«In 3mila sotto processo serve più prevenzione»

ANCONA «Lo Stato c’è e punisce ma se vogliamo fermare l’aggressività giovanile dobbiamo intervenire prima, quando sono piccoli». Così il presidente del Tribunale per i Minorenni delle Marche, Sergio Cutrona, interviene dopo il fatto grave di cronaca avvenuto la notte tra il 1 e il 2 agosto a Porto San Giorgio, dove un tunisino è stato accoltellato sul lungomare da un 17enne albanese. Un fatto che «ha colpito l’opinione pubblica – osserva Cutrona – e conferma il consistente aumento di aggressività tra i giovani anche ci sono ancora tanti giovani responsabili e tante famiglie che svolgono bene il proprio ruolo educativo».
La famiglia
Proprio la qualità della genitorialità resta il principale fattore di prevenzione. «Se i ragazzi sono privi di autocontrollo, se le famiglie non trasmettono valori e cresce il degrado inevitabilmente aumentano le situazioni di devianza. Molte famiglie oggi hanno difficoltà a cresce i figli o non sono proprio in grado di farlo». Sul caso di Porto San Giorgio spiega che era già noto all’autorità giudiziaria minorile. «La famiglia era già seguita dal nostro ufficio». Mercoledì il fermo è stato convalidato e il minore resta nel carcere minorile di Bologna per tentato omicidio. Per Cutrona il controllo del territorio e il lavoro delle forze dell’ordine sono indispensabili ma da soli non bastano. «La prevenzione non può basarsi esclusivamente sulla forza pubblica altrimenti è destinata a fallire. Bisogna intervenire quando emergono i primi segnali di disagio, prima che esploda la rabbia». L’obiettivo è individuare precocemente le situazioni di sofferenza. «Occorre accorgersi del ragazzo di cui la famiglia non si sta occupando o se ne occupa in maniera inadeguata. Se si interviene quando solo piccoli si può evitare che crescano nella rabbia e nel disagio». Per questo Cutrona annuncia per settembre la convocazione di un tavolo con prefetti, comandanti delle forze dell’ordine, procuratori e servizi sociali. Il progetto è semplice: «Creare una rete stabile di collaborazione. Se tutti riusciamo a coordinarci con interventi precoci possiamo prevenire molte situazioni prima che degenerino».
I numeri
Al 30 giugno il Tribunale per i Minorenni delle Marche contava circa 1.500 procedimenti penali pendenti nei quali sono coinvolti uno o più minori. «Questo significa che ci sono 3mila i ragazzi sotto processo penale – dice Cutrona – e la qualità dei reati è peggiorata. Dal porto di coltello e furti siamo passati a lesioni, violenze sessuali, omicidi, tentati omicidi». In tutte le Marche ci sono 500 minori stranieri non accompagnati, tra i 15 e i 18 anni, «cresciuti in comunità sovraffollate».




