«Allo stadio da figuranti. Ma chi li ha autorizzati?». Ascoli, sindaco e cda in costume storico al Del Duca, interrogazione di Cappelli
ASCOLI Il consigliere comunale della formazione di opposizione Ascoli Bene Comune, Gregorio Cappelli, annuncia la presentazione di un’interrogazione e l’accesso agli atti per fare piena luce sull’utilizzo dei costumi storici della Quintana. Cappelli sostiene che «il sindaco di Ascoli e alcuni esponenti di rilievo dell’associazione Quintana si sono recati allo stadio Del Duca per assistere all’amichevole Ascoli-Lazio indossando gli abiti storici della rievocazione».
Il motivo
È lo stesso consigliere Cappelli ha spiegare le ragioni della richiesta: «Se tali circostanze fossero confermate, ritengo doveroso verificare se il Comune abbia rilasciato la formale deroga prevista dal regolamento che disciplina il patrimonio della Quintana. La norma stabilisce che costumi, armi, bandiere, strumenti musicali costituiscono patrimonio del Comune e sono destinati solo alle rievocazioni storiche, salvo specifica autorizzazione. Per questo presenterò un accesso agli atti per acquisire l’eventuale provvedimento autorizzativo e a conoscere le motivazioni che ne avrebbero giustificato il rilascio. Sarebbe singolare se il Comune avesse autorizzato se stesso a derogare a una disposizione posta a tutela di un patrimonio storico e culturale così importante per la città. La questione merita la massima trasparenza».
L’opportunità
Secondo il consigliere di opposizione, la vicenda non riguarda solo il rispetto formale del regolamento: «Anche nell’ipotesi in cui tale autorizzazione esistesse – sostiene – resta un tema di opportunità.
Mi chiedo quale fosse la necessità di utilizzare costumi storici di grande pregio per assistere a una partita di calcio. Sono beni appartenenti al patrimonio della collettività, che dovrebbero essere impiegati esclusivamente nelle occasioni per le quali sono stati concepiti e custoditi.
Se tutti i figuranti avessero deciso di recarsi allo stadio ancora in costume, probabilmente la questione avrebbe assunto ben altre proporzioni. Chi ricopre ruoli istituzionali o posizioni di vertice ha il dovere di essere il primo a rispettare le regole e a dare il buon esempio. Le norme devono valere per tutti allo stesso modo, senza eccezioni dettate dal ruolo ricoperto».




