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Coltiva Italia, via libera alla Camera: 1,1 miliardi per olio d’oliva, cereali e carni bovine

La Camera ha approvato oggi, 6 agosto 2026, a Montecitorio, senza voti contrari, il ddl Coltiva Italia, il provvedimento da 1,14 miliardi di euro voluto dal ministero dell’Agricoltura per rafforzare olio d’oliva, cereali e carni bovine, riducendo la dipendenza dalle importazioni e sostenendo il ricambio nelle campagne.

Coltiva Italia, via libera della Camera senza voti contrari

Il voto della Camera chiude il secondo passaggio parlamentare del ddl Coltiva Italia, già approvato dal Senato e ora destinato a tornare a Palazzo Madama tra settembre e ottobre per il via libera definitivo. Dal Masaf, il ministero guidato da Francesco Lollobrigida, filtra una linea netta: il testo dovrebbe rientrare “blindato”, senza modifiche sostanziali, così da accelerare l’iter.

Subito dopo l’approvazione finale, hanno spiegato fonti del ministero, partirà la scrittura dei decreti attuativi, passaggio decisivo per trasformare gli stanziamenti in risorse utilizzabili. L’obiettivo indicato è rendere i fondi spendibili nei primi mesi del 2027. Non un dettaglio, per aziende agricole e filiere che chiedono tempi certi, soprattutto dopo anni segnati da costi alti, siccità e oscillazioni dei mercati internazionali.

Il provvedimento è considerato, negli uffici di via XX Settembre e nel perimetro del governo, una delle misure centrali per dare contenuto operativo al concetto di sovranità alimentare, entrato nella denominazione del ministero all’inizio della legislatura. In concreto, il ddl prova a intervenire su produzioni in cui l’Italia mantiene un forte valore commerciale ma mostra ancora fragilità sul piano dell’autosufficienza.

Un miliardo per agricoltura, olio d’oliva, cereali e zootecnia

Il cuore del Coltiva Italia è la Strategia per la Sovranità alimentare, che potrà contare su circa 970 milioni di euro. La quota principale sarà indirizzata a tre ambiti: zootecnia, olio d’oliva e filiere strategiche dei cereali, con circa 300 milioni ciascuno. Una ripartizione che fotografa le priorità politiche del provvedimento, ma anche alcuni nodi produttivi aperti da tempo.

Il Piano Allevamento Italia punta a sostenere la produzione nazionale di carne, in particolare nel comparto bovino, dove la dipendenza dall’estero resta significativa. Il Piano olivicolo nazionale, invece, guarda a un settore simbolo del made in Italy, colpito negli ultimi anni da cali produttivi, fitopatie e difficoltà di rinnovamento degli impianti. Nei territori olivicoli, dalla Puglia alla Calabria fino alla Sicilia, il tema non è solo economico: riguarda paesaggio, lavoro stagionale, frantoi, piccole aziende familiari.

Altri 70 milioni di euro serviranno a rifinanziare il Fondo Sovranità alimentare, destinato in particolare alle filiere considerate in difficoltà. Tra queste vengono indicati grano tenero, orzo, mais, proteine vegetali e la linea vacca-vitello. È qui che il governo intende intervenire per ridurre le importazioni, ma anche per sostenere prezzi e programmazione, due parole che gli agricoltori ripetono spesso quando parlano di semine e contratti.

Lollobrigida: investiamo dove l’agricoltura ha più bisogno

“Con il Coltivaitalia investiamo lì dove l’Agricoltura ha più bisogno, per renderci meno dipendenti dall’estero”, ha detto il ministro Francesco Lollobrigida dopo il voto di Montecitorio. Il titolare del Masaf ha rivendicato i risultati del settore primario, ricordando che l’Italia è “prima in Europa per valore aggiunto in agricoltura” e che l’export agroalimentare ha raggiunto 74,5 miliardi di euro.

Il ministro ha collegato il provvedimento a un quadro più ampio di investimenti pubblici, che secondo i dati citati dal dicastero sfiora i 17 miliardi di euro. “Favoriamo il ricambio generazionale e la ricerca perché questi risultati siano solo il punto di partenza”, ha aggiunto Lollobrigida. Parole accolte con attenzione dalle organizzazioni agricole, che da mesi chiedono misure stabili per giovani imprenditori, accesso al credito e innovazione nei campi.

Nel testo trovano spazio anche incentivi per l’imprenditoria femminile e per il passaggio generazionale nelle aziende agricole, tema delicato in un comparto dove l’età media resta alta. Le misure dovranno essere precisate nei decreti, ma l’impianto punta a favorire investimenti, nuove competenze e continuità aziendale. Non basta stanziare risorse, dicono spesso dalle associazioni di categoria: serve che arrivino in modo semplice, senza troppi passaggi burocratici.

Xylella, arriva il commissario straordinario nazionale

Nel ddl Coltiva Italia entra anche l’istituzione del Commissario straordinario nazionale per la Xylella, figura che resterà in carica fino al 31 dicembre 2028. Il budget previsto è di 3 milioni di euro, destinato a coordinare interventi e azioni di contrasto alla fitopatia che ha segnato in modo profondo l’olivicoltura, soprattutto nel Salento.

La Xylella fastidiosa ha provocato negli anni l’abbattimento o il disseccamento di milioni di ulivi, cambiando il volto di intere aree agricole pugliesi. La nomina di un commissario nazionale risponde alla richiesta, arrivata più volte dai territori, di una regia unica tra monitoraggi, reimpianti, ricerca scientifica e sostegno alle imprese colpite. Solo allora, confidano molti produttori, sarà possibile passare dalla gestione dell’emergenza a una ricostruzione più ordinata.

Il provvedimento ora attende l’ultimo passaggio al Senato. Se il calendario sarà rispettato, il Coltiva Italia potrà diventare legge in autunno, con decreti attuativi entro i mesi successivi. Per il mondo agricolo, la partita vera inizierà lì: nei bandi, nei criteri di accesso, nei tempi dei pagamenti. E, soprattutto, nella capacità di trasformare 1,14 miliardi di euro in produzione, reddito e filiere più solide.


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