Commissione Covid, Conte si dimette e Lisei annulla l’audizione: M5s attacca
Giuseppe Conte ha rassegnato le proprie dimissioni da componente della Commissione Covid, in vista dell’audizione fissata alle ore 9:30 di martedì. La notizia era attesa e il leader del Movimento 5 stelle l’ha ufficializzata sui social postando anche la lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana. “Spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango“, ha commentato Conte invitando a seguire il suo intervento in diretta streaming sui suoi canali.
Subito dopo però, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, presidente della commissione Covid, rende noto di avere sconvocato l’audizione di Giuseppe Conte, inizialmente fissata per martedì. il motivo, spiega in una nota, “in ragione dei lavori delle Aule parlamentari per le giornate di martedì 4 e di mercoledì 5 agosto, con previste votazioni tutto il giorno sia alla Camera che al Senato”. “Già la scorsa settimana i miei uffici avevano contattato la segreteria di Conte anticipando che sarebbe stato difficile tenere l’audizione il 4 e il 5 agosto. Pertanto, avevano chiesto altre disponibilità ed io stesso, nel corso dell’ultima seduta, avevo avvisato che sarebbe stato utile da parte del leader del M5s proporre altre date. Nella giornata di venerdì scorso – continua – i miei uffici hanno nuovamente contattato la segreteria di Conte, senza tuttavia ricevere disponibilità di altri giorni. Così ho deciso di tentare di fissarla comunque il 4 agosto, ma come previsto non c’è materialmente spazio per una audizione che richiederà parecchie ore. I miei uffici prenderanno ancora contatto con Conte per individuare altre date utili”, conclude.
Una decisione, quella di sconvocare l’audizione, che provoca la dura reazione del M5s: “È tanto vergognoso quanto ridicolo il circo messo in piedi da Fratelli d’Italia. Prima lo convocano, poi annullano l’audizione e accusano lui di voler scappare. La verità è molto semplice: dopo oltre due anni dalla sua disponibilità a essere ascoltato dalla Commissione Covid, Giuseppe Conte aveva già comunicato al Presidente Lisei – da ultimo anche pubblicamente durante l’audizione di Domenico Arcuri della scorsa settimana – che sarebbe stato disponibile in varie date. È stato il Presidente Lisei a fissare la data e poi a doverla sconvocare”, scrivono in una nota Alfonso Colucci, Stefano Patuanelli e Michele Gubitosa, parlamentari del Movimento 5 Stelle in Commissione d’inchiesta sul Covid. “La convocazione – sottolineano – è stata diramata il 31 luglio, quando i calendari d’Aula di Camera e Senato erano stati già definiti. Cos’è intercorso per giustificare la sconvocazione? Cos’hanno fatto fino a stasera Lisei e Fratelli d’Italia, oltre a confezionare i comunicati stampa diffamatori che stanno già uscendo? Questo ennesimo scempio è solo l’ultima prova della volontà di usare la Commissione d’inchiesta per la propaganda di Giorgia Meloni. Il Presidente Conte aspetta una convocazione da oltre due anni per poter spazzare via tutto il fango che gli è stato lanciato addosso dai finti patrioti e oggi aveva anche presentato le sue dimissioni da Commissario, proprio in vista dell’audizione di domani. I casi sono due: o sono incapaci, oppure sono in malafede”, concludono.
Nella lettera indirizzata al presidente di Montecitorio, Conte conferma la sua disponibilità a essere audito: una disponibilità, sottolinea, “già anticipata nell’ottobre del 2024, del 27 giugno 2026 e, da ultimo, del 6 luglio 2026“. Le dimissioni dalla carica di membro della Commissione sono finalizzate a “evitare ogni possibile situazione di incompatibilità“, scrive ancora. L’audizione di Conte in qualità di testimone – da ex presidente del Consiglio all’epoca della pandemia – (quando sarà fissata) sarà un momento cruciale dopo uno scontro che da mesi contrappone Fratelli d’Italia all’ex premier e ai Cinque Stelle sulla gestione dell’emergenza Covid. “I disertori di ieri sono diventati i leoni di oggi, martedì ne vedremo delle belle“, aveva preannunciato domenica Conte intervistato alla manifestazione “PiazzAsiago”.
Il leader del M5s intende affrontare così tanti temi, anche quelli più “fastidiosi” per i meloniani: in particolare la transazione da 100 milioni tra lo stato e la Jc Electronics Italia, la società dell’imprenditore Dario Bianchi. Si tratta dello stesso Bianchi che in commissione Covid ha accusato l’allora governo Conte per la gestione della pandemia, indicando l’avvocato Luca Di Donna – ex collega di studio di Conte – come il mediatore che gli avrebbe proposto di agevolare le commesse in cambio di una percentuale. L’imprenditore, ospite più volte degli eventi del partito di Giorgia Meloni, aveva fatto causa allo Stato per un mancato appalto per la fornitura delle mascherine. E dopo aver vinto in primo grado, ha ottenuto la transazione di cento milioni, stanziati dal governo con un decreto ad hoc nell’ottobre scorso: prima che la Corte d’Appello si pronunciasse sulla richiesta di sospensione della sentenza. Transazione firmata il 31 ottobre del 2025 all’insaputa della commissione stessa: la notizia è divenuta di dominio pubblico solo lo scorso 2 luglio, come comunicato in Parlamento dal ministro della Salute Orazio Schillaci che ha risposto a un’interrogazione dei senatori del Partito democratico. Conte è pronto ad andare al contrattacco e, secondo il Movimento 5 stelle, l’audizione potrebbe trasformarsi in un “boomerang per Fdi”.
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