Cultura

CarroBestiame – Nel tempo in cui le cose erano fatte per durare

Mi considero un onnivoro musicale ma non nel senso generalista del termine, che spesso fa coincidere l’assunto con l’abusata frase “ascolto un po’ di tutto”. Da sempre infatti rifuggo ogni forma di qualunquismo, considerando la musica come una faccenda piuttosto “seria”.

Come molti appassionati ho attraversato diverse fasi nei miei ascolti, ammettendo anche di aver subito il fascino, quando ero poco più che un adolescente, del genere folk, grazie soprattutto all’amore, tanto fulmineo quanto viscerale, per i Pogues.

Credit: Press

E fu stupendo per me, pochi anni dopo, vivere in presa diretta l’ascesa imperiosa di artisti e gruppi di casa nostra in grado di veicolare certi messaggi e ricreare determinate atmosfere rifacendosi a modelli ben definiti, quali appunto ad esempio la band guidata dal carismatico Shane MacGowan.

Nonostante anche il folk-rock (compresa la sua variante combat) come tanti generi che si trovano a vivere una grande esposizione – sia nei gruppi destinati alla notorietà che in termini di “numeri” – abbia poi vissuto un periodo di flessione per un calo fisiologico di ispirazione e perché i cambiamenti della società hanno finito per relegarlo a fenomeno per lo più di nicchia, se mettendomi all’ascolto di un album colgo determinate sonorità e alcuni riferimenti nei testi, mi si accende subito la lampadina della curiosità.

Mi è successo in tempi recenti anche con il gruppo dei CarroBestiame (di stanza a Foligno) che, pur rifacendosi a consolidati stilemi, sembrano possedere anche elementi di originalità, facendo confluire nei loro dischi di chiara matrice folk un’attitudine diversa, che non disdegna dei momenti più pop (rock).

Dopo un esordio inevitabilmente acerbo ma comunque fresco e godibile, la band umbra guidata dal cantante e autore Giacomo Savi e dal chitarrista e compositore Federico Piermatti ha fatto il bis con un lavoro che già segna un passo in avanti riscontrabile su più livelli.

“Nel tempo in cui le cose erano fatte per durare” appare già come una sincera e ferma dichiarazione di intenti e se da una parte conferma il lato giocoso dei CarroBestiame, allo stesso modo ci consegna anche momenti più riflessivi, dove i ritmi rallentano e le parole diventano pregne di significati sui tempi che stiamo vivendo.

Ne è un fulgido esempio un brano come “Aquiloni”, dai toni favolistici ma che fa riflettere in versi riusciti come “Non è possibile la paceL’amore ormai è un desiderio troppo audacee parlando di bandiere lo sprono è di “legarle per farci gli aquiloni”.

Certo, i tratti ironici e taglienti rimangono aspetti peculiari della loro poetica, sin dalla vivace opener “Lame affilate”, a cui segue la frenetica, versante folk classico, “Contagiamo la città”, per non dire dell’irriverente “Venivo dal letame”, con echi dei Punkreas e un testo che è tutto un programma: “E adesso tutti quanti mi vogliono a Sanremo, ma preferisco far lo scemo.
Tuttavia, come detto, a ciò si alternano felicemente degli spunti narrativi più consapevoli e maturi, come accade ne “Il lusso di invecchiare” o nella conclusiva “Figlio dell’Africa”, indubbiamente l’episodio più ambizioso del lotto, in cui intervengono due figure iconiche del combat-folk italiano quali Dudu Morandi e Fry Moneti dei Modena City Ramblers.

I CarroBestiame mostrano quindi con questo secondo album un’evoluzione, ribadendo la loro estraneità alle mode e alla frenesia del momento. E sembrano essere fatti per durare a lungo.


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