Un laboratorio dedicato all’amore alla Casa di Riposo “Fossombroni”

Un laboratorio dedicato all’amore alla Casa di Riposo “Fossombroni”. Gli ospiti dello storico istituto aretino sono stati coinvolti in un progetto in cui è stato richiesto di interrogarsi ed esprimersi su questo sentimento, andando a esplorarne le diverse sfumature attraverso ricordi, emozioni ed esperienze personali. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per rileggere la propria storia di vita e per condividere testimonianze in un clima di confronto e partecipazione, con le riflessioni emerse durante questo percorso che sono state raccolte in un pannello realizzato dagli stessi residenti che resterà esposto negli spazi comuni della casa di riposo, diventando un’espressione permanente dei valori emersi da questa attività. Il laboratorio, dunque, ha favorito il dialogo e la socializzazione, contribuendo a rafforzare il senso di comunità e stimolando al tempo stesso capacità manuali, espressive e cognitive.
«L’amore – commenta Antonio Rauti, presidente della Casa di Riposo “Fossombroni” – è un sentimento che accompagna ogni fase della vita e che continua a rappresentare una fonte di emozioni, ricordi e relazioni anche in età avanzata. Questa semplice attività ha permesso ai nostri ospiti di raccontarsi, di condividere esperienze e di confrontarsi in momenti di autentica partecipazione, in un percorso che ha fatto emergere il valore dei ricordi, degli affetti e dei piccoli gesti che rendono speciale la vita di ciascuno di loro. Un ringraziamento particolare va ai nostri operatori per l’attenzione e la cura nell’ideare queste iniziative che permettono di offrire occasioni di incontro, dialogo e benessere all’interno della Casa Pia».
Il progetto ha permesso di far emergere il valore e i significati attribuiti all’amore con l’avanzare dell’età, dando vita a una raccolta di riflessioni che raccontano esperienze, affetti e ricordi custoditi nel corso di una vita. Dai pensieri degli ospiti è emerso soprattutto l’importanza dell’amore per la famiglia, per i figli e per i genitori, ma anche la dimensione di universalità di questo sentimento che è stato definito come “l’apice dell’esistenza di ogni persona” e “la base di ogni azione”. Alcuni residenti hanno condiviso immagini semplici e quotidiane, capaci di raccontare la profondità dell’affetto attraverso piccoli gesti del passato quali “mangiare un panino insieme ed essere felici”, “darsi la mano e volersi bene”, “condividere il tempo con una persona cara” o “accudire un animale domestico”.
Il laboratorio ha lasciato emergere anche un volto maggiormente complesso e malinconico, ricordando le sofferenze collegate a un sentimento non ricambiato.
«Dal laboratorio – prosegue il presidente Rauti – è nato un mosaico di pensieri diversi ma complementari dove ogni ospite ha contribuito con la propria esperienza a costruire un’opera collettiva che racconta come l’amore continui costantemente a essere il filo conduttore dei ricordi, delle relazioni e della quotidianità».
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