“Chiudere le sedi neofasciste a Genova”, raccolte oltre 10mila firme con l’appello a sindaca e prefetta
Genova. Sono oltre 10mila le firme raccolte in quattro mesi da partiti, sindacati, associazioni, comitati e movimenti per ottenere la chiusura delle sedi dei movimenti neofascisti presenti a Genova. A cominciare da quella di CasaPound alla Foce, al centro di continue tensioni di piazza negli scorsi mesi che hanno portato anche la sindaca Silvia Salis a scontrarsi con l’organizzazione di estrema destra. Il bilancio è stato presentato oggi in una conferenza stampa ai Giardini Luzzati con alcuni organizzatori.
La raccolta, lanciata ad aprile, è stata portata avanti da numerose realtà antifasciste tra cui Anpi, Cgil, Arci, Partito Comunista italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo!, Carc, Valpolcevera Antifascista, Emergency Genova, Rete dei Comitati, Music for Peace, Genova Antifascista e Partito Comunista di Unità Popolare. Le sottoscrizioni sono state raccolte nelle loro sedi, nelle piazze, nei cortei e nei mercati cittadini, ma più di 2mila adesioni sono arrivate online tramite e-mail certificate. E al plico si stanno aggiungendo in questi giorni ulteriori firme cartacee.
E adesso? Le firme verranno portate alla prefetta Cinzia Torraco, alla sindaca Silvia Salis e al presidente del Consiglio comunale Claudio Villa. A supporto dell’iniziativa sono previsti anche due presidi nel mese di settembre, uno di fronte a Palazzo Tursi e un altro davanti alla prefettura.

Nel testo della petizione si cita la Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza e si fa riferimento a “sedi riconducibili a organizzazioni che si ispirano al fascismo, come CasaPound e Lealtà e Azione” parlando di “offesa alla Costituzione italiana”. Le richieste sono tre: la “chiusura immediata delle sedi attive a Genova e la revoca di eventuali autorizzazioni”, l’intervento delle istituzioni “per garantire che nessuna autorizzazione venga data all’utilizzo di spazi pubblici e privati per lo svolgimento di commemorazioni e manifestazioni riconducibili al ventennio fascista” e infinte “la tutela dei valori fondanti di libertà e democrazia, impedendo il radicamento di tali movimenti nella nostra città”.
I riferimenti normativi sono, come noto, la XII disposizione transitoria della Costituzione che “vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e le leggi Scelba e Mancino. Tenendo presente che finora la giurisprudenza italiana non ha mai dichiarato l’illegittimità di tali organizzazioni, nonostante i molteplici tentativi di metterle fuori legge e quindi scioglierle per via giudiziaria.
“Cercheremo di chiudere queste sedi con ogni mezzo di convincimento democratico – spiega Simona Nieddu della segreteria genovese della Cgil -. È stato un grande lavoro. La contro-narrazione che ci accusa di essere noi gli antidemocratici tende a dimenticare che, se queste sedi sono aperte oggi, indipendentemente da come la si pensa, è proprio grazie a tutto il lavoro che è stato fatto in questo Paese per la democrazia. Noi, come al solito, siamo in prima linea per difendere la Costituzione, e la Costituzione non dà spazio all’istituzione di sedi fasciste dove serpeggiano ideali violenti ed estremisti”.
“Intanto consegneremo queste firme a chi rappresenta la città, il governo e le istituzioni, per sottolineare il fatto che vivere in democrazia non vuol dire distorcere le regole – interviene Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova -. Oramai senza pudore si utilizza sui social il termine camerata, senza contare chi fa i saluti romani o peggio, chi fa riferimento alla Decima Mas. Con tutti questi, basta. Perché, come diceva Pertini, tutte le idee sono legittime, ma il fascismo no perché è un crimine”.
“Già da anni Genova Antifascista, insieme a tutte le realtà politiche e sociali antifasciste, stava portando avanti delle mobilitazioni e sappiamo che qualche covo fascista siamo riusciti a chiuderlo – ricorda Antonella Marras, storica militante della sinistra -. Questo è un altro modo di fare antifascismo militante. L’idea è quella di non dare agibilità politica a queste formazioni. Da parte dell’amministrazione comunale vorremmo un atto in cui ci si impegni a non concedere spazi né pubblici né privati per manifestazioni e commemorazioni varie. Si sono dimenticati che loro la Costituzione non l’hanno scritta, dovrebbero rassegnarsi”.
Primo firmatario è stato il 101enne Giordano Bruschi, il partigiano Giotto, che dopo aver presenziato al lancio dell’iniziativa ha fatto arrivare un messaggio: “La Resistenza continua con questa importante, grande, partecipata iniziativa antifascista, in un terribile momento storico, con il mondo in mano a pazzi che giocano con le guerre, tolgono le libertà, affamano i popoli. Ho comunque speranza che dalla società civile e soprattutto dai giovani possa nascere ancora qualcosa di buono”. Tra chi vuole “distruggere la nostra Costituzione“, riprendendo le parole di Togliatti nel 1947, Bruschi cita la P2 ma anche l’autonomia differenziata, le “privatizzazioni selvagge”, le leggi che ostacolano “le garanzie costituzionali di un lavoro sicuro e giustamente retribuito”. E “sono molti che, pur credendosi democratici e antifascisti, non solo non percepiscono il pericolo autoritario, ma chiudono gli occhi di fronte ai tanti segnali reazionari che si trovano nelle leggi imposte da un Parlamento sempre più ridotto a ratificatore di decisioni prese in altri luoghi”.
Il più giovane è invece un bambino di nove anni, coinvolto insieme al padre in una manifestazione in Valpolcevera. Tra gli aderenti anche alcuni studenti in Erasmus e diversi ragazzi che hanno partecipato alle feste di Music for Peace.




