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>>>ANSA/ L’Europa fa quadrato con la Spagna, ‘Schengen mai stata a rischio’ – Altre news

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(di Michele Esposito)
Doveva durare un paio d’ore, è
durata tre ore e mezzo. Più che un vertice di emergenza tra i
ministri dell’Interno dell’Ue, è sembrata quasi una seduta di
autocoscienza di un’Europa che, forse con un po’ di
inconsapevolezza, è apparsa cadere nella trappola
dell’allarmismo politico, spaccandosi fragorosamente. La
videoconfoerenza dei 27 ministri europei ha stabilito alcuni
punti fermi: la gestione della Spagna della crisi di Ceuta è
stata rapida ed efficace; quanto accaduto nella exclave spagnola
non è riconducibile ai normali flussi migratori e richiede un
potenziamento delle frontiere e dei rimpatri; lo spazio Schengen
non è mai stato a rischio. Ed è sulla base di quest’ultimo dato
che Madrid, ancora scottata dall’attacco di Giorgia Meloni e
dell’Italia, ha chiesto a Roma di revocare al più presto “i
controlli aggiuntivi” alla frontiera, frutto di una “scelta
incomprensibile”.

   
Secondo diverse fonti europee la riunione – alla quale hanno
partecipato anche la Commissione, il Servizio di Azione Esterna,
i Paesi Schengen extra-Ue – non è partita con il piede giusto.

   
Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha
subito preso la parola sottolineando che sui 72mila irregolari
entrati a Ceuta dall’inizio della crisi, 70mila sono rientrati.

   
Ha usato parole forti per denunciare “la mancanza di
solidarietà” arrivata dall’Europa tutta. Il clima, teso, si è
rasserenato quando, uno ad uno, i ministri hanno sottolineato la
loro piena solidarietà alla Spagna e il concetto, caro a Ursula
von der Leyen, che la migrazione richiede una “risposta
europea”. La riunione “è finita meglio di come è iniziata”, ha
commentato una fonte diplomatica. Ma da qui a parlare di unità e
compattezza il passo non è breve. E la tensione tra Spagna e
Italia stenta a diminuire. All’incontro Grande-Marlaska ha
scandito che “Schengen non è mai stata a rischio”. Ha ricordato
il regime speciale che dal 1991 non permette di lasciare Ceuta
senza fare i controlli di frontiera. Ha chiesto all’Italia di
riaprire Schengen “il prima possibile” visto che la chiusura
dello spazio nei confronti della Spagna è stata una scelta
“totalmente priva di necessità e di proporzionalità”.

   
La Commissione ha usato parole più morbide ma, di fatto, ha
ribadito un concetto: “Nessun migrante – ha affermato il
titolare agli Affari Interni Magnus Brunner – da Ceuta è entrato
nell’area Schengen, che è stata preservata”. La scelta
dell’Italia, tuttavia, non è da condannare per Palazzo
Berlaymont. “La gente era preoccupata quando è stata presa
questa decisione, ora c’è più chiarezza, la situazione è
diversa”, ha precisato Brunner non fornendo – prudentemente –
alcun dettaglio sulla valutazione che Bruxelles darà della
chiusura di Schengen decisa da Giorgia Meloni. Alla premier,
infine, la Commissione ha concesso un punto sulle fortissime
critiche arrivate alla regolarizzazione dei migranti decisa da
Madrid nelle settimane scorse. “Non è legata agli incidenti di
Ceuta, ma non è un buon segnale per l’Europa”, ha spiegato
Brunner.

   
Dal canto suo il ministro Matteo Piantedosi ha usato toni
sensibilmente diversi da quelli utilizzati dai suoi colleghi di
governo nei giorni scorsi. Si è unito al coro di solidarietà nei
confronti di Madrid sottolineando come la chiusura di Schengen
“non sia stata in alcun modo una misura rivolta contro la
Spagna, ma una scelta di natura cautelare e organizzativa”. Ma
sui migranti il titolare del Viminale ha confermato la linea
dura mentre l’Italia – ha annunciato il ministro della Pa, Paolo
Zangrillo – ha deciso l’assunzione straordinaria di 500
poliziotti a decorrere dal dicembre del 2026 per “potenziare i
servizi di controllo alle frontiere e le questure in tutte le
attività di frontiera che concernono le verifiche preliminari di
identità, di sicurezza, l’operazione di rilevamento
fotodattiloscopico e segnaletico”.

   
“Se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione
dei propri cittadini, l’Unione deve poter applicare forti
condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a
disposizione”, ha sottolineato Piantedosi riaccendendo i
riflettori sulla necessità di un’azione unita e incisiva
dell’Unione e rilanciando l’idea degli hub nei Paesi terzi.

   
“L’Italia, con l’Albania, ha fatto da apripista”, ha ricordato
il ministro dell’Interno. Ma il tema degli hub, hanno spiegato
più fonti diplomatiche europee, “non è stato centrale” alla
riunione. E’ stato menzionato da 5, 6 Paesi, gli stessi che
stanno negoziando gli hub nazionali con alcuni Paesi africani. A
fare da filo rosso alla riunione sono state invece le priorità
lanciate da von der Leyen nella lettera a Pedro Sanchez. Con
un’appendice: quella di comunicare in maniera “più coerente”
alle prossime crisi, per evitare di offrire la sponda “a
manipolazioni e interferenze esterne”.

   

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