Sardegna

Unione Comuni Planargia, quattro sindaci sull’Aventino: “Si vuole marginalizzare Bosa e gli altri non allineati”

Bosa

Aspra polemica politica

Sull’elezione del nuovo presidente dell’Unione dei comuni della Planargia, il sindaco di Suni, pubblichiamo un intervento dei sindaci di Bosa, Alfonso Marras, di Magomadas, Angelo Masia; di  Montresta, Salvatore Salis, e di Tinnura, Pietro Fadda, che non hanno preso parte alla votazione.

“La nostra scelta non è stata dettata dal disinteresse verso l’Unione, istituzione che abbiamo sempre considerato fondamentale per il territorio e alle cui assemblee abbiamo sempre partecipato, almeno fino a quando non è parsa lapalissiana la manovra di marginalizzazione nei confronti del Comune di Bosa e degli altri non allineati”, scrivono i sindaci.

“La frettolosa elezione del nuovo presidente ne è la riprova. Ancora una volta si è preferito seguire un metodo che non favorisce il confronto, la condivisione e la ricerca di un bilanciamento fra tutti i Comuni. Si è dato seguito a scelte concordate a tavolino ben prima delle ultime elezioni amministrative cercando di addolcire la pillola con proposte politiche irricevibili”.

“La frattura che oggi emerge non nasce con l’ultima elezione. È una situazione che si trascina ormai da quattro anni e che, a nostro avviso, deriva da un modo di procedere che ha più volte privilegiato decisioni assunte solo da una parte dell’assemblea senza ricercare un reale consenso dell’intero territorio. Una parte di assemblea che rappresenta meno del 30% dei cittadini dell’Unione”.

“Già quattro anni fa si era palesata l’ipotesi di sostenere la candidatura del Sindaco di Bosa alla Presidenza dell’Unione (presidenza, tra l’altro, mai così ambita come nell’ultimo lustro, nella breve storia dell’Ente sovracomunale). Eppure, anche allora, attraverso misteriosi meccanismi extra-assembleari che modificarono un accordo che pareva scontato, venne proposta la contro-candidatura del Sindaco di Flussio, poi eletto senza l’unanimità dei Comuni. Scelta e metodica che crearono profonde divisioni, mai realmente ricomposte”, spiegano i primi cittadini.

“Due anni dopo, a scadenza di mandato, si è ripresentata la stessa situazione. Erano emerse diverse proposte di candidatura, ma nessuna aveva trovato una condivisione sufficiente. Si era quindi concordato di rinviare ogni decisione a dopo le elezioni amministrative di Bosa e Magomadas, così da poter affrontare il tema con tutte le amministrazioni pienamente insediate. Tuttavia, in nessuna Assemblea successiva è stato inserito all’ordine del giorno il rinnovo della Presidenza né è stata formalizzata una proroga del Presidente uscente con un’apposita deliberazione assembleare. Si è cioè continuato ad amministrare l’Unione per due anni, senza alcun mandato. Ulteriore elemento questo che ha contribuito ad alimentare dubbi e incomprensioni sul percorso seguito”.

“Nelle settimane precedenti alla recente elezione, dopo aver avviato un’interlocuzione col sindaco di Modolo, nel tentativo di ricucire una lacerazione sempre più profonda, avevamo avanzato una proposta concreta e, a parer nostro, equilibrata, indicando la candidatura dello stesso Milia quale possibile figura super partes, chiedendo che fosse sottoposta agli altri Sindaci. A quella proposta non abbiamo mai ricevuto una risposta. L’unico successivo contatto ha riguardato la richiesta di sostenere la candidatura dello stesso Sindaco di Modolo alla vicepresidenza del Distretto Sanitario, che abbiamo appoggiato senza remora alcuna, dimostrando ancora una volta la nostra disponibilità al dialogo e alla collaborazione.
Pochi giorni dopo, senza alcun ulteriore confronto in merito alla proposta da noi avanzata o alla possibilità di trovare soluzioni alternative alla presidenza che andava palesandosi, veniva convocata l’Assemblea per l’elezione del Presidente”, prosegue il comunicato.

“È questo il motivo della nostra mancata partecipazione. Non abbiamo ritenuto corretto prendere parte a una votazione che, a nostro avviso, è stata convocata mentre non tutte le possibilità erano ancora state vagliate ed il confronto appariva ancora aperto ad una soluzione condivisa.Ma è ormai e piuttosto chiaro quale sia il modus operandi di chi si fregia di “ripugnare l’arroganza, la prepotenza e la pervicacia”: vi faccio dire la vostra, ma poi decido io. Che poi è l’atteggiamento che ha portato lo stesso sindaco, oggi Presidente, a concludere il suo primo mandato senza una maggioranza consiliare. Ed è lo stesso atteggiamento che ha portato la Regione Sardegna ad espiantare il progetto denominato “Opere di difesa idraulica della città di Bosa”, un intervento da, udite udite, 150 milioni di euro che, oltre a mettere in sicurezza la città del Temo, avrebbe generato un ‘indotto economico senza precedenti per tutto il territorio”.

“Dieci anni di lavoro, nuova occupazione, nuove imprese, nuove opere pubbliche, compensazioni per i comuni interessati e impatto ambientale ridotto al minimo. Si è preferito invece archiviare la pratica dopo un paio di riunioni che ben poco hanno approfondito, almeno in termini di rapporto costi-benefici, appunto perché proprio il sindaco Falchi, in primis, si è barricato sulle sue posizioni ostative e intransigenti. Ma quello che maggiormente emerge da questo fallimento politico è che, oltre a causare un danno economico enorme a tutto il territorio, ancora una volta a pagare, Dio non voglia, le conseguenze più gravi di una scelta così frettolosa potrebbe essere proprio la Città di Bosa, la Città il cui sindaco, guarda caso, non ha mai risposto al telefono di Milia”, concludono i sindaci.

“Sono questi i motivi per cui riteniamo che una scelta più ragionata sulla presidenza dell’Unione sarebbe stata auspicabile e non condividiamo il messaggio che emerge dalla comunicazione del Sindaco di Suni perché, se davvero l’obiettivo fosse stato quello di costruire una Presidenza rappresentativa dell’intera Planargia, sarebbe stato doveroso attendere la conclusione del confronto politico già avviato e promuovere un ulteriore momento di dialogo tra tutti e nove i Sindaci prima di procedere alla votazione e generare uno strappo che, allo stato dei fatti, appare difficilmente sanabile”.

I sindaci di: Bosa, Alfonso Marras; Magomadas, Angelo Masia; Montresta, Salvatore Salis e Tinnura, Pietro Fadda

Martedì, 4 agosto 2026

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