Tra la morte di Fakir e Lepore, l’ombra di una regia social

Il dibattito nato sui social dopo la morte di Abderrahim Fakir potrebbe essere stato influenzato? Un dossier realizzato da una società specializzata nell’analisi delle conversazioni digitali, pubblicato su Repubblica, avrebbe esaminato migliaia di commenti pubblicati negli ultimi giorni sulle pagine social del sindaco Matteo Lepore, finito sotto scorta, e di altri soggetti politici coinvolti nella discussione.
L’analisi, pubblicata dallo stesso sindaco sui suoi canali, si concentra sul periodo successivo alla morte del 42enne al Pilastro e, in particolare, sui post pubblicati dal primo cittadino dopo l’appello alla piazza e gli scontri che hanno interessato il centro storico di Bologna. Secondo lo studio, una parte delle interazioni sarebbe sospetta.
Tra gli indicatori presi in considerazione figurerebbero profili privi di una reale rete di contatti, immagini generate artificialmente o assenti, attività concentrate in tempi molto ridotti e una provenienza geografica lontana dal contesto bolognese. Una quota significativa dei commenti analizzati risulterebbe infatti provenire dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti.
“Aumentare la visibilità di determinati messaggi”
L’analisi, ovviamente, non mette in discussione l’autenticità delle critiche rivolte al sindaco, né sostiene che chi esprime dissenso abbia un profilo falso. L’ipotesi avanzata è invece che una parte della discussione sia stata amplificata attraverso account creati o utilizzati con l’obiettivo di aumentare la visibilità di determinati messaggi e rafforzare la percezione di un clima di ostilità più ampio rispetto a quello reale.
Lo studio prende inoltre in esame le conversazioni sviluppatesi attorno ai post pubblicati da Fratelli d’Italia, dove erano state chieste le dimissioni del sindaco. Anche in questo caso gli analisti avrebbero rilevato la presenza di account con caratteristiche considerate anomale, senza attribuire responsabilità ai soggetti politici che hanno pubblicato i contenuti.
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