione delle ricerche è stato stanziato dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura: 140.000 euro erogati con il sostegno del DiVA, il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale. Il contributo si inserisce nell’ambito dell’accordo quadro siglato nel 2023 tra il MNEMA — Museo nazionale etrusco di Marzabotto — e l’Università di Bologna, che prevede anche il rilascio di contributi diretti alle attività sul campo.
Proprio la possibilità di prolungare lo scavo per ulteriori due settimane nel corso del 2026 ha permesso agli archeologi di raggiungere e documentare il livello in cui si trovava il pozzo. Un’esitazione temporale che, secondo gli stessi responsabili, si è rivelata decisiva per individuare le sequenze rituali di deposizione e chiusura.
La scoperta è già inserita nel più ampio percorso di collaborazione istituzionale che coinvolge la Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, il MNEMA diretto da Denise Tamborrino e la direzione dei Musei Nazionali di Bologna, coordinata da Luigi Gallo. Il progetto coniuga ricerca sul campo, tutela ministeriale e gestione museale, e si propone di trasferire rapidamente i risultati scientifici al pubblico.
Il MNEMA, recentemente riaperto al pubblico dopo un profondo intervento e un ripensamento del suo ruolo espositivo, ha adottato una linea museologica orientata al dialogo con la ricerca in corso. Il nuovo allestimento, presentato lo scorso giugno, è stato pensato per non limitare il museo a un contenitore statico, ma per renderlo luogo in cui i visitatori possano seguire in tempo reale i risultati degli scavi e il processo di studio dei reperti.
Il museo si dichiara pronto ad accogliere i nuovi reperti rinvenuti negli scavi a Kainua non appena gli approfondimenti scientifici lo consentiranno.
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