Lazio

il Pd critica il nuovo bando

Un meccanismo contorto che rischia di scaricare sui gestori degli asili nido e sulle famiglie del Lazio il peso e le inefficienze della burocrazia regionale. Torna ad alzarsi la tensione politica alla Pisana attorno alla gestione dell’avviso pubblico relativo ai buoni asili nido per l’anno educativo 2026-2027.

A lanciare l’allarme è la consigliera regionale del Partito Democratico Eleonora Mattia, componente della IX Commissione Istruzione e Diritto allo Studio, che in una nota denuncia il ritardo e i nodi irrisolti della misura a sostegno della prima infanzia.

La denuncia: “Strutture costrette ad anticipare i costi”

Al centro della contestazione avanzata dall’esponente dem c’è il modello procedurale adottato dalla Giunta regionale per l’erogazione del contributo.

Secondo la ricostruzione della consigliera regionale, le nuove regole imposte dal bando obbligano le strutture educative private e convenzionate ad addossarsi l’anticipo totale delle rette di frequenza, in attesa che la Regione sblocchi i finanziamenti:

La Regione Lazio dia risposte concrete per risolvere il caos dell’erogazione dei buoni per gli asili nido creato con l’avviso pubblico per l’anno educativo 2026-2027, che sta compromettendo un servizio essenziale per le bambine e i bambini del Lazio e le loro famiglie. Un alert che ho lanciato già nelle scorse settimane con un’interrogazione in Consiglio regionale ma, a quanto pare, rimasto inascoltato”.

asilo nido
Immagine di repertorio

A rischio il sistema 0-6 anni

Il ritardo nei rimborsi – che arriveranno soltanto al termine di un iter burocratico particolarmente articolato – rischia di mandare in affanno i conti delle piccole realtà educative del territorio, spingendo la consigliera a sottolineare la rottura con la programmazione regionale di settore:

Si tratta di un bando che, chiedendo alle strutture private e convenzionate di anticipare integralmente il costo delle rette, mette in difficoltà gli operatori e le operatrici del settore che vedranno il rimborso da parte della Regione soltanto dopo la conclusione di una lunga procedura. Un corto circuito che disattende il percorso delineato con la legge regionale sul sistema d’istruzione integrato 0-6 anni e le cui conseguenze ricadranno sulle famiglie, rischiando così di tradursi, di fatto, in un diritto negato”.

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