Sicilia

Vino invenduto nelle cantine siciliane, scatta l’allarme

Le cantine si preparano ad accogliere la nuova vendemmia mentre i serbatoi sono ancora carichi di vino. È questo il paradosso che sta vivendo il comparto vitivinicolo siciliano, dove l’aumento delle giacenze sta diventando uno dei principali fattori di criticità per una filiera che vale centinaia di milioni di euro e rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare regionale. L’allarme viene lanciato da Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop Sicilia.

Le organizzazioni di settore sottolineando che quando i volumi delle giacenze aumentano più rapidamente della capacità del mercato di assorbirli, il rischio è quello di comprimere i prezzi, ridurre la liquidità delle imprese e compromettere la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto delle cooperative e dei piccoli produttori. E la Sicilia – si rileva – si trova oggi al centro di questa dinamica.

In questo contesto – si aggiunge – torna al centro del dibattito la richiesta di attivare la distillazione di crisi. La misura, prevista dalla normativa europea come intervento eccezionale, consentirebbe di ritirare dal mercato parte delle eccedenze trasformandole in alcol per usi industriali o energetici. Accanto alla distillazione, il comparto guarda anche alla vendemmia verde e a una più efficace programmazione produttiva.

Per andare oltre l’emergenza, le cooperative sollecitano l’accelerazione del percorso di riposizionamento competitivo, investendo maggiormente nell’internazionalizzazione, nell’enoturismo, nella promozione dei vitigni autoctoni e nell’innovazione commerciale. Ed oltre alla qualità del prodotto, chiedono di puntare su una governance della filiera capace di programmare la produzione, monitorare le dinamiche del mercato e intervenire prima che le eccedenze si trasformino in crisi.


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