Evasione fiscale, la guardia di finanza sequestra 2,5 milioni al titolare di un “compro oro” genovese

Genova. Ad aprile era stato condannato in abbreviato a tre anni e quattro mesi per associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte. Adesso per l’imprenditore genovese Maurizio Mazzoni, 63 anni, è scattata la confisca di circa 2 milioni e mezzo di euro, che conferma il sequestro di un anno fa da parte della guardia di finanza.
La confisca colpisce un piccolo impero di immobili, rapporti finanziari, contanti, orologi di lusso, gioielli, lingotti d’oro, auto e moto localizzati sia in Italia sia nel Principato di Monaco.
Mazzoni, formalmente residente a Cuba ma di fatto stabile a Genova, è stato classificato dagli inquirenti come soggetto dalla pericolosità sociale generica, ovvero un evasore fiscale che ha abitualmente vissuto con i proventi di attività delittuose.
Le complesse indagini economico-patrimoniali, estese a oltre 40 anni di operatività del nucleo familiare, sono state condotte anche grazie alla cooperazione internazionale, mediante un ordine europeo di indagine in Francia e rogatorie nel Principato di Monaco. Gli accertamenti hanno evidenziato una netta e insanabile sproporzione tra l’enorme valore dei beni nella disponibilità dell’uomo e i suoi redditi, ai fini IRPEF pressoché inesistenti.
La decisione del tribunale di Genova giunge al termine del procedimento di prevenzione. Nel corso delle udienze, i giudici hanno ritenuto del tutto insufficienti le giustificazioni fornite dall’imprenditore e dalla moglie, formalmente intestataria di parte del patrimonio, in merito alla provenienza dei fondi usati per gli acquisti. Riconosciuta la matrice illecita dell’arricchimento, derivante da reiterati reati finanziari, è stato disposto il provvedimento ablativo previsto dal Codice Antimafia e i beni sono stati affidati a un amministratore giudiziario.
Il 63enne, difeso dall’avvocato Enrico Scopesi, era finito in carcere nel gennaio 2025 all’esito di un’inchiesta della guardia di finanza, coordinata dal pm Giancarlo Vona, che ha coinvolto tutta la famiglia, titolare all’80% di un noto compro-oro del quartiere della Foce a Genova. Secondo gli investigatori Mazzoni, insieme alla moglie e ai due figli, avrebbe sistematicamente messo in atto una serie di finti trasferimenti e atti fraudolenti su beni per evitare la riscossione di un debito con l’Erario di circa 3,8 milioni di euro legato a imposte sui redditi e sul valore aggiunto.




