48 ore nel glamour di Montecarlo con tappa all’Hôtel Hermitage
C’è chi si guarda attorno a cercare la Vespa rossa e blu su cui scorrazza Jannik Sinner quando è a casa a Monte Carlo. Non è l’unico vip da queste parti; ogni volto potrebbe essere qualcuno di famoso da ogni angolo del mondo. È che questo piccolo principato sulla Riviera francese è un mondo a parte.
Le strade sono pulite, i palazzi sono nuovi o rinnovati, le telecamere di sorveglianza sono più di 1300 e i nuovi progetti sono la risposta avveniristica al poco spazio che hanno, come l’eco quartiere Terramare sorto letteralmente sull’acqua con palazzi firmati da Renzo Piano, Norman Foster, Tadao Ando e altri eminenti architetti di oggi. Monte Carlo è un terreno di sperimentazione costante, con investimenti che permette di pensare e di agire in grande.
I primi passi del turismo di lusso
È sempre stato così. Fin dal 1863, quando fu costruito un Casinò per dare slancio al piccolo principato. Attorno a questa scommessa nacque anche la Société des Bains de Mer (SBM), che nel giro di qualche anno costruì anche il lussuoso Hôtel de Paris, il Café de Paris (appena rinnovato) mettendo le basi del primo resort ideato per l’intrattenimento e la villeggiatura che oggi conta due casinò, 4 alberghi, 3 spa, più di 30 ristoranti, oltre a locali notturni, teatri, appartamenti, boutique. Alcuni di questi indirizzi hanno assistito agli albori del turismo di lusso in Europa,
diventando simboli di un’epoca, di un modo di vivere e di evolvere al passo coi tempi. L’Hôtel Hermitage entra nel gruppo nel 1928, un palace in stile Art Déco che negli anni si rinnova, cambia pelle, conservando fieramente la cupola in ferro battuto e vetro colorato di Eiffel, il mosaico della lobby, gli stucchi e le dorature, tutto perfettamente restaurato. Quest’anno sono state presentate le prime 40 camere e Diamond Suite ridisegnate da Pierre-Yves Rochon, con linee pulite, materiali e tessuti pregiati, colori chiari in sintonia con l’atmosfera mediterranea. Nuovo anche il bar Gustave, con la sua lista di drink frizzanti e rinfrescanti come il Marguerite da bere sotto il caleidoscopio della cupola di Eiffel.
Le tappe imperdibili in un week end
A Montecarlo si entra in un ecosistema glamour, che potrebbe infastidire se non ci si abbandona alla sua persuasione, d’altronde avvincente. La giornata è un bengodi. Uova florentine sulla balconata di Eiffel per colazione, un trattamento alle Thermes Marins (prossimo oggetto del rinnovo), e in estate c’è la variante della spiaggia dell’hotel Monte-Carlo Beach, che sa di jet set e dolce vita insieme, con le cabane private (una è riservata ai principi Grimaldi), e il pontile vestito Jacquemus in bianco, Tiffany e cioccolato, dove è meglio arrivare presto per garantirsi un lettino e ombrellone, tra parei svolazzanti di Pucci e ciabattine Hérmes. Se al piatto di frutta fresca in spiaggia, si preferisce un pranzetto, basta spostarsi a La Vigie, dove Simone Zanoni, chef italiano stellato al Four Seasons di Parigi, ha creato un menù di piatti da condividere, dalla pizza alla ricciola con il topping di caviale, su una terrazza a picco sul mare. Dopo la spiaggia, si può fare una sosta nella pasticceria di Cédric Grolet, nella corte dell’Hôtel de Paris. Praticamente un museo per le sue opere: pesche che sembrano appena raccolte e altri frutti che si confondono i veri mentre ne sono l’essenza fatta dessert, da mordere e divorare. Il ritmo edonista può continuare senza pause per diversi giorni, scampando qualunque routine, tra teatri, festival, musei, arte pubblica, e il Jardin Exotique che quest’anno ha riaperto la collezione di circa diecimila piante grasse provenienti da tutto il mondo.
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